A pochi mesi dal loro ingresso, Futuro Nazionale - Vannacci si ritrova senza i suoi due consiglieri di Circoscrizione 6. Se ne vanno Enrico Scagliotti e Deborah Lamberti e con loro si allontanano in blocco anche quattro Comitati Costituenti del neopartito di Torino e Rivalta.
Un partito che resta con un solo consigliere e che zoppica prima ancora di cominciare a camminare. Non avrebbe ancora, almeno per ora, alleanze chiare con il centrodestra torinese in vista delle prossime elezioni amministrative e non sarebbe ancora chiaro che peso politico reale possa conquistare in città. Inoltre la struttura a Torino sembrerebbe esserci, ma con qualche pezza da sistemare.
Duro distacco
E infatti, a firmare il comunicato di addio al gruppo dei vannacciani, duro come un pugno, sono proprio loro: gli ex consiglieri della Circoscrizione 6 Enrico Scagliotti e Deborah Lamberti, insieme ai militanti Maria Grieco e Gianpiero Alaimo.
Scagliotti non è uno qualunque, di esperienza in Circoscrizione e politica ormai ne ha maturata: quattro mandati in Circoscrizione 6, ricoprendo anche il ruolo di coordinatore della II Commissione Lavori Pubblici e Mobilità. Lamberti invece è stata consigliera nell'ultimo mandato, entrata con la Lega e poi passata a FN.
I due consiglieri raccontano di essere approdati a Futuro Nazionale convinti di aver trovato l'ultima spiaggia politica, ma che dopo pochi mesi sarebbe arrivata la doccia fredda. Quella che credevano una nuova casa infatti "si è rivelata ben diversa dalle aspettative", dicono. Secondo loro Futuro Nazionale si è dimostrato ostico con chi aveva esperienza, meriti e radicamento sul territorio, e fin troppo indulgente con chi si limita a eseguire ordini.
Politica, non caserma
"Come se la politica fosse una caserma dove obbedire senza discutere, anziché un luogo di confronto e valorizzazione delle capacità individuali", spiegano, aggiungendo che proprio su questo punto starebbe la delusione più grande, perché quel partito, nato per essere diverso dagli altri, alla fine sembrerebbe aver finito per assomigliare fin troppo a tutto il resto dell'offerta politica, con le stesse dinamiche e la stessa insofferenza verso chi pensa con la propria testa.
I quattro spiegano di non aver mai concepito la politica come obbedienza cieca, e di non essere disposti a rinunciare a dignità e libertà di pensiero pur di appartenere a un partito. "Siamo consapevoli che con questa decisione togliamo il disturbo, facendo un enorme favore a chi voleva liberarsi di persone scomode perché fanno domande, propongono progetti, pretendono risposte e non dicono sempre sì".
Sovranità, ma sul serio
Nelle loro dichiarazioni c'è anche la parte più politica, quella sulla sovranità. I quattro chiedono una prospettiva più definita sulla sovranità nazionale, sull'autonomia economica e monetaria, sui rapporti con Bruxelles e sulla politica estera. Autonomia internazionale dell'Italia, dialogo diplomatico, tutela del lavoro, potere d'acquisto delle famiglie, sanità pubblica e ruolo dello Stato nei settori strategici.
Per loro la sovranità non può essere soltanto una parola da comizio. Oggi, dicono, la vera distinzione non dovrebbe essere tra destra e sinistra, ma tra chi ha davvero a cuore il futuro del Paese e chi considera la politica soltanto uno strumento di potere. Punti che hanno portato i quattro ad avvicinarsi a Marco Rizzo.
La chiusura è tutta in una metafora militare, che nel partito di un generale fa ancora più effetto. "Un generale senza soldati è solo un uomo che urla ordini al vento. E quando a seguirlo restano soltanto quelli con le scarpe di cartone, le pistole ad acqua e il coraggio preso in prestito, la battaglia è già persa in partenza. La fascia fa il capo, i gradi fanno il generale, ma il valore non si compra e il rispetto non si elemosina. Abbiamo lasciato un partito, non i nostri ideali. Abbiamo chiuso una porta, non il nostro percorso", concludono.
Futuro Nazionale, in Circoscrizione 6, ora resta con un solo consigliere, Massimo Robella. E con un problema: ha perso pezzi in una delle due Circoscrizioni governate dal centrodestra, proprio dove ci sarebbero i suoi possibili alleati e dove ora si troverebbe senza potere d'acquisto.
La replica
"Chi pensava che Futuro Nazionale fosse un circo, evidentemente, si è dovuto scontrare con la realtà. Le logiche e i giochini della vecchia politica, da noi, hanno vita breve. Abbiamo appreso della fuoriuscita di queste sette persone (di cui due consorti ed un ex consorte) dalle agenzie, senza che nessun malumore fosse mai emerso, segno evidente di malcelati protagonismi personali: non c’è stata nessuna “fuoriuscita di comitati”. Auguriamo il meglio a queste sette persone per il loro futuro personale e politico. Chi vuole vedere i numeri ed il radicamento territoriale di Futuro Nazionale è invitato a partecipare, questo giovedì dalle 19, alla cena con conferenza che si terrà al Bamboo di corso Moncalieri 145", commenta Enrico Forzese, segretario di Torino di Futuro Nazionale





