Attualità - 05 novembre 2026, 19:21

La sua fantasia non va mai in pensione: Giuseppe Viello premiato con il Pinarolium

Per oltre quarant’anni ha lavorato come geometra, ma parallelamente ha dato forma a loghi, illustrazioni e arredi sacri che hanno attraversato la storia e il paesaggio di Pinerolo

Giuseppe Viello

Giuseppe Viello

‘Piazza Pinerolese’ racconta in una serie di interviste la storia dei 4 vincitori del Premio Pinarolium.

È la cosa che hanno in comune, ad esempio, le belle donne che hanno dato il loro volto alle birre che un tempo venivano servite al Remembeer di Pinerolo e l’altare, il crocifisso e le vetrate artistiche della chiesa parrocchiale di Appendini. La fantasia di Giuseppe Viello ha dato forma per decenni a loghi, arredi, illustrazioni, passati sotto gli occhi di moltissimi pinerolesi.

Geometra, illustratore e grafico, la sua carriera gli è valso il Pinarolium 2025, lo storico riconoscimento assegnato dalla Pro loco di Pinerolo a persone, associazioni ed enti che danno prestigio alla città e al territorio. “Quando nei mesi scorsi mi hanno comunicato che ero tra i candidati a ricevere il Pinarolium sono rimasto sbalordito – racconta –. Non sono riuscito a trattenere la domanda: ‘A me?!’”.

A scuola dai grafici di una volta

Ciò che è stata premiata è la sua lunga carriera come designer, illustratore e grafico, basata su una fantasia che ha sfornato loghi ancora oggi sotto gli occhi di tutti, come quello dell’azienda agricola di Bibiana ‘Il frutto permesso’ e quello del dolce emblematico di Pinerolo, la Torta Zurigo, in cui le linee che si intrecciano riproducendo la silhouette del campanile della basilica di San Maurizio.

Tutte immagini che dalla testa di Viello passavano rapidamente su carta: “Ho sempre disegnato tutto a mano, poi un collega scansionava e montava il mio lavoro. Anche le bozze che facevo vedere ai clienti erano sempre disegni” racconta.

Lo stesso metodo dei grafici pubblicitari dei vecchi tempi, come Ezio Giaj con cui Viello ha lavorato: “Era lui che dirigeva l’agenzia pubblicitaria ‘Idea pubblicità’ con cui collaboravo negli anni ottanta e proprio lì c’era anche Remo Caffaro”.

Una strada diversa da quella che aveva sognato

Classe 1950, Viello non aveva però studiato per fare il grafico. Per più di quarant’anni infatti è stato geometra e aveva il suo studio in via Boselli. “Io ho sempre disegnato, fin da piccolo. Quando si è trattato però si scegliere la scuola superiore ho dovuto ripiegare sul Buniva per diventare geometra – ricorda –. A Pinerolo non c’era allora il liceo artistico e per frequentarlo mi sarei dovuto recare a Torino. Ma la città ci sembrava ancora ‘fuori dal mondo’ e inoltre quella scuola aveva una cattiva fama”.

Pur non essendo la sua prima scelta, quel lavoro gli ha fruttato soddisfazioni: “Anche se non mi piacevano gli aspetti burocratici del mio lavoro, amavo tutto ciò che aveva a che fare con la progettazione” rivela. Ma nel tempo rimasto libero tornava volentieri a disegnare: “Tutto ciò che riguardava la grafica e l’illustrazione mi dava soddisfazione e mi rilassava”.

Dragomiroff: quando un artista se ne inventa un altro

Durante la sua carriera si è concesso momenti divertenti. Uno di questi ha portato alla nascita di un artista russo immaginario, Eppebo Lleiv Dragomiroff, che ha esposto i suoi quadri astratti alla mostra allestita nel borgo vecchio di Pragelato. “Di solito assieme ad altri artisti esponevamo paesaggi ma un anno ci siamo inventati un artista russo il cui nome non è altro che il mio nome e cognome al contrario. Nella nostra fantasia lui produceva quadri astratti adatti per arredamento” racconta. Era proprio Viello ad occuparsi di realizzare le tele che però i visitatori guardavano distratti: “Così realizzai anche un pieghevole, da distribuire alle persone, in cui si spiegava che Dragomiroff era esponente di una corrente artistica denominata Geometricolatismo e che era stato allievo di Mondrian. Naturalmente, nulla di tutto ciò era vero – sorride –. Ma così facendo la gente tornava indietro interessata a guardare i quadri”.

Una matita che non è andata in pensione

Soddisfatto delle sue illustrazioni - e tra queste i personaggi che hanno dato vita alle etichette della birra del Birrificio pinerolese - ma anche degli incarichi da designer che l’hanno portato, ad esempio, a progettare gli arredi sacri della chiesa di Appendini, racconta però che una gratificazione inaspettata gli è giunta dal mondo dei fumetti. “Spesso la gente sottovaluta quanto sia complessa la loro creazione – evidenzia –. Negli anni novanta un editore francese mi ha commissionato il compito di riprodurre un libro che avevano pubblicato e sono partito da zero costruendo la sceneggiatura, per passare poi al disegno e alla colorazione. È stato uno dei lavori più faticosi che abbia mai fatto”.

Da cinque anni Viello è in pensione ma non ha ancora posato la matita: “In questo momento sto illustrando i racconti scritti da mia figlia. Federica lavora a Bruxelles ed è antropologa, in quel libro saranno racchiuse alcune delle sue esperienze in giro per il mondo”.

Elisa Rollino

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