Tre interruzioni della corrente elettrica di due ore ciascuna nell'arco della stessa giornata provocano disagi enormi a famiglie, lavoratori in smart working e attività commerciali. Eppure, per le attuali normative nazionali, la somma di questi blackout ripetuti non dà diritto ad alcun rimborsabile automatico, superato soltanto al raggiungimento della soglia continua delle otto ore di stop. Un cortocircuito normativo che la politica locale punta ora a cancellare: durante il Consiglio della Circoscrizione 5 è stata infatti approvata all'unanimità l'interpellanza presentata dalla consigliera Carmela Ventra (Torino Bellissima).
La proposta
Il documento approvato punta a superare l'attuale criterio di indennizzo stabilito da Arera (l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente). Oggi l'energia elettrica rappresenta un bene essenziale non solo per la vita domestica, ma anche per la conservazione di alimenti e farmaci, l'uso di apparecchiature tecnologiche e la continuità del lavoro quotidiano. La richiesta formulata dalla consigliera Ventra è chiara: spingere il Comune di Torino, facendosi promotore attraverso l'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), a chiedere ad Arera di rivedere le regole, considerando per il rimborso la somma complessiva delle ore di disservizio nelle 24 ore e la frequenza delle interruzioni, anziché la singola durata continuativa.





