Donato Cafarelli è una delle quote torinesi di Bake Off Italia 2026, il programma di pasticceria in onda per 16 episodi su Real Time. Quota “acquisita”, perché l’ingegnere 33enne, è nato e cresciuto a Campomaggiore, in Basilicata.
“Un piccolo paese di 600 anime” come lo definisce lui stesso, di cui però conserva tenere ricordo. “Ho trascorso l’infanzia e l’adolescenza lì, poi mi sono trasferito prima a Pisa per l’università in ingegneria informatica e poi per il lavoro. In seguito, Pisa mi andava stretta e quindi ho deciso di venire qui a Torino, dove da quattro anni lavoro in Reply”.
Qui lavora come consulente informatico, ma continua a coltivare la sua grande passione: la pasticceria. “È nata un po’ per caso quando ero più piccolo, avevo 15 anni e avevo visto un dolce in un ristorante del mio paese che ho poi provato a rifare. Da lì, ho scoperto che mettere le mani in pasta, mi piaceva. Nei miei vari spostamenti la pasticceria mi ha aiutato anche a fare amicizia, sono sempre stato un ragazzo un po’ timido. Anche a Pisa, ricordo che quando andavo da amici, ero sempre quello portava i dolci”.
Da sempre fan di Bake Off, non aveva tuttavia mai avuto il coraggio di iscriversi. “Non me la sentivo. Poi l’anno scorso i miei amici mi hanno iscritto a sorpresa. Per gioco mi avevano regalato un finto premio di Bake Off, infatti quando ho ricevuto la telefonata dalla redazione pensavo subito a uno scherzo, poi dopo ho capito che era tutto vero”.
Da lì le selezioni, le chiamate conoscitive e i casting live. Alla fine le registrazioni a maggio. “È stata un’esperienza migliore di quello che mi aspettassi. L’ho approcciata con timore. Le cose nuove mi spaventano, mi ci va un attimo per abituarmici. Poi quando sono arrivato ho conosciuto gli altri partecipanti e ho potuto parlare di pasticceria h24, con persone che condividono la mia passione. Non avevo mai trovato qualcuno di così appassionato. È stata un’esperienza totalmente inclusiva, abbiamo iniziato ad aprirsi tra di noi anche sul lato umano. Anche con i giudici, quando li conosci conosci la persona che c’è dietro, senti i loro consigli e cresci anche come pasticcere. Affrontare le sfide poi è stato stimolante”.
Insieme allo storico Ernst Knam, tra i giudici di questa edizione Damiano Carrara e Tommaso Foglia. “Tommaso e Damiano mi hanno trasmesso tanto in egual misura, Tommaso mi ha dato una mano nell’affinare i limiti, Damiano mi ha dato consigli tecnici che mi hanno aiutato nel percorso di crescita”.
Un’esperienza che in generale Donato rifarebbe, ma che ha un risvolto anche negativo. “Ti mette sotto tantissima pressione. Ho toccato con mano il fatto che è vero, fai quello che ti piace, ma è difficile anche dal punto di vista mentale”.
Venerdì si è svolta la decima puntata, e Donato è tra gli ultimi 8 partecipanti. “Mentalmente inizi a essere stanco, le prove diventano più difficili”. Poi ci sarà il ritorno a Torino: “Qui mi trovo benissimo, è una città che mi ha accolto e fatto sentire a casa. La amo e ci sono bene, e poi sono fan del bunet. Il mio dolce preferito, anche se appena possibile divoro gianduiotti. Volevo provare a farli soprattutto dopo aver visto come le facevano a mano in un’azienda di Leinì, è stata un’esperienza bellissima”.
Ancora non si sa chi vincerà questa edizione del programma, ma a prescindere, la pasticceria resta una passione su cui il 33enne vuole investire. “Il mio sogno nel cassetto è di aprire una bakery in Basilicata, è la mia terra per cui provo nostalgia. Con il lavoro viviamo sempre più di fretta, accelerati, spesso siamo in burn out. Vorrei aprire una bakery dove le persone si ritagliano del tempo, non solo bevono il caffè al bancone, ma lascino fuori lo stress e la velocità, mangiando dolci buoni”.





