Economia e lavoro - 01 maggio 2022, 18:00

Il doppio 1° maggio di Torino: le cariche della polizia separano istituzioni, partiti e sindacati dalla contestazione

Da una parte la piazza San Carlo dei comizi dal palco ufficiale, dall'altra lo “spezzone sociale” bloccato in via Roma. Sullo sfondo il tema del lavoro e le divisioni sulla guerra in Ucraina

Il doppio 1° maggio di Torino: le cariche della polizia separano istituzioni, partiti e sindacati dalla contestazione

Il doppio 1° maggio di Torino: le cariche della polizia separano istituzioni, partiti e sindacati dalla contestazione

Sembrava potesse essere una bella giornata di festa e riflessione dove tornare a discutere, seppur con i diversi punti di vista che contraddistinguono lo scacchiere politico e sociale italiano, di un tema fondamentale come il lavoro e di tutte le sue sfaccettature più attuali. Invece, il primo 1° Maggio in piazza a Torino dallo scoppio della pandemia e dalla guerra in Ucraina si è trasformato nella consueta cronaca di scontri, evitabili e decisamente poco costruttivi durante le celebrazioni della Festa dei Lavoratori.

Clima teso e distensione

Che le cose potessero in qualche modo degenerare si era capito già dalla prima mattinata, quando lo “spezzone sociale” posizionato in fondo al corteo, composto da centri sociali, esponenti della sinistra antagonista, studenti e lavoratori dei sindacati di base e anarchici, era stato circondato e separato dal resto dei manifestanti da un vero e proprio cordone di agenti di polizia in assetto antisommossa. Una volta sciolto il blocco, la partenza del serpentone da piazza Vittorio aveva riportato le cose sui binari della tranquillità con la banda della Polizia Municipale in testa, seguita da CGIL, CISL e UIL, dai partiti, dall'ANPI, dai movimenti e dall'associazionismo.

Le cariche e gli scontri in via Roma

Tutto è andato avanti per il meglio fino a quando lo stesso spezzone sociale non è arrivato in via Roma. Qui, una serie di cariche improvvise da parte delle forze dell'ordine nel tentativo di impedire ai manifestanti di raggiungere piazza San Carlo ha dato vita agli scontri dividendo, di fatto, il corteo in due entità perfettamente distinte e separate da una linea non solo fisica ma anche (e soprattutto) ideologica e politica sul mondo del lavoro e sulla guerra: da una parte il 1° maggio dei comizi istituzionali, dall'altra quello della contestazione con la solidarietà di Rifondazione Comunista e della sinistra radicale.

Gli interventi dal palco di piazza San Carlo

Tra gli interventi che si sono susseguiti dal palco allestito in piazza San Carlo, non sono mancati quelli del sindaco Stefano Lo Russo e dei sindacati confederali: “Oggi – ha dichiarato il primo cittadino – è prima di tutto la festa di chi il lavoro non ce l’ha più, o l'ha perso, o è precario, quindi il mio primo pensiero va ai più fragili ed esposti. Il secondo pensiero lo voglio rivolgere al popolo ucraino: dobbiamo essere tutte e tutti costruttori di pace; la pace, come i diritti, non si conquistano una volta per sempre. Dobbiamo – tutti i giorni – lavorare per affermarli”.

Mai come oggi - ha invece sottolineato la segretaria generale della CGIL Torino Enrica Valfrè - bisogna tenere insieme la risposta ai problemi immediati e la capacità di immaginare e progettare il futuro. Da questa piazza vogliamo rilanciare la vertenza Torino, che parla delle fragilità ma anche della forza della nostra città e del lavoro. Un progetto da condividere, da trasformare in un accordo con il Comune, che sappia utilizzare bene le risorse a disposizione e la leva dell’innovazione per creare lavoro e lavoro di qualità”.

Le rivendicazioni dello spezzone sociale

Da via Roma, invece, le rivendicazioni sono state quelle legate al contrasto al precariato, al sostegno alla sanità territoriale e alla scuola, al no alla repressione delle lotte sociali e alla ferma contrarietà all'invio di armi all'Ucraina e all'aumento delle spese militari da parte dello Stato. Una volta terminato il comizio, anche allo spezzone sociale è stato consentito di raggiungere la piazza e di salire sul palco per urlare il proprio dissenso; a quel punto, però, tutto era già finito.

Marco Berton

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