C’è un paradosso stridente, quasi comico, nella nostra epoca: più parliamo, scriviamo e ci ossessioniamo per il "benessere", più sembriamo allontanarci dal vero significato della parola. La salute, che per secoli è stata la semplice assenza di malattia, è diventata uno status symbol urlato, una performance pubblica da mettere in scena quotidianamente sui palcoscenici digitali di Instagram e TikTok.
Sui social, in particolare, l’ossessione per il “sano a tutti i costi” ha generato un vero e proprio mondo parallelo, una realtà distorta dove la moderazione è bandita e l'estremismo regna sovrano. Ci muoviamo in un labirinto fatto di ricette ultraprocessate che si fingono miracolosamente salutari, di "pseudo-esperti" dell'ultima ora che dispensano consigli nutrizionali estremi e non richiesti, e di un diluvio ininterrotto di prodotti "proteici" venduti come la panacea universale per ogni male, dall'obesità alla mancanza di energia.
In mezzo a tutto questo caos, ci siamo noi: persone comuni, confuse, bombardate da contenuti che alternano il mito del “tutto proteico” alla demonizzazione totale di intere categorie alimentari come zuccheri, carboidrati e perfino la frutta. La moderazione e il buon senso sono le grandi assenti.
Quello che un tempo era un piacere semplice e fondante della vita umana — scegliere cosa mangiare, cucinare con cura, condividere un pasto in compagnia senza ansie — sta diventando, per molti, un campo minato. Ogni gesto alimentare viene analizzato, sezionato, giudicato con il metro della "purezza" o dell'efficienza" nutrizionale". Il risultato non è una popolazione più sana, ma un nuovo, pervasivo, tipo di stress alimentare. Si mangia con la calcolatrice in mano e il senso di colpa in agguato, non per fame o per piacere.
E mentre il dibattito online è dominato da toni esasperati, spesso privi di qualsiasi fondamento scientifico e guidati unicamente dalle logiche dell'engagement digitale, cresce, fortissima, la necessità di riportare il discorso sul cibo su un piano più umano, reale, sostenibile e, soprattutto, basato su prove scientifiche solide.
Perché ciò che mangiamo non è solo una somma di calorie, proteine e carboidrati: è cultura, è identità è relazione sociale.
Per capire cosa stia succedendo davvero in questa giungla comunicativa — e come orientarsi per difendersi dall'eccesso di salutismo non richiesto — ne abbiamo parlato con il Dott. Marco Zanetti, tre lauree quali Biologia, Farmacia e
Scienza dell’ Alimentazione,, numerose pubblicazioni legate alla salute e longevità e Presidente nazionale di Biosport (nutrizione e sport).
Il Dott. Marco Zanetti inoltre è appena rientrato da Tokyo dove, in un Convegno nazionale sull'alimentazione e longevità, ha parlato della dieta mediterranea così studiata e amata dai giapponesi, in rapporto agli studi sulla longevità.
Dott. Zanetti, assistiamo a un vero e proprio "tsunami proteico": dagli yogurt ai biscotti, tutto è "iperproteico" o "fit". La narrazione social suggerisce che più proteine assumiamo, meglio è, per dimagrire e definire i muscoli. Ma qual è la dose giornaliera realmente consigliata per una persona mediamente attiva? E soprattutto: quali sono i rischi concreti, a breve e lungo termine, di un eccesso proteico cronico per i reni, il fegato e il metabolismo generale di chi non è un atleta professionista?
“Il dilagare del “salutismo esasperato” nasce da due forze che si incontrano: da un lato l’ansia crescente riguardo alla salute, dall’altro un modello comunicativo che premia il contenuto immediato, forte, spesso radicale. Un video che demonizza la pasta o esalta una barretta proteica genera più engagement di un messaggio equilibrato. Il problema è che l’equilibrio non fa notizia. Il risultato è una distorsione: la gente inizia a credere che la salute sia una performance costante, una gara a chi mangia più pulito, più proteico, più perfetto. Ma questa rigidità non ha nulla a che vedere con il vero benessere. Anzi: genera stress, senso di colpa e comportamenti disfunzionali”.
I prodotti "Fit" sono davvero salutari o solo marketing?
“L'industria alimentare ha fiutato il trend, riempiendo gli scaffali di "barrette fit", "bevande proteiche" e "snack a basso contenuto calorico". Spesso, però, a un'analisi più attenta, questi prodotti ultra-processati sono pieni di edulcoranti artificiali, grassi saturi nascosti o fibre isolate. Il consumatore deve sviluppare un pensiero critico minimo: chiedersi “Chi me lo sta dicendo? Qual è il suo interesse?”. Ricordiamoci che moltissimi contenuti sponsorizzati vengono travestiti da consigli personali. In secondo luogo, è utile affidarsi a fonti certificate e a professionisti reali. Se un claim sembra troppo bello per essere vero — “mangia questo e perdi 5 kg in una settimana” o “questo alimento detox elimina tossine” — allora è quasi certamente falso. Infine, serve ascoltare il proprio corpo più dei trend: la nutrizione efficace non è universale, è personalizzata”.
Dott. Zanetti nel dibattito online c'è chi elimina pane e pasta, chi non mangia frutta perché "troppo zuccherina". Qual è il ruolo fisiologico di questi macronutrienti?
“La verità è molto più semplice e meno spaventosa: questi macronutrienti sono essenziali per far funzionare bene il nostro corpo. Non sono il nemico, ma il nostro carburante principale. Immaginate il vostro corpo come un'automobile. I carboidrati sono la benzina. Il nostro cervello, in particolare, funziona quasi esclusivamente a glucosio, che deriva dalla digestione dei carboidrati. Togliendo questo "carburante", ci sentiamo stanchi, irritabili e poco concentrati. Anche i muscoli ne hanno bisogno per muoversi e fare sport .Facciamo distinzioni semplici per far capire : Il problema non è il tipo di carburante, ma la sua qualità. Le benzine di qualità sono i carboidrati complessi: quelli che si trovano in alimenti integrali come pasta integrale, riso, legumi, e verdure. Vengono digeriti lentamente, rilasciando energia in modo costante, come un fuoco che brucia lentamente e scalda a lungo.
La benzina adulterata sono gli zuccheri semplici e raffinati: quelli in bibite gassate, merendine industriali e dolciumi. Questi danno una vampata di energia immediata, seguita da un crollo improvviso, e se assunti in eccesso creano problemi nel tempo”.
Come influisce tutto questo sulla relazione tra cibo e nuove generazioni?
“Le nuove generazioni vivono in un ambiente digitale che amplifica tutto: modelli estetici, regimi alimentari, promesse irrealistiche. Molti ragazzi crescono con l’idea che il valore personale passi attraverso i numeri: calorie, grammi di proteine, percentuale di grasso corporeo. Questo rischia di spezzare il rapporto spontaneo e gioioso con il cibo. Inoltre, l’iper-esposizione a messaggi contraddittori — “mangia tutto proteico” vs “non toccare gli alimenti industriali” — crea confusione e senso di inadeguatezza. Il mio invito è sempre lo stesso: costruire un’educazione alimentare che parta dal piacere, dalla varietà e dal rispetto del corpo, non dalla restrizione e dal confronto costante”.
L'obiettivo del nostro articolo è riportare il discorso sull'alimentazione su un piano più umano e sostenibile. Oltre ai numeri, alle calorie e ai grammi di proteine, quali sono i tre consigli pratici e controintuitivi che darebbe ai lettori per ritrovare un rapporto sereno con il cibo, basato sull'ascolto del proprio corpo, sulla convivialità e sul piacere, piuttosto che sulla performance e il controllo ossessivo?
“Il consiglio controintuitivo è smettere di seguire schemi rigidi e prefissati. Il corpo umano è un sistema adattabile che prospera sulla diversità nutrizionale. Invece di contare le calorie, provate a mangiare in base a ciò che offre la natura in quel preciso momento dell'anno. Consumare verdure di stagione vi espone a una gamma più ricca e mutevole di micronutrienti e antiossidanti rispetto al mangiare sempre gli stessi tre alimenti 'permessi' tutto l'anno. La varietà naturale è la vera garanzia di completezza nutrizionale, non il bilancino.
Spesso mangiamo per riempire un vuoto emotivo, per noia, tristezza o stress. Il consiglio controintuitivo è accettare che il cibo ha anche un valore consolatorio, ma imparare a riconoscerlo. Prima di aprire il frigo, chiedetevi: 'Ho fame fisica o sto cercando conforto?'. Se la risposta è la seconda, , provate a soddisfare quel bisogno con un'altra attività che vi faccia stare bene: una passeggiata, una telefonata, un momento di relax. Impariamo a onorare il cibo quando abbiamo fame fisica, e a onorare noi stessi quando abbiamo bisogno di cura emotiva, senza confondere le due cose. In questo modo, il piacere del cibo rimarrà un piacere sano, non una stampella emotiva." In ogni caso solo uno specialista potrà fornirvi un percorso alimentare personalizzato e parametrato sulle vostre esigenze fisiche il vostro stile di vita”
Scrivici a media@morenews.it indicando nell’oggetto “I Corsivi di Virginia” oppure seguici sulla Rubrica “I Corsivi di Virginia” su www.torinoggi.it, saremo felici di aprire un contatto diretto con te.





