Il 10 giugno 2024 il governatore Alberto Cirio è stato rieletto alla guida del Piemonte. Giunti alla fine del secondo anno del mandato-bis, tracciamo un bilancio - politico e amministrativo - con il presidente della Regione.
Dopo il referendum sulla Giustizia, c’è stato un momento di rinnovamento a livello nazionale in Forza Italia. Sicuramente il partito ora, con lei nel ruolo di vicesegretario nazionale ed Enrico Costa come capogruppo forzista alla Camera, ha un’importante trazione piemontese.
Il Piemonte, purtroppo, per anni ha scontato un isolamento geografico, ma anche politico. Per tante ragioni e per tanto tempo non è stato protagonista sui tavoli romani, dove si facevano le scelte politiche nazionali. Il fatto che oggi ci sia un partito di governo con una forte rappresentanza piemontese - due ministri, il presidente della Regione che è vicesegretario del partito e il capogruppo – è un elemento che avvantaggia il Piemonte perché lo rende più partecipe. E tanti problemi che stiamo superando, soprattutto quelli legati alle infrastrutture e ai fondi europei, li risolviamo proprio grazie a questa centralità. La filiera infatti non è importante solo in agricoltura, ma lo è anche in politica e ci consente di lavorare in stretta connessione con Roma e Bruxelles.
Sempre per rimanere in ambito nazionale, da tempo si vocifera che dopo le Politiche del 2027 lei sia destinato ad assumere un incarico a livello governativo, lasciando così la Regione. E’ un’ipotesi sul tavolo o ci conferma che guiderà il Piemonte fino al 2029?
Da sette anni sono alla guida della Regione, a cui dedico il massimo impegno ed entusiasmo perché non c’è niente di più bello, per chi ama la propria terra, che potersene occupare. Io sono un piemontese innamorato del Piemonte e ho imparato che bisogna concentrarsi su quel che si fa, e così sto facendo. Per il futuro, quando sarà il momento, vedremo, ma farò solo scelte che siano utili al Piemonte.
Come governatore, una delle sfide principali che ha dovuto affrontare in questi anni è quella della Sanità. Prima il Covid e poi le polemiche sulle liste d’attesa: il Pd Piemonte sostiene, numeri alla mano, che sotto la sua giunta siano scese in modo netto (-1024 unità) le assunzioni di medici a tempo indeterminato. Come risponde?
Rispondo con i numeri, che sono certificati e condivisi delle organizzazioni sindacali all’interno dell’Osservatorio sulle assunzioni. Si tratta di un organismo che Regione e sindacati hanno voluto nel 2023, proprio per mappare il fabbisogno di personale nella Sanità, darsi degli obiettivi e attuare un monitoraggio continuo per verificarne l’attuazione. Quei numeri ci dicono che oggi nella Sanità piemontese lavorano 2.260 persone in più rispetto al 30 giugno 2023 e 4.201 unità in più rispetto al 2019, ultimo anno di governo del centrosinistra. Questi numeri, lo ripeto, sono certificati e verificabili e non hanno certo colore politico. Avere 2260 persone nella sanità pubblica in più rispetto a 3 anni fa significa che sono state sostituite tutte le persone che sono andate in pensione, o che hanno cambiato lavoro, e se ne sono aggiunte 2260.
A giugno scorso avete siglato un’intesa Regione-Inail per costruire sette nuovi ospedali in Piemonte (Torino nord/Pellerina, Cambiano, Ivrea, Vercelli, Savigliano, Cuneo ed Alessandria). A che punto siamo e quando arriveranno i finanziamenti?
Il piano di realizzazione degli ospedali del Piemonte va avanti: sono tutti localizzati e finanziati, in fase di progettazione o di avvio dei lavori. E’ un fatto epocale. Nella nostra regione ci sono ospedali che hanno 70-80, anche 100 anni, come le Molinette a Torino. Per troppo tempo nessuno se ne è occupato e oggi, finalmente, grazie a un investimento complessivo di oltre 4,5 miliardi di euro, di cui 2 miliardi grazie all’accordo con Inail, stiamo cambiando il volto della Sanità del nostro territorio. Tre progetti sono già stati inviati a Inail per l’approvazione - si tratta di Torino Nord, Savigliano e Cambiano - e gli altri – Ivrea, Cuneo, Alessandria e Vercelli – saranno trasmessi per la validazione man mano che si completano le progettazioni. Il meccanismo prevede la validazione da parte di Inail che a quel punto lancia la gara per l’avvio dei lavori. A questi si aggiungono il Parco della Salute e della scienza di Torino, per cui partiranno i cantieri tra la fine del 2026 e le prime settimane del 2027, e la Città della Salute di Novara, dove grazie al Governo abbiamo finalmente un commissario che potrà portare avanti la realizzazione del nuovo ospedale.
Tanti analisti hanno riconosciuto al Piemonte un ruolo di sempre maggiore importanza per quanto riguarda l'attrazione degli investimenti. Dopo Silicon Box a Novara, c'è qualcosa che potrebbe bollire in pentola per Torino?
Silicon Box è il più grande investimento di una multinazionale asiatica in Italia. E’ un progetto che davvero cambia i connotati della nostra economia perché ci pone in uno scenario di innovazione e modernità: da un lato si basa sulla tecnologia che porta sviluppo e ricchezza, dall’altro genera lavoro qualificato e giovane. Insieme all’aerospazio, quella dei microchip è infatti un’industria che aumenta le nostre possibilità di trattenere qui i talenti delle nuove generazioni e le alte specializzazioni. E’ un modo per evitare che i nostri figli vadano a lavorare all’estero, negli Usa o in Asia. Con 3,2 miliardi di investimenti e oltre 1.600 posti di lavoro è poi un’operazione guardata con grande interesse da tutta l’Asia, con la quale stiamo coltivando rapporti continuativi anche per quanto riguarda l’aerospazio. Quest'ultimo settore è stato al centro anche della missione di sistema in Canada, dove abbiamo raccolto interessi e opportunità da parte di un Paese che storicamente ha negli Usa il suo primo riferimento e che ora intende invece differenziare mercati e sinergie economiche. Il Piemonte è nel mirino degli investimenti.
Quali saranno i prossimi Paesi-target? Una potrebbe essere l'India?
L'India è certamente un Paese su cui si stanno concentrando le attenzioni del sistema economico, come dimostra il fatto che è stato inserito tra i mercati emergenti ad alto potenziale nel Piano d'azione per l'export italiano del Governo. Anche noi riteniamo che ci sia spazio per incrementare la presenza piemontese su quel mercato, tanto che nei prossimi mesi, anche attraverso Ceipiemonte, programmeremo alcuni appuntamenti mirati per approfondirne le potenzialità. Sicuramente stiamo valutando esiti e raccogliendo riscontri delle recenti missioni, a partire da quella in Giappone, in occasione di Expo Osaka, e stiamo valutando altre missioni in quella zona del mondo che rappresenta un'area strategica, anche alla luce delle dinamiche geopolitiche internazionali e delle politiche doganali degli Stati Uniti.
Con l'arrivo della 500 ibrida, Mirafiori ha ricevuto un impulso positivo per quanto riguarda l'automotive. Ma c'è ancora molto da fare: anche lei ritiene che sia necessario un nuovo modello nella storica fabbrica torinese?
L’avvio della produzione della 500 ibrida a Mirafiori è senz’altro una buona notizia ed è la risposta a una richiesta pressante che abbiamo portato avanti come territorio, istituzioni, mondo del lavoro, filiera produttiva, perché solo con un secondo modello e con i numeri che Stellantis ha in previsione di raggiungere ci sono le condizioni per garantire la produzione di Mirafiori e il rilancio di tutta la filiera. Averlo ottenuto, avere oggi gli operai al lavoro con le 400 assunzioni prospettate dall’azienda è un primo grande risultato per rilanciare la nostra manifattura che, è bene ricordarlo, continua a pagare, in Piemonte, un terzo degli stipendi. Sicuramente il nostro territorio, grazie alle competenze produttive e all’enorme potenziale tecnologico garantito dalle realtà accademiche, ha le carte in regola per attrarre altri produttori e anche per potenziare altri settori produttivi, a partire dall’aerospazio che già oggi rappresenta una delle filiere di conversione per l’automotive e conta 35 mila addetti, con un giro d’affari di oltre 8 miliardi di euro.
Il grande ciclismo (Giro, Tour, nel 2025 la Vuelta), le Final 8 di basket, le finali della Champions League di volley, dal 2021 le Atp Finals. Da tempo il Piemonte scommette sui grandi eventi sportivi, quale appuntamento manca ancora e la Regione sta lavorando per assicurarselo?
Gli eventi sono tantissimi, ne cito alcuni solo a titolo di esempio: le Final 8 di basket, i Campionati italiani assoluti di ciclismo, quelli di pugilato, Open d'Italia di Golf, il Wrestling. Poi quest’anno si apre il nuovo ciclo delle Nitto Atp Finals e stiamo lavorando a un evento ancora più grande che in passato, certi che ancora una volta Torino e il Piemonte sapranno regalare ai migliori tennisti del mondo e al loro pubblico un’esperienza unica. Con il Comune di Torino siamo in campo per ospitare le gare del pattinaggio di velocità delle Olimpiadi invernali del 2030. Proprio nei giorni scorsi ho incontrato i presidenti delle Regioni francesi Auvergne-Rhône-Alpes e Provence-Alpes-Côte d’Azur per confermare la nostra volontà di essere parte della squadra olimpica. E poi c’è la sfida, il sogno delle Olimpiadi estive del Nord Ovest nel 2036 o nel 2040. Piemonte, Lombardia e Liguria sono il cuore economico e produttivo d’Italia, ma anche una macro regione dal patrimonio paesaggistico e ambientale straordinario che spazia dalla montagna alla pianura, dalle colline al mare. Il Piemonte in questi anni ha costruito una strategia che punta sui grandi eventi per posizionare la regione a livello internazionale: le Olimpiadi sono il più grande evento del pianeta e rappresenterebbero quindi il culmine di questo percorso nel quale possiamo vantare un un’esperienza consolidata che è un valore chiave per centrare l’obiettivo.
Dopo due anni di mandato, quale penso possa essere il fiore all’occhiello della sua giunta? I prossimi obiettivi?
In questi anni abbiamo lavorato per sbloccare il nostro Piemonte che era fermo e marginale. Penso al Grattacielo, che era senza soldi e con il cantiere fermo: oggi è aperto, finito e vi lavorano dentro ogni giorno più di duemila persone. Penso all’autostrada Asti-Cuneo, aperta dopo 30 anni di attesa, al Tunnel del Tenda che è tornato operativo e ha consentito a Limone Piemonte di segnare un +47% di presenze turistiche nell’ultima stagione invernale. Penso alla seconda canna del Tunnel del Frejus, finalmente aperta per assicurare il passaggio in sicurezza sotto le Alpi. Al treno che collega il centro della città con l’aeroporto di Torino: anche in questo caso abbiamo individuato le risorse che mancavano e, tra mille difficoltà, finito i lavori e aperto la linea che oggi pone la nostra al pari delle città europee. Penso ai tanti eventi che hanno rimesso Torino e il Piemonte al centro della scena internazionale: abbiamo citato le Atp, ma ci sono anche il Tour de France, il Giro d’Italia, la Vuelta. Penso ai nuovi ospedali, quello di Verduno che siamo riusciti a finire e aprire durante il Covid, e a tutti quelli che stiamo progettando e di cui stanno partendo i lavori. Penso allo sblocco delle assunzioni in sanità che erano ferme da troppi anni e che sono la condizione indispensabile per garantire i servizi di cura e abbattere le liste d’attesa che è la nostra priorità. Stiamo lavorando su questo a testa bassa, attivando prenotazioni anche la sera e nel fine settimana e iniziamo a vedere i risultati. A Torino ad esempio, grazie al sistema nato dalla collaborazione tra Asl Città di Torino, Città della Salute e Mauriziano, rispettiamo i tempi di erogazione della maggior parte delle prestazioni e vediamo segnali positivi anche negli altri quadranti del Piemonte. Sappiamo che i problemi ci sono e che il percorso è ancora lungo, ma siamo sulla strada giusta e continuiamo instancabilmente a lavorare per garantire a tutti il diritto alle cure.





