Bandiere No Tav al vento, ma anche fasce tricolori e gonfaloni in prima fila per la protesta che torna a farsi sentire lungo le strade della Val di Susa. A fianco dei manifestanti c'è anche l'ex sindaca di Torino Chiara Appendino, oggi parlamentare del Movimento 5 Stelle, spalla a spalla con i sindaci e gli amministratori locali del territorio, così come i rappresentanti di Avs. È partita oggi, 3 ottobre, la nuova marcia popolare del movimento No Tav, in cammino da Sant’Ambrogio verso Avigliana. A confermare il via al corteo è il messaggio di Infoaut, che descrive il gruppo eterogeno: in piazza tantissimi giovani, non solo abitanti della bassa Valle, ma anche famiglie e delegazioni giunte da Torino, oltre alla politica istituzionale. "Il tav è tornato al centro del dibattito", scrive il network di informazione indipendente e militante legato ai movimenti sociali.
Il nodo Avigliana-Orbassano e l'ombra degli scontri estivi
Al centro della mobilitazione odierna c'è soprattutto il no al progetto della nuova tratta Avigliana-Orbassano: 24 chilometri di linea ferroviaria, con un imponente impatto in galleria. Per gli amministratori valsusini in prima linea, la battaglia riguarda costi e impatti ambientali di un'opera "inutile e dannosa" come l'ha definita il sindaco di Avigliana, Andrea Archinà, in un post.

Per il movimento si tratta del primo grande ritorno dopo le tensioni dello scorso 25 luglio, culminate in scontri e feriti.
Un'eredità pesante che gli organizzatori e gli amministratori locali hanno voluto spazzare via, ribadendo la ferma volontà di “mantenere la manifestazione sul terreno pacifico” e prendendo le distanze da ogni episodio di violenza.
Tav torna nel dibattito politico
"Basta cantieri fantasma", tuona la deputata M5S Appendino rivendicando le ragioni della piazza. “Guardate chi c'è oggi qui: sindaci con la fascia tricolore, amministratori, famiglie. A testa alta e con la coerenza e la ragione di chi già 15 anni fa denunciava i problemi della Tav Torino-Lione". Insieme a lei altri rappresentanti pentastellati come Elisa Pirro, Antonino Iaria, Sarah Disabato e Valentina Sganga: "A pochi chilometri di distanza da questi luoghi - aggiungono - giace il grande cantiere della linea 1 della Metropolitana di Torino in attesa di risorse per il completamento. Un controsenso inaccettabile".
Avs: "Questo non è un treno, ma binario morto"
"Se fosse davvero una linea ferroviaria utile, perché mai dovremmo essere contro? Siamo ecologisti, siamo per i treni, per il trasporto pubblico, per togliere merci dai TIR. Ma se siamo qui è perché questo non è un treno. È un binario morto, un pozzo senza fondo di denaro pubblico che servirebbe a ben altro" è il commento che arriva da Marco Grimaldi, Alice Ravinale e Sara Diena in marcia con altri amministratori afferenti all'area di Alleanza Verdi Sinistra: gli assessori all'ambiente di Rivoli e Collegno, Angelo Tribolo e Roberto Bacchin, i coportavoce provinciali di Europa Verde Erica Bevilacqua e Vito Rosiello, la consigliera regionale Valentina Cera e il consigliere comunale a Torino Emanuele Busconi.
Avs contesta soprattutto il costo: 16,1 miliardi tra studi e opere, oltre i 27 con le tratte nazionali. "L'Europa in 25 anni ne ha messi 1,9, meno del 12%, e ha già dovuto revocarne i due terzi perché i lavori non esistevano. Italia 37% di copertura, Francia 8%. Non siamo nemmeno al 60% di coperture del solo tunnel: l'opera è finanziariamente inesistente. Questa non è mobilità sostenibile. È l'idea novecentesca che spostare merci più velocemente da Rotterdam a Genova salverà l'economia, mentre i pendolari tra Bussoleno e Torino viaggiano su una linea singola dell'800", aggiungono gli esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra.
Critiche dal centrodestra
Ma la presenza di Appendino e dei rappresentanti di Avs - entrambe forze politiche che gravitano nel campo largo su cui si lavora in chiave elettorale a Torino - viene usata dal fronte opposto per criticare la vicinanza a una protesta che pochi mesi fa è sfociata in scontri di stampo anarchico e antagonista.
Tranchant la presa di posizione di Pietro Di Lorenzo, responsabile del dipartimento Sicurezza di Fratelli d’Italia Torino ed ex segretario nazionale del Siap: “Oggi il campo largo di Lo Russo mostra il suo vero volto: il Pd e i suoi alleati manifestano insieme a chi continua a insultare i poliziotti chiamandoli servi e a chi da sempre sfrutta la protesta No Tav per aggressioni contro le Forze dell’ordine.” Ancora più netto Roberto Ravello, vice capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio Regionale: "A dettare la linea sono AVS e Cinquestelle e una parte del PD li segue. Deve essere chiaro: chi vota PD, vota i ‘signori del no’". Gli fa eco l'altra vice-capogruppo Alessandra Binzoni: "Il Piemonte e l'Italia non possono permettersi di rimanere isolati dai grandi corridoi commerciali europei per assecondare i capricci ideologici di un campo largo sempre più scollegato dalla realtà e dalle reali esigenze del nostro tessuto produttivo".
"È difficile immaginare un ossimoro politico più evidente, dichiarano il senatore Roberto Rosso e Marco Fontana, segretario provinciale e segretario cittadino di Forza Italia Torino. "Basta cerchiobottismo", aggiungono i due forzisti con chiaro riferimento al Pd, oggi non presente.
[Foto tratta da InfoAut]
Presente il presidente dell'Unione in quota PD
Una presenza dem alla marcia a dire il vero c'è. E a sottolinearla è il vicepresidente della Regione Maurizio Marrone. Si tratta di Pacifico Banchieri esponente del Partito Democratico, attuale sindaco di Caselette (al suo terzo mandato eletto nel 2024) e Presidente dell'Unione Montana Valle Susa. Lo stesso Banchieri aveva annunciato nei giorni scorsi la sua partecipazione: “L’Unione Montana non è un ente politico, è un ente amministrativo, fatto di sindaci che hanno anche colori diversi, quindi noi partecipiamo come abbiamo sempre partecipato alle manifestazioni contro un’opera che non condividiamo”.
E a pungolare ci pensa Marrone: "Tutti orgogliosi a sfilare tra le bandiere No Tav al fianco di Askatasuna nessuno potrà più negare che in caso di vittoria elettorale del campo largo ci aspetterebbe un'Italia senza TAV e in mano ai centri sociali antagonisti".






