Continua la battaglia del consigliere Silvio Viale contro il crocifisso in Comune, questa volta tramite la strada della toponomastica. Il capogruppo di +Europa e Radicali Italiani ha infatti proposto di trasformare via Palazzo di Città in "via del Crocifisso". "Se il consiglio boccia le mie proposte di rimuoverlo dalla Sala Rossa - ha spiegato - andiamo fino in fondo e intitoliamo una strada in suo nome".
"Poiché il Consiglio Comunale a maggioranza ritiene necessario esporre un Crocifisso nella Sala Rossa di Palazzo Civico - ha scritto nella richiesta mandata alla commissione toponomastica e alla sua presidente Maria Grazia Grippo - è conseguentemente giusto che i cittadini, i turisti e i pellegrini possano percorrere la Via del Crocifisso per recarsi a Palazzo Civico per visitare, rendere omaggio o venerare il Crocifisso della Sala Rossa".
Viale sta infatti da anni portando avanti una personale battaglia contro la presenza del crocifisso nell'aula del consiglio comunale, per rivendicare la laicità dello Stato. Negli anni, ha perciò presentato mozioni e delibere per rimuoverlo, per indire un referendum consultivo da sottoporre alla cittadinanza, ma anche, ribaltando la prospettiva, per metterne uno in ogni ufficio comunale o per appenderne uno di ogni fede religiosa. "Credo che non debbano esserci simboli politici in Sala Rossa - ha commentato -, la sala che rappresenta tutta la città non può avere simboli religiosi di solo una parte dei cittadini".
Il crocifisso in due occasioni era addirittura sparito dalla Sala Rossa: l'ultima volta nel 2022 e la prima durante la giunta Castellani. A febbraio 2025, proprio un'azione simbolica di Viale aveva sospeso la seduta del consiglio comunale. Il politico si era infatti presentato con due crocifissi nel taschino e uno sulla cravatta.
Ad oggi, sono ancora in calendario due documenti di Viale sul crocifisso. Il primo chiede nuovamente di rimuoverlo, visti alcuni voti a favore delle sue mozioni precedenti che quindi non rendono unanime la volontà di mantenere il simbolo religioso. Il secondo chiede invece, per lo stesso motivo, la rimozione durante le sedute del consiglio comunale.





