Cronaca | 03 gennaio 2026, 12:20

Carceri, la denuncia dell'Osapp: "238 morti di malasanità penitenziaria nel 2025"

Il segretario Beneduci: "Un dato allarmante, non si può pretendere che i poliziotti facciano anche gli infermieri"

Foto d'archivio

Foto d'archivio

«Il dato più allarmante sulle carceri italiane  è che parliamo di 238 morti riconducibili alla malasanità penitenziaria in un solo anno, di cui 79 per suicidio. Una situazione che nulla ha a che vedere con le responsabilità della Polizia Penitenziaria». Lo dichiara Leo Beneduci, segretario generale dell’OSAPP, commentando i dati relativi alla mortalità e al numero oscuro dei fantomatici ricoveri urgenti nelle carceri italiane.
Secondo Beneduci, la narrazione pubblica continua a «ripetere lo stesso errore», ovvero associare automaticamente ogni morte in carcere alle responsabilità del personale di Polizia. «È un’equazione sbagliata – afferma – perché la presa in carico clinica, psichiatrica e farmacologica dei detenuti è competenza esclusiva della sanità pubblica presso gli istituti di pena».
Il leader dell’OSAPP sottolinea che spetta ai servizi sanitari valutare il rischio suicidario, stabilire l’idoneità alla permanenza in istituto, gestire farmaci, diagnosi e terapie, definire protocolli e urgenze cliniche. «È la sanità che deve prevenire, intercettare e curare – prosegue Beneduci – ma troppo spesso assistiamo ad un uso improprio della formula prevista dall’ordinamento dell’“imminente pericolo di vita”, che consente il trasferimento immediato in ospedale dove però il codice rosso applicato dal medico penitenziario  sbiadisce immediatamente  in tinte chiare. Questo è procurato allarme e spreco di risorse».
Il fenomeno, spiega il segretario generale del sindacato produce migliaia di accessi ospedalieri o ricoveri urgenti ogni anno, i primi spesso effettuati senza medico a bordo e senza prescrizione dell’accompagnamento con mezzo dell’amministrazione, con un impatto significativo sia sugli ospedali sia sull’organizzazione interna degli istituti di pena. L’amministrazione penitenziaria, aggiunge Beneduci, «tollera tutto questo: che i poliziotti facciano gli infermieri, che i furgoni destinati alle udienze in tribunale diventino ambulanze di fatto, sottraendo personale e mezzi ai compiti istituzionali. Mezzi nati per il trasporto detenuti vengono quotidianamente riconvertiti in veicoli di emergenza, senza attrezzature, senza personale sanitario e senza alcuna delle garanzie previste per un soccorso vero».
«Gli ospedali vengono intasati da urgenze che non sono tali – osserva – mentre la Polizia Penitenziaria deve impiegare personale sottratto ai servizi essenziali del carcere per garantire la sicurezza durante i trasferimenti. Tutto questo comporta costi elevati per l’erario e rischi operativi per il personale».
Beneduci segnala inoltre che «non è raro che alcuni detenuti simulino malori per ottenere un trasferimento in ospedale, trasformando l’uscita in una sorta di gita, talvolta per incontrare familiari avvisati con telefoni cellulari illegali o per farsi prescrivere farmaci oppiacei».
Beneduci evidenzia, inoltre,  che, quando il sistema sanitario «non vede, non cura e non protegge», la responsabilità ricade comunque sulla Polizia Penitenziaria. «È come accusare il parafulmine per il fulmine che lo attraversa– afferma – perché il Corpo garantisce ordine e sicurezza, esattamente come fanno Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza. Non è un reparto ospedaliero, né un servizio psichiatrico».
«I dati parlano chiaro – conclude –: la malasanità penitenziaria è la causa principale dei decessi in carcere, mentre alla Polizia Penitenziaria continua a essere attribuita una responsabilità che non le compete». L’appello di Beneduci è alla premier Giorgia Meloni e al Guardasigilli Carlo Nordio acche intervengano immediatamente  sull'Amministrazione penitenzoaria centrale - il Dap acchè attraverso i provveditorati regionali, del tutto assenti alla soluzione del problema, si attivino presso le Regioni per il rimborso delle spese sostenute per i trasporti in ospedale e l’emanazione di una direttiva che stabilisca che i detenuti escano solo su ambulanze con medici a bordo."
"Qualora non si provveda  con la necessaria tempestività - conclude  il sindacalista - il bilancio delle morti in carcere alla fine del corrente 2026 non potrà che essere peggiore  di quello dell'anno appena trascorso".

comunicato stampa

Leggi tutte le notizie di MOTORI ›
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium