Nella notte tra mercoledì e giovedì per le strade della nostra città sono comparsi dei manifesti diversi dalle solite locandine pubblicitarie. Gli attivisti di Fridays For Future hanno scelto di prendersi questi spazi per lanciare messaggi di critica verso l’esecutivo Meloni, all’indomani di annunci circa un nuovo decreto sicurezza che l’esecutivo starebbe preparando per i prossimi mesi.
“Prima gli italiani, che stanno zitti e buoni, col nuovo decreto sicurezza si potrà manifestare solo come vuole il governo”: questo il primo messaggio che attira l’attenzione dei passanti. Il vecchio slogan elettorale della destra di governo è stato ribaltato in senso ironico, per sottolineare che la priorità del governo non sia il benessere dei cittadini italiani.
Il nuovo decreto potrebbe contenere misure restrittive della libertà di circolazione di attivisti e attiviste, oltre che prevedere pene severe per chi manifesta fuori dalle modalità rigidamente definite dalla legge.
Tra i manifesti affissi troviamo anche dei riferimenti a Donald Trump, verso il quale il governo “abbassa la testa”, mentre il presidente americano annuncia di voler annettere territori dell’Unione europea. La fusione dei ghiacci rende le acque intorno alla Groenlandia navigabili e permette di accedere alle sue risorse minerarie, nel mirino dell’amministrazione USA. Questa è una delle tante facce della crisi climatica che avanza, alimentando i conflitti per le risorse: la stessa crisi climatica che Trump nega da anni.
“Prima gli americani” è lo slogan che troviamo scritto sulle locandine affisse dagli attivisti: in sostanza il nostro governo starebbe avvantaggiando maggiormente i cittadini statunitensi che gli stessi italiani.
Una forte accusa arriva anche alle aziende produttrici di combustibili fossili, che sono tornate alla ribalta dopo l’attacco statunitense in Venezuela. Nel paese si trovano le più vaste risorse petrolifere del mondo, che ora sembrano essere sotto il controllo quasi diretto del governo degli Stati Uniti.
Nel frattempo anche il governo Meloni intrattiene relazioni strette con diverse aziende petrolifere, soprattutto la nostra compagnia di bandiera, ENI, che come riportano gli attivisti investe 14 euro in energie fossili per ogni euro investito in energie rinnovabili, secondo i dati di Reclaim Finance, ReCommon e Greenpeace Italia. Proprio l’amministratore delegato di ENI, Claudio Descalzi, era presente all’incontro tra i big del petrolio e Trump, per decidere il futuro energetico del Venezuela.
Gli attivisti per il clima quindi lanciano un appello: bisogna mantenere alta l’attenzione sull’inazione climatica del governo. Mentre la transizione ecologica viene sabotata in ogni sede e con ogni decisione possibile, si continua ad ignorare sistematicamente il problema reprimendo chi alza la voce.












