Cultura e spettacoli | 03 marzo 2026, 16:57

Giorgio Griffa compie 90 anni: una mostra alla sua Fondazione celebra l'artista

Dal 9 aprile al 2 luglio, Summer '69, la collettiva con Paolo Mussat Sartor e Gian Enzo Sperone

Giorgio Griffa compie 90 anni: una mostra alla sua Fondazione celebra l'artista

In occasione del novantesimo compleanno di Giorgio Griffa, la Fondazione Giorgio Griffa presenta Summer ’69, una mostra che torna a un momento fondativo della sua vicenda umana e artistica: l’estate del 1969. È allora che, a Torino, negli spazi della Galleria Sperone non ancora aperta al pubblico, si incontrarono Giorgio Griffa, Paolo Mussat Sartor e Gian Enzo Sperone.
 
In quell’occasione informale, Paolo Mussat Sartor realizza una serie di fotografie che ritraggono Griffa mentre lavora alle sue tele o le dispone negli spazi della Galleria. Non si tratta di semplici documentazioni: gli scatti restituiscono l’intimità di una stagione irripetibile, catturando la concentrazione e insieme la leggerezza del gesto, nel clima di una Torino attraversata da grandi fermenti. È un momento sospeso, intimo e magico, in cui la ricerca dell’artista – maturata nel corso degli anni Sessanta — trova una formulazione pienamente consapevole.

Si scorge già nelle opere di quell’estate lo stile caratteristico di Griffa, contraddistinto da una radicale essenzialità formale, in linea con la sua volontà di ricorrere a un linguaggio che possa idealmente appartenere alla mano di chiunque. Linee, segmenti e tacche tracciate con ritmo in verticale, orizzontale o diagonale. Un alfabeto essenziale e condiviso, che rinuncia alla rappresentazione per interrogare la pittura stessa come evento e come conoscenza.

La mostra sarà aperta al pubblico da giovedì 9 aprile a giovedì 2 luglio 2026.

Il percorso espositivo
L’esposizione, allestita dal 9 aprile al 2 luglio, riunisce alcune delle tele che compaiono negli scatti del 1969, presentate nell’Art Space della Fondazione accanto a una selezione delle fotografie originali di Sartor. L’accostamento permette di ricostruire il dialogo tra opera e immagine, tra il tempo della creazione e quello della memoria, restituendo al visitatore la densità di quell’istante creativo. 

Impronte di spugna, di pollice, di pennello. Olio per l’ultima volta; e poi acrilico, pastello e grafite. Colore steso con i pennelli, ma anche con la spatola o direttamente dal tubetto, su tele grezze, libere o liberate dal telaio. Segni primari. Il ritmo e il gesto umile e millenario di stendere e ripiegare la tela.

A completare la mostra, una selezione di lavori realizzati tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta documenta un passaggio cruciale nella pratica dell’artista. 

A oltre cinquantasette anni di distanza da quell’estate, 8 tele realizzate nei primi mesi del 2026 stabiliscono un ponte ideale tra passato e presente: una ricerca viva che attraversa più di mezzo secolo, continuando a interrogare lo spazio, il tempo e il senso stesso del dipingere.

comunicato stampa

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