Politica | 24 marzo 2026, 11:13

Caso Delmastro, la minoranza chiede la "testa" di Chiorino: "Si dimetta" [FOTO]

Dopo il silenzio del governatore, centrosinistra e M5S sulle barricate in Consiglio regionale

Elena Chiorino

Elena Chiorino

Minoranza a Palazzo Lascaris sulle barricate dopo il silenzio e l'assenza del governatore Alberto Cirio sulla vicenda del ristorante romano "Bisteccherie d’Italia”, che vede coinvolta anche la vicepresidente Elena Chiorino e il consigliere regionale di Fratelli d'Italia Davide Eugenio Zappalà. E proprio M5S, PD, AVS e Stati Uniti d'Europa hanno presentato la richiesta di dimissioni di Chiorino ed il ritiro delle sue deleghe.

Le quote

Il sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove (Fratelli d’Italia), insieme agli altri due meloniani, ha costituito Le 5 Forchette Srl con la figlia 18enne di Mauro Caroccia, condannato per mafia. Un fatto avvenuto il 16 dicembre 2024 a Biella: al momento della costituzione, Miriam Caroccia ha preso il 50% delle quote della srl ed è diventata amministratrice unica. 

Il resto delle quote era diviso tra i meloniani Chiorino (5%) e Delmastro (25%), l’assessore di Biella Cristiano Franceschini (5%), il consigliere regionale di FdI Zappalà (5%). Una vicenda su cui la minoranza a Palazzo Lascaris chiede chiarezza da giorni da Cirio, che al momento ha scelto il silenzio.

"Chiorino si dimetta"

Oggi il presidente -impegnato a Bruxelles - ha affidato una nota all'assessore regionale Gian Luca Vignale, dando la sua disponibilità ad intervenire in commissione Legalità. Un'apertura che non soddisfa la minoranza che è netta: "Cirio deve riferire in aula, Chiorino si dimetta: sarebbe assolutamente doveroso che facesse un passo indietro".

"Chiorino disprezza l'aula"

Va all'attacco della vicepresidente la capogruppo di SUE Vittoria Nallo, che ha detto: "ha disprezzo per quest'aula. Ancora una volta Chiorino sceglie di non essere qui: spiace anche che la Lega, quella di "Bossi e Roma ladrona", non si apra ad una discussione: non è più accettabile".

Ed il Pd ha voluto sollevare degli interrogativi pesanti, come il contatto con la figlia Caroccia e la mancanza di verifiche. "Nessuno - chiariscono Gianna Pentenero e Domenico Rossi - intende sostituirsi alla magistratura, ma questo non può diventare un alibi per il silenzio". 

"La commissione legalità - ha rincarato Rossi - non è proprietà del presidente: questo silenzio porta delle ombre". 

"L'assenza di Cirio e Chiorino - ha sottolineato la capogruppo regionale del M5S Sarah Disabato - è inqualificabile: devono chiedere scusa ai piemontesi e fare capire cosa sta succedendo. Lo dico anche alla maggioranza, che sta mettendo la testa sotto la sabbia sulla questione di legalità: un amministratore responsabile non si gira dall'altra parte".

 "Zappalà e Chiorino - ha concluso la capogruppo regionale di AVS Alice Ravinale - non sono soggetti ad indagini: noi non facciamo i giudici, ma valutiamo l'opportunità politica. Chiorino si deve dimettere, se no Cirio le deve ritirare le deleghe".

Minoranza fuori dall'aula

Ma le proteste della minoranza non si sono fermate qui. PD, AVS, SUE e M5S hanno chiesto di rinviare alla prossima settimana, dopo l'informativa di Cirio sulla vicenda Chiorino/Zappalà, la lettura dei nomi delle 1.117 vittime innocenti di mafia. Un'istanza respinta: per questo i consiglieri di centrosinistra e pentastellati hanno deciso di disertare l'aula.

Il Movimento 5 Stelle ha deciso di fare un'ulteriore gesto simbolico, leggendo i nomi delle persone uccise dalla criminalità organizzando nell'atrio di Palazzo Lascaris, dove è stata allestita una mostra in memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.  "Come Movimento, con l'Omnibus,- ha chiarito la capogruppo Disabato - abbiamo proposto di creare questo momento di ricordo: avevo chiesto di rinviarlo alla prossima settimana, per avere un clima migliore dopo la vicenda Chiorino e Zappalà. Non abbiamo ritenuto opportuno partecipare al momento voluto dalla maggioranza".

FdI replica

A replicare il capogruppo regionale di Fratelli d'Italia Carlo Riva Vercellotti: "Il processo mediatico intentato in questi giorni contro la vicepresidente Chiorino e il consigliere Zappalà è vergognoso, ma tipico di un certo modo di fare opposizione, sempre pronta alla gogna pubblica e a screditare l'avversario politico, anche quando, come in questo caso, i fatti sono totalmente inconsistenti. Siamo pronti al confronto, ma non accettiamo il ‘tribunale del popolo’ allestito dalla minoranza, che ha già formulato la sua sentenza di condanna". 

"La realtà dei fatti è molto semplice: il vicepresidente e il collega consigliere hanno acquisito quote minoritarie di un'attività con soci del tutto incensurati – prosegue il capogruppo di FdI. – Non appena hanno appreso di una situazione giudiziaria riguardante non un componente della società, ma un suo familiare, hanno immediatamente ceduto le loro quote".

Cinzia Gatti

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