Metti un sabato mattina a Nichelino, una Sala Mattei gremita nel palazzo comunale, tanti cuori granata (e non solo) radunati per ricordare il capitano dei capitani. Giorgio Ferrini è stata un'icona della storia del Toro, cinquecentosessantasei presenze sempre con la stessa maglia, quella numero 8 che per lui era davvero una seconda pelle.
Tra gli Immortali, con Mazzola e Meroni
Insieme a Valentino Mazzola è stato il giocatore simbolo della storia granata, l'uomo che più di ogni altro ha incarnato l'essere Toro con quella fascia al braccio. E quello scudetto che non era riuscito a vincere da calciatore, lo ha poi conquistato da allenatore in seconda di Gigi Radice in quel meraviglioso pomeriggio di maggio del 1976. Pochi mesi dopo un'aneurisma se lo è portato via troppo presto, ma nel cuore dei tifosi granata un posto lo ha ancora oggi. Lui, come il Grande Torino, come Gigi Meroni, di cui Ferrini era stato compagno per anni.
Al Giorgio Ferrini uomo e papà la figlia Cristiana ha dedicato uno splendido libro "Mio padre", presentato dall'autrice nel partecipato incontro organizzato per iniziativa del Toro club di Nichelino guidato dall'instancabile presidente Mario Cacciolatto e dall'instancabile Antonio Landolfi. Cristiana ha raccontato tanti episodi di vita, della passione per i coloro granata che il papà aveva fin da piccolo, quando aveva sofferto molto per la tragedia di Superga e il giorno seguente aveva detto ai suoi: "Un giorno io diventerò il capitano di quella squadra". E ci è riuscito, indossando la maglia granata per l'intera carriera, diventando il capitano dei capitani, che mai pensò di lasciare il Toro, neppure quando il Milan di Rocco gli offriva il triplo per andare a vestire il rossonero.
Un uomo, un papà, un grande capitano

Claudio Calzoni e l'estensore di questo articolo, che ha indossato i panni del moderatore durante l'incontro, hanno chiesto a Cristiana di ripercorre la vita del padre, nato sotto il segno del leone e innamorato delle canzoni di Frank Sinatra, Aznavour, Battisti, Mina, e si rivede nella bambina che passava i pomeriggi al Filadelfia, lo stadio del Toro, aiutando a piegare le magliette mentre il papà si allenava. Un papà che, dismessa la divisa granata, vestiva sempre in jeans e T-shirt bianca, viveva circondato di amici e amava il buon vino.
Tante le domande e le curiosità arrivate anche dai presenti, tra cui il sindaco di Nichelino Giampiero Tolardo (che all'inizio ha fatto gli onori di casa), l'assessore allo Sport Francesco Di Lorenzo e gli ex assessori Michele Pansini e Diego Sarno. Era un calcio e un mondo d’altri tempi, a misura d’uomo, e di quell’uomo scopriremo con lei anche dettagli di vita intima e famigliare, innestati su una carriera sportiva che lo ha consegnato alla storia del calcio.
Nel 50° anniversario l'idea di un ricordo al Filadelfia
A novembre saranno trascorsi cinquant'anni dalla sua prematura scomparsa e Cristiana Ferrini spera di poter organizzare un momento in ricordo di capitan Giorgio nel rinnovato Filadelfia, quello stadio che per lui era quasi una seconda casa. Lui che è stato il simbolo di quando il Toro era ancora il Toro.
















