Sanità | 30 marzo 2026, 16:46

Identificato il meccanismo con cui i grassi del tumore indeboliscono le difese immunitarie

La scoperta in una ricerca internazionale coordinata dall’Università di Torino

Foto generica d'archivio

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Una ricerca coordinata dall’Università di Torino ha individuato un nuovo meccanismo con cui i tumori possono indebolire le difese immunitarie. Lo studio, guidato da Teresa Manzo del Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze per la Salute e pubblicato sulla rivista internazionale Science Immunology, dimostra che alcuni lipidi presenti nell’ambiente tumorale possono compromettere direttamente l’efficacia del sistema immunitario. Al centro della scoperta vi è il palmitato, un acido grasso che si accumula frequentemente in diversi tumori solidi.

I ricercatori hanno osservato che questo lipide non influisce solo sulle cellule tumorali, ma agisce anche sui linfociti T CD8, cellule fondamentali per riconoscere e distruggere quelle malate. In particolare, i risultati mostrano che mentre il palmitato può aiutare le cellule tumorali a crescere e adattarsi meglio, nelle cellule immunitarie provoca invece un indebolimento profondo. I linfociti T perdono energia, funzionano meno efficacemente e diventano meno capaci di eliminare il tumore. In altre parole, lo stesso elemento presente nel tumore può contemporaneamente favorire la malattia e ostacolare la risposta immunitaria. Lo studio evidenzia, inoltre, che questo processo non riguarda solo il metabolismo delle cellule T, ma anche il modo in cui vengono attivati i loro geni.

“L’esposizione al palmitato modifica infatti i meccanismi che regolano l’attività genetica dei linfociti T, spegnendo programmi essenziali per la loro attivazione e per la capacità di attaccare le cellule cancerose”, spiega Teresa Manzo evidenziando che i risultati dello studio aprono nuove prospettive per comprendere meglio il rapporto tra alimentazione, sistema immunitario e sviluppo dei tumori perche’ comprendere come l’ambiente che circonda il tumore influenzi le difese dell’organismo potrà contribuire, in futuro, allo sviluppo di terapie sempre più mirate, capaci di rafforzare l’azione delle cellule immunitarie contro il cancro. La ricerca è il risultato di una collaborazione internazionale che ha coinvolto, oltre all’Università di Torino, istituzioni scientifiche in Spagna, Belgio e Stati Uniti.

redazione

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