Il Cpr di Torino si prepara a tornare a pieno regime. Sono infatti in fase di avvio i lavori di ristrutturazione delle aree attualmente chiuse, che permetteranno di riportare la capienza a 180 posti, mentre al momento il Centro per il Rimpatrio di corso Brunelleschi può ospitare massimo 70 persone.
Riportare la capienza a 180 posti
Delle sei aree dove sono suddivise le persone detenute, attualmente solo tre sono funzionanti del tutto o in parte. Ogni area è composta da cinque moduli e ognuno di questi può ospitare sette persone. Dalla sua riapertura un anno fa, infatti, molte aree del centro sono state interessate da incendi o danneggiamenti che li hanno resi inagibili.
Come riportato dalla garante dei detenuti del comune di Torino Diletta Berardinelli nel monitoraggio strutturale 2026 presentato in commissione legalità, a fine marzo sono stati avviati i lavori per recuperare quattro moduli danneggiati in due aree, mentre a breve dovrebbero iniziare quelli per ripristinare le aree Bianca e Viola, completamente chiuse perché colpite da incendi ad aprile e maggio 2025.
I numeri dello scorso anno
Da marzo 2025 al 30 giugno, gli stranieri rimpatriati sono stati 18, oltre a 11 trasferiti al centro in Albania, mentre 78 sono stati rilasciati, a fronte di 196 stranieri trattenuti in quei due mesi. Per l'assessore ai servizi sociali Jacopo Rosatelli, i numeri non giustificano l'esistenza di questo luogo, in cui le persone trattenute soffrono condizioni di vita miserabili. "Chi ha in mente di portare a 160 persone la presenza del CPR vive su un altro pianeta - ha commentato - Difficile trovare una sola ragione dell'esistenza di questa struttura nel cuore della città, che potrebbe essere usata per qualsiasi attività a favore della cittadinanza. L'evidenza indica che questi luoghi non funzionano e non funzioneranno mai".
L'assenza delle attività quotidiane
La garante Berardinelli ha segnalato l'assenza di arredi essenziali come tavoli, sedie e sgabelli, l'utilizzo di materassi improvvisati in condizioni simili a bivacchi, la privacy inesistente nei servizi igienici e nelle camere, il numero esiguo di cellulari a disposizione per comunicare all'esterno, che genera anche litigi e tensione all'interno dei moduli.
Ma il problema più grande, a differenza del carcere, è la quasi totale assenza di attività quotidiane, che rendono il tempo trascorso all'interno del CPR una lunga attesa da passare in stati di ansia e apprensione per il proprio futuro, spesso senza capire bene cosa stia succedendo.












