Attualità | 17 aprile 2026, 18:28

Il Cpr tornerà a riempirsi: un anno dopo la riapertura, al via i lavori per raddoppiare la capienza

Dai 70 posti attuali, al termine della ristrutturazione delle aree danneggiate dagli incendi, il Centro di corso Brunelleschi potrà ospitare 180 persone

Una immagine del Cpr di corso Brunelleschi

Una immagine del Cpr di corso Brunelleschi

Il Cpr di Torino si prepara a tornare a pieno regime. Sono infatti in fase di avvio i lavori di ristrutturazione delle aree attualmente chiuse, che permetteranno di riportare la capienza a 180 posti, mentre al momento il Centro per il Rimpatrio di corso Brunelleschi può ospitare massimo 70 persone.

Riportare la capienza a 180 posti

Delle sei aree dove sono suddivise le persone detenute, attualmente solo tre sono funzionanti del tutto o in parte. Ogni area è composta da cinque moduli e ognuno di questi può ospitare sette persone. Dalla sua riapertura un anno fa, infatti, molte aree del centro sono state interessate da incendi o danneggiamenti che li hanno resi inagibili.

Come riportato dalla garante dei detenuti del comune di Torino Diletta Berardinelli nel monitoraggio strutturale 2026 presentato in commissione legalità, a fine marzo sono stati avviati i lavori per recuperare quattro moduli danneggiati in due aree, mentre a breve dovrebbero iniziare quelli per ripristinare le aree Bianca e Viola, completamente chiuse perché colpite da incendi ad aprile e maggio 2025.

I numeri dello scorso anno

Da marzo 2025 al 30 giugno, gli stranieri rimpatriati sono stati 18, oltre a 11 trasferiti al centro in Albania, mentre 78 sono stati rilasciati, a fronte di 196 stranieri trattenuti in quei due mesi. Per l'assessore ai servizi sociali Jacopo Rosatelli, i numeri non giustificano l'esistenza di questo luogo, in cui le persone trattenute soffrono condizioni di vita miserabili. "Chi ha in mente di portare a 160 persone la presenza del CPR vive su un altro pianeta - ha commentato - Difficile trovare una sola ragione dell'esistenza di questa struttura nel cuore della città, che potrebbe essere usata per qualsiasi attività a favore della cittadinanza. L'evidenza indica che questi luoghi non funzionano e non funzioneranno mai".

L'assenza delle attività quotidiane

La garante Berardinelli ha segnalato l'assenza di arredi essenziali come tavoli, sedie e sgabelli, l'utilizzo di materassi improvvisati in condizioni simili a bivacchi, la privacy inesistente nei servizi igienici e nelle camere, il numero esiguo di cellulari a disposizione per comunicare all'esterno, che genera anche litigi e tensione all'interno dei moduli. 

Ma il problema più grande, a differenza del carcere, è la quasi totale assenza di attività quotidiane, che rendono il tempo trascorso all'interno del CPR una lunga attesa da passare in stati di ansia e apprensione per il proprio futuro, spesso senza capire bene cosa stia succedendo.

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