Attualità | 18 aprile 2026, 15:49

Quando i boschi cambiano e l’acqua fa paura: mezzo secolo di Aib e Protezione civile a Villar Pellice

Dai primi interventi con mezzi improvvisati all’organizzazione attuale: il racconto dei volontari tra cambiamenti ambientali e emergenze in Val Pellice

Quando i boschi cambiano e l’acqua fa paura: mezzo secolo di Aib e Protezione civile a Villar Pellice

All’inizio erano una dozzina e dovevano occuparsi dei rari incendi che accadevano in paese. Allora, infatti, i boschi erano più ‘puliti’: le foglie andavano a ruba tra chi le usava al posto della paglia come lettiera delle mucche. Ripercorrendo i suoi 50 anni di storia, che sta festeggiano da ieri a domani, la squadra Aib (Antincendio boschivo) e Protezione civile di Villar Pellice racconta la trasformazione di due mondi. Quello della gestione e prevenzione delle emergenze e quello della vita agricola in Val Pellice. La squadra, che questo fine settimana festeggia l’anniversario, è stata una delle prime fondate in vallata.

La motosega storica e i guanti in amianto

L’atto costitutivo è del 12 novembre del 1976. Il mese successivo, il Consiglio comunale di Villar Pellice, presieduto dal sindaco Paolo Frache, prendeva atto della nascita della ‘squadra volontaria costituita per la estinzione degli incendi’, chiedendo un contributo alla Regione per l’acquisto della prima attrezzatura. Si trattava di comprare i primi guanti in amianto felpato, caschi, roncole, rastrelli, badili, picconi, un cinturone di sicurezza, un decespugliatore, una cassetta del pronto soccorso e una motosega. “La motosega acquistata allora è ancora in dotazione della squadra, la teniamo come cimelio” racconta Luca Biesuz, presidente della squadra.

La nascita del gruppo di volontari era stata sollecitata dalla Stazione forestale di Bobbio Pellice con cui si coordinava per gli interventi.

“Quando arrivò la motosega, e la prima motopompa piccolina, pensammo che era già meglio di niente... Allora ci spostavamo con i nostri mezzi e tra di noi non c’era gerarchia” ricorda Ronni Janavel, uno dei dodici fondatori della squadra.

Inoltre, i primi volontari si presentavano sul fronte del fuoco con gli abiti che avevano a casa: “Mi ricordo che le che prime divise verdi non arrivarono subito, ma verso il 1980” aggiunge uno degli altri fondatori, Gianni Catalin.

Proprio nel 1980 i gruppi vengono organizzati in vere e proprie squadre antincendio Aib con l’intervento della Comunità montana.

I primi componenti e le tre sedi

I nomi di tutti e dodici fondatori non sono ancora stati rintracciati, nonostante una ricerca compiuta una ventina d’anni fa, in occasione dell’anniversario dei 30 anni. Tuttavia, nel notiziario di Villar Pellice del 1981, sono citati i componenti della squadra di quell’anno, tra cui c’erano, probabilmente, anche alcuni dei fondatori. Sergio Davit e Franco Cairus erano i responsabili del gruppo di cui facevano parte Riccardo Garnier, Lello, Danilo e Roby Dalmas, Natalino Catalin, Arturo Barolin, Renato Caiurs, Renato Gonnet, Roberto Davit, Carmelo Gurrieri, Valter Cogno, Giovannino Fostel, Luciano Charbonnier, Silvano ed Eugenio Michelin Salomon e Luciano Long. Oltre ai già citati Ronni Janavel e Gianni Catalin.

“I primi capogruppo furono proprio Davit e Cairus, seguiti da Gianni Catalin a cui subentrai io. Ora la guida della squadra è nelle mani di Christian Rostagnol” spiega Biesuz.

L’attuale sede di via Ruà 25 (ex Sella) è diventato punto di riferimento dei volontari dal 2013. “Prima avevano a disposizione solo un piccolo spogliatoio all’interno del municipio. A seguito dello spostamento dell’archivio comunale, tuttavia, si era liberato uno spazio più grande con ingresso autonomo rispetto agli uffici. Lì venne trasferita la sede dei volontari” racconta Biesuz. Con l’acquisto di nuova attrezzatura e dei primi mezzi, come la Campagnola attrezzata con vasca e motopompa, la squadra aveva però bisogno di nuovi spazi: “Così negli anni Novanta avvenne il trasferimento al vecchio mulino ristrutturato ‘Rubattera’ e infine in via Ruà”.

L’abbandono di boschi e i primi grandi incendi

A fine degli anni settanta l’esigenza di organizzare una squadra per l’estinzione degli incendi era nata perché il territorio stava cambiando. “I boschi cominciavano ad essere abbandonati, quindi si erano verificati i primi grandi incendi. La stazione dei vigili del fuoco più vicina era quella di Torre Pellice ma intanto ci eravamo già mossi per organizzarci ad intervenire almeno per gli incendi in paese” racconta Janavel.

Il problema degli incendi boschivi cresceva proprio quegli anni: “Prima si verificavano in quota dove veniva dato fuoco per pulire i terreni degli alpeggi” ricorda Catalin. Poi il fuoco ha cominciato a scendere di quota: “I boschi si sono riempiti di rovi e di foglie. La gente ha smesso infatti di raccoglierle come faceva per preparare le lettiere delle mucche nelle stalle” aggiunge.

I volontari cercavano di spegnere le fiamme con l’acqua che trovavano sul posto: “Meglio nell’indritto, dove c’erano due acquedotti. Nell’inverso invece non c’era nulla” rivela Catalin. Inoltre mancavano le piste che oggi possono percorrere con i mezzi e spesso si saliva a piedi.

Le alluvioni, Prarostino e Rocca Bera

Tuttavia gli interventi più drammatici ricordati dai volontari storici sono legati all’acqua più che al fuoco: “Come l’alluvione del maggio del 1977, quando ci eravamo appena costituiti. E poi quelle del 2000 e del 2008. Sono eventi che non dimenticheremo mai” ammette Janavel.

A Parostino invece è legato il ricordo dell’incendio più pauroso: “Tutti i volontari della Valle erano accorsi per spegnere le fiamme – continua –. Eravamo costretti ad usare di tutto per trasportare l’acqua, come gli abbeveratoi delle mucche e le cisterne per il trasporto dei liquami”.

Nei ricordi c’è la paura ma anche la soddisfazione per aver contribuito a conservare la natura: “Come la faggeta di Rocca Bera entrata poi in un Sic (Siti di importanza comunitaria, ndr) – racconta Janavel –. Riuscimmo a salvarla dell’incendio che a dicembre del 1981 stava per divorarla. Fu un lavoro impegnativo che richiese l’intervento di 130 volontari, numerose autobotti e un elicottero anticendio”.

Elisa Rollino

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