La filosofia l’ha incontrata una decina di anni fa, ora spera con i suoi scritti di far riflettere le persone e trasmettere un messaggio che possa aiutare nella propria esistenza.
Giovanni Barbera ha 56 anni, dall’ottobre 2024 è segretario generale del Comune di Pinerolo, dove si è trasferito. Assieme al suo lavoro fatto di burocrazia e norme, porta avanti la passione per la riflessione filosofica e per la scrittura. Una convivenza non facile soprattutto per il tempo a disposizione, ma che esprime le sue inclinazioni.
“In passato ho studiato al conservatorio di Vicenza, imparando a usare strumenti come il sitar indiano. Approfondivo i pensieri dell’induismo e del buddismo, poi mi sono orientato sulla filosofia – rivela –, per me è stato un passaggio naturale da un pensiero più spirituale a uno razionale, nel senso del Logos greco”.
Nel 2023 ha scritto il suo primo libro: ‘La voce disgiuntiva dell’essere. Sull’opera di Emanuele Severino nell’interpretazione di Gabriele Pulli’ (Liguori).
“Scrivere mi è stato sollecitato da due amici professori universitari, Gian Antoni Gilli, che insegna Sociologia, e lo stesso Pulli – spiega –. Il primo saggio partiva dal pensiero di Severino e affrontava ‘i post-severiniani’, con questo secondo libro scendo di più nel tema del ‘vivibile’, con un approccio più fenomenologico”.
‘La felicità che tiene. Perché non possiamo salvarci da soli’ è stato edito quest’anno, sempre da Liguori, e verrà presentato stasera, martedì 23 giugno, alle 17, alla biblioteca Alliaudi di via Battisti. Dialoga con l’autore il saggista e filosofo Franco Milanesi.
“Il volume ha una ricca bibliografia, ma è senza note, perché si ispira al modo di fare filosofia di epicurei e stoici – premette –. Ho provato a trasmettere un criterio di lettura del vissuto e del vivibile”.
In altri termini, la felicità non è quella dell’entusiasmo del momento, dell’attimo felice. Non è semplicemente emozionale, ma è ciò che permane in un assetto di vita che muta e garantisce una continuità di senso. Barbera lo spiega così: “Per dare un’idea uso due iperboli. La prima è che si potrebbero vivere momenti felici in un assetto di vita che non regge, perché il lavoro è alienante, i legami sono frantumati e così via. Così come si può vivere un momento di sconforto, dolore o malattia, pur essendo felici, perché si è una situazione dove ci sono relazioni solide e chi ci presta cura”.










