"Fiorenzo Alfieri, assessore della Città di Torino, dirigente scolastico, pedagogista": da oggi é questo il nome della piazzetta davanti all'Istituto Comprensivo Tommaseo. A promuovere l'intitolazione, "con grande tenacia", l'ex dirigente della scuola e consigliera comunale del PD Lorenza Patriarca.
Luci d'Artista e TFF
Questa mattina - a pochi passi dai Giardini Cavour - c'era una parte importante del mondo istituzionale allo scoprimento della targa, in memoria di uno dei più grandi protagonisti del mondo culturale torinese dagli anni '70 fino al 2020, quando Alfieri morì a causa di complicanze legate al COVID. Nato a Polignano a Mare, dopo essersi laureato in pedagogia, fu fondatore del gruppo piemontese del Movimento di Cooperazione Educativa.
Da lì prese avvio la sua carriera politica, come assessore con gli ex sindaci Diego Novelli, Valentino Castellani e Sergio Chiamparino, con deleghe alle Politiche Giovanili, Sport e Cultura. Nei suoi anni di mandato sorsero, fra le altre, l'Informagiovani, Sportinsieme e Festival Cinema Giovani (oggi Torino Film Festival): è l'ideatore di Luci d'Artista, che a lui ha dedicato la 25° edizione.
"Un maestro"
"Una cosa che spicca, - ha detto la vicepresidente del Consiglio Comunale Ludovica Cioria - era la sua testarda volontà di non lasciare indietro nessuno. Spero che le risate dei bambini riempiano l'aria di questa piazza. Ci manca molto il suo sguardo". "Alfieri è stato dirigente e maestro, nell'accezione più ampia del termine" ha sottolinea la presidente della Circoscrizione 1 Cristina Savio, ricordando come da assessore promosse e coordinò il lavoro del primo piano strategico della città.
Cultura come motore economia
"Grazie - ha sottolineato la figlia - a chi ha voluto dedicargli questa piazzetta: la grande partecipazione di questa mattina gli avrebbe fatto piacere. Quando era assessore con Novelli mi raccontava che, quando andava a fare lezione, era contento e fischiettava: la scuola è sempre stata una sua grande passione". A salire sul palco poi Matteo Bagnasco, responsabile della Fondazione Obiettivo Cultura della Compagnia di San Paolo: "Ho avuto la fortuna di lavorare dieci anni con Fiorenzo: sono stati intensi ed emozionanti. La scuola ebbe un enorme peso nella sua vita: per lui l'educazione dei bambini non poteva limitarsi a ciò che accadeva solo tra i banchi. Tutta la città doveva essere un'occasione per vivere esperienze educative: aveva un approccio pedagogico alle cose, che non lo abbondò mai. Per lui la cultura andava considerata come altri comparti, cioè capace di creare posti di lavoro ed economia".
"Lavorare con Fiorenzo - ha chiosato Bagnasco - era una vera scuola: era un educatore sempre, faceva emergere da ciascuno i propri talenti anche quando le capacità erano diverse dalle sue". A prendere poi la parola il sindaco Stefano Lo Russo, che ebbe il primo incontro con Alfieri nelle vesti di consigliere del Pd con l'allora primo cittadino Sergio Chiamparino. "Ricordo che Fiorenzo riteneva che la cultura non fosse contraria alla manifattura, ma complementare: questo pensiero oggi è un patrimonio collettivo acquisito, ma quando ho iniziato a fare politica io non lo era".
"All'epoca - prosegue - c'era un dibattito conflittuale tra chi riteneva che investire in cultura non fosse necessario e tra chi, come Fiorenzo, lo riteneva doveroso. Lui è arrivato da Polignano a Mare: se Torino oggi è così, lo dobbiamo alle persone arrivate da fuori come lui, che hanno visto qui un luogo dove costruire la propria vita. Oggi la forza di una città anche è quella di attrarre le persone, che possono arricchire il territorio: il nostro compito èè di dare fiducia ai giovani. Fiorenzo ha avuto il coraggio di investire e credere nel futuro e quindi nei giovani".
"Un vulcano"
A prendere parte alla cerimonia anche l'ex sindaco Valentino Castellani, molto amico di Alfieri. "Se dovessi usare - ha raccontato - un titolo giornalistico direi che era un vulcano: era incontenibile, sempre capace di proporre idee di cui non aveva valutato la portata, sempre proiettato in grande. Mi ricordo il giorno in cui venne in ufficio a proporre le "Luci d'Artista". semplice ma geniale. Io penso che la sua più grande eredità fosse il suo rapporto con i giovani: con il piano strategico ha cresciuto una generazione, che ora occupa una posizione di rilievo. Crescere una classe dirigente è una responsabilità, un modo per costruire il futuro".
Regala di lui invece immagini di quotidianità Evelina Christillin: "Tra le virtù principali sicuramente quella di essere un grande chef, davamo i voti ai suoi piatti. Con lui ci siamo divertiti molto". "Oggi - ha detto l'assessore alla Cultura Rosanna Purchia - è un vero privilegio occupare il suo stesso".


















