Il Tribunale Civile di Roma, Seconda Sezione Civile, con sentenza n. 154/2026 depositata il 7 gennaio 2026, ha condannato il Ministero della Difesa al risarcimento dei danni in favore di Paola Maria Santospirito, moglie del Luogotenente della Marina Militare Leonardantonio Mastrovito, riconosciuto Vittima del Dovere e invalido al 100% per patologie contratte a seguito dell’esposizione ad amianto, uranio impoverito e altre sostanze altamente tossico-nocive nel corso di oltre trent’anni di servizio, comprese missioni all’estero e nei Balcani e sulla Nave Vittorio Veneto. L’Osservatorio Vittime del Lavoro ed equiparato alle Vittime del Dovere, presieduto dall’ Avv. Ezio Bonanni continua ad assistere mogli, figlie e sorelle dei militari dell’Esercito al fine di ottenere piena tutela. Uno degli impegni fondamentali assunti dall’Avv. Ezio Bonanni è il patrocinio legale e la difesa delle donne che sono state esposte ad amianto per avere lavato tute e uniformi ed altri indumenti dei loro congiunti, mariti, figli e fratelli. Proprio questo grande sacrificio deve essere riconosciuto per chi ha subito danni alla salute fino alla morte con il riconoscimento della equiparazione a vittima del dovere. Questo permette di rendere merito ad un popolo che si è dedicato in pieno anche alla tutela della democrazia e della pace, essendo le Forze Armate, Marina, Aeronautica ed Esercito, oltre alla stessa Arma dei Carabinieri, deputate alla salvaguardia della Nazione e del tricolore d’Italia.
La decisione rappresenta un passaggio di particolare rilievo, poiché riconosce in modo esplicito la responsabilità del Ministero anche per i danni subiti dai familiari dei militari, esposti indirettamente agli stessi agenti patogeni attraverso il contesto domestico. I coniugi Mastrovito e Santospirito risiedono attualmente a Taranto.
Cosa ha stabilito il Tribunale di Roma
Il Tribunale di Roma ha accertato che l’esposizione professionale del militare ad amianto e ad altri agenti cancerogeni ha determinato una contaminazione indiretta della moglie, avvenuta attraverso la manipolazione degli indumenti da lavoro e delle divise militari. È stato riconosciuto un chiaro nesso causale tra tale esposizione domestica e le patologie riscontrate nella donna. La sentenza richiama espressamente il principio della “contaminazione domestica”, evidenziando come la letteratura scientifica riconosca da tempo casi di asbestosi nelle mogli dei lavoratori esposti, contaminate per via indiretta dal contatto con gli abiti da lavoro, sui quali le fibre di amianto possono persistere e diffondersi nell’ambiente domestico. La consulenza tecnica d’ufficio, integralmente recepita dal Tribunale, ha accertato in capo a Paola Maria Santospirito la presenza di asbestosi con compromissione della funzionalità respiratoria, un disturbo dell’adattamento con umore ansioso concausato e un danno biologico permanente quantificato complessivamente nella misura del 15%.
Rigettate le eccezioni del Ministero
Il Tribunale ha respinto tutte le eccezioni preliminari sollevate dal Ministero della Difesa, comprese quelle relative alla competenza territoriale e alla prescrizione. In particolare, il giudice ha ribadito che il termine prescrizionale decorre dal momento della prima conoscenza scientificamente attendibile del nesso causale tra esposizione e danno, individuato nel 31 dicembre 2019. È stata inoltre affermata la responsabilità del Ministero ex art. 2043 c.c. per non aver adottato tutte le misure di prevenzione e protezione necessarie a tutelare la salute dei militari e, indirettamente, quella dei loro familiari.
Il quantum del risarcimento
Il Tribunale ha liquidato un risarcimento complessivo pari a 65.387 euro, comprensivo del danno biologico permanente, della personalizzazione del danno e del danno morale. Sono stati inoltre riconosciuti gli interessi legali e la rivalutazione monetaria a decorrere dal 31 dicembre 2019, nonché la condanna del Ministero al pagamento delle spese processuali e della consulenza tecnica d’ufficio.
Le dichiarazioni dell’Avv. Ezio Bonanni e della Sig.ra Santospirito
«Questa sentenza segna un punto di svolta di portata nazionale – dichiara l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della sig.ra Santospirito –, infatti il Tribunale ha accertato in modo netto che l’amianto e gli altri cancerogeni presenti negli ambienti e nelle unità militari non colpiscono solo i militari, ma entrano nelle loro case, contaminando mogli e familiari attraverso le divise, la pelle e i capelli. È un riconoscimento giudiziario di enorme valore civile e sociale».
Paola Maria Santospirito, oggi coordinatrice dell’Osservatorio Vittime del Dovere per la città di Taranto, afferma: «Questa sentenza non restituisce la salute perduta, ma restituisce verità e dignità. Per anni ho vissuto sulla mia pelle le conseguenze di un’esposizione che non avevo scelto. Oggi un giudice ha scritto nero su bianco che ciò che è accaduto era evitabile».
Le prossime azioni
«Il risarcimento riconosciuto rappresenta un passaggio fondamentale nell’accertamento delle responsabilità – aggiunge l’avv. Bonanni – ma non esaurisce l’entità del danno subito. Per questo motivo proporremo appello, al fine di ottenere una tutela piena ed equa dei diritti della vittima».
L’impegno dell’ONA e dell’Osservatorio Vittime del Dovere
L'Osservatorio Nazionale Amianto – ONA APS, e lo stesso Osservatorio, continua a portare avanti il suo impegno in tutta Italia. In modo particolare nel Lazio, Toscana, Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto e Puglia, ove sono stanziati i siti nei quali è stato utilizzato amianto fino alla messa al bando con la L. 257/92. Sia l’ONA che l’Osservatorio Vittime del Dovere si avvalgono dell’attività dell’Avv. Ezio Bonanni. Le sedi ONA, nel territorio nazionale, sono impegnate sul territorio, con assistenza continua. Per la prevenzione primaria e la tutela dei lavoratori e cittadini esposti e vittime dell'amianto e di altri cancerogeni. Proprio per realizzare le finalità di prevenzione primaria, l'associazione ha a suo tempo costituito lo sportello ONA. Per la tutela dei cittadini e lavoratori è sufficiente contattare telefonicamente il numero verde ONA gratuito 800 034 294, oppure scrivere direttamente attraverso il sito ONA.










