Foto della Guida Suprema Ali Khamenei strappate, calpestate e bruciate. Bandiere dell'Iran ma anche degli Stati Uniti e di Israele. Foto del principe ereditario in esilio Reza Pahlavi. Sono le immagini di piazza Castello durante una delle due manifestazioni torinesi a sostegno dell'Iran libero, mentre in patria chi scende in piazza viene trucidato dal regime degli Ayatollah. Primo Piano è stato in piazza a parlare con chi si batte per un Iran libero.
Varie centinaia di persone hanno partecipato, intonando cori e canti in persiano come "Possiamo morire per l'Iran" o "Trump act now". Chi ha organizzato questa manifestazione chiede infatti l'intervento del mondo esterno in supporto al proprio popolo, che sta subendo una repressione fortissima per le proteste.
Saghi, dell'associazione Diar Iran, racconta che "Lì c'è il blackout totale, nessuno se i propri cari, gli amici, i fratelli sono vivi o sono stati ammazzati. Sentiamo parlare di 12 o 20 mila morti. Chi è riuscito a scappare dice che ogni strada è piena di cadaveri. Sono entrati nelle case e chiedono soldi per avere indietro il corpo e per i proiettili che hanno sparato".
Dalla piazza sono giunti appelli all'intervento esterno e di sostegno a Reza Pahlavi, cioè il figlio in esilio dell'ultimo sovrano dell'Iran prima della Rivoluzione Islamica, che portò al potere la Guida Suprema Khomeini. "Cantiamo 'lunga vita allo scià' - ha spiegato Saghi -, sono gli stessi cori che sentiamo in Iran in questi giorni".
Non tutti, però, la pensano allo stesso modo: per sabato 17 è prevista in piazza Carignano un'altra manifestazione, stavolta organizzata dall’Associazione Iran Libero e Democratico, che sostiene il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana e la sua leader Maryam Rajavi. Nella loro visione, la caduta degli Ayatollah deve essere perseguita dal solo popolo iraniano, senza interventi esterni, e in seguito instaurare una repubblica laica e democratica.
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