Torino torna a farsi palco di una mobilitazione politica che va oltre i confini nazionali. Nel cuore della città nonostante la pioggia incessante, in piazza Carignano, si è svolta la manifestazione in solidarietà con il popolo iraniano in rivolta contro il regime e a sostegno della Resistenza organizzata. A promuoverla è l'Associazione Iran Libero e Democratico, fondata nel 2009 da esuli politici iraniani e presieduta da Tullio Monti.
L'iniziativa nasce come atto pubblico di vicinanza alle proteste che da mesi attraversano l'Iran e come sostegno politico al Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, guidato dalla leader eletta Maryam Rajavi. Una Resistenza che da 45 anni si oppone al regime teocratico e che paga un tributo di sangue pesantissimo, con oltre 120.000 martiri.
La piattaforma della Resistenza
Al centro della mobilitazione c'è il progetto politico della Resistenza iraniana: un Iran libero e democratico, repubblicano, fondato su elezioni libere, pluralismo politico, stato di diritto e laicità delle istituzioni. Un programma che chiede la separazione giuridica tra Stato e religione, l'abolizione della religione di Stato, la piena libertà religiosa, la parità giuridica tra uomini e donne e la libertà di abbigliamento femminile, con l'eliminazione dell'obbligo del velo.
Tra i punti cardine anche l'abolizione della Sharia, della pena di morte, della tortura, delle detenzioni arbitrarie e la piena tutela dei diritti umani. La Resistenza rivendica inoltre un Iran senza armi nucleari e in pace con tutti i Paesi della regione, compreso Israele, e un modello economico di economia sociale di mercato. Un elemento ribadito con forza dagli organizzatori è il rifiuto di qualsiasi intervento armato esterno: la caduta del regime, sostengono, deve essere opera del popolo iraniano stesso.
Le minacce dal regime
Il clima che circonda l'attività dell'associazione è tutt'altro che simbolico. Nelle ultime settimane tre dirigenti dell'Iran Libero e Democratico avrebbero ricevuto ripetute minacce di morte via WhatsApp, riconducibili, secondo quanto riferito, al ministero dell'Informazione iraniano. Messaggi dettagliati, con riferimenti alle abitudini quotidiane e agli spostamenti, giudicati dagli organi di Polizia seri e attendibili.
Tra i destinatari delle intimidazioni c'è il vicepresidente del Comitato Iran Libero e Democratico, Yoosef Lesani, farmacista, residente a Torino dal 1992 ed espulso dall'Iran negli anni Ottanta per la sua partecipazione alle proteste studentesche. Lesani racconta un impegno che dura da decenni e che oggi vede la Resistenza iraniana in prima linea contro quello che definisce un fascismo religioso al potere.
"Da sempre, in tutti questi anni, noi vicini al Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana siamo attivi. Oggi le unità in prima linea lottano contro il fascismo religioso al potere, quindi è importante l'organizzazione. Vogliamo essere la voce dell'Iran in piazza e urlare al mondo la richiesta del popolo iraniano di superare il regime e instaurare una Repubblica laica. Noi siamo solo l'eco di quella voce: alla fine saranno gli iraniani a decidere il leader. Il nostro compito è portare l'Iran verso la democrazia e riconsegnare il Paese agli iraniani. Non è che dopo anni di lotte arriva qualcuno e si appropria di questa battaglia, come per il caso di Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià".
Lesani racconta anche il clima di paura che circonda chi simpatizza per la Resistenza: molti studenti, spiega, sostengono il movimento ma si coprono il volto durante le manifestazioni per timore di ritorsioni sui familiari rimasti in patria, dove per questi reati si rischiano tortura e impiccagione. Il vicepresidente è stato minacciato quattro volte solo quest'anno, sia sui social sia direttamente sul suo numero personale. "Il regime non vuole che raccontiamo la realtà", spiega Lesani.
Tra i messaggi ricevuti, uno invita esplicitamente alla collaborazione sotto minaccia di gravi conseguenze per lui e la sua famiglia.
Le adesioni politiche
Alla manifestazione hanno aderito diverse forze e rappresentanti istituzionali. Il presidente dell'associazione, Tullio Monti, ha sottolineato come il sostegno al popolo iraniano vada avanti senza interruzioni dal 2009. "Da anni diamo solidarietà al popolo in rivolta in questa battaglia esistenziale contro la peggiore dittatura che il nostro Paese abbia conosciuto. Siamo contrari a qualsiasi intervento armato esterno: il popolo iraniano vuole la democrazia e liberarsi con le proprie mani", ha spiegato il presidente Tullio Monti.
Dal mondo istituzionale è arrivata anche la voce del Consiglio regionale del Piemonte. Il presidente Davide Nicco ha ribadito la necessità di una presa di posizione chiara.
"Siamo qui come Consiglio per dimostrare la vicinanza al popolo iraniano, sia a chi è in patria sia agli esuli", ha detto il presidente del consiglio regionale.
"Confrontandomi in questi giorni con alcuni rappresentanti della comunità iraniana in Piemonte – ha aggiunto Nicco – emerge un dato che fa davvero spavento: se in due anni di conflitto in Ucraina le vittime sono state oltre 14 mila, in Iran, in poche settimane, si parla già di circa 12 mila persone uccise. Numeri che restituiscono tutta la drammaticità di quanto sta accadendo e che impongono alla comunità internazionale di non voltarsi dall’altra parte".
"Raccogliendo le sollecitazioni dell’Ufficio di Presidenza del Comitato per i Diritti Umani e Civili – conclude Nicco – abbiamo presentato, a mia prima firma, un Ordine del Giorno che sarà discusso nel prossimo Consiglio regionale di giovedì 22 gennaio, con l’auspicio che l’Aula lo approvi all’unanimità, per dare un segnale forte e chiaro di vicinanza al resistenza iraniana che sta combattendo per la libertà di un paese, contro un regime che non governa con il consenso del popolo ma al contrario facendo leva sulla paura, sulla violenza e sulla morte".
Presente anche il parlamentare del PD, Andrea Giorgis, che ha richiamato il ruolo centrale delle donne nella protesta iraniana. "Oggi siamo accanto al popolo iraniano che si sta battendo perché anche in Iran si possano esercitare diritti fondamentali e libertà naturali. Va portata avanti una battaglia che vede un protagonismo straordinario delle donne, ed è un elemento che dà ancora più forza a una giusta lotta di libertà".
Infine, tra i sostenitori dell'iniziativa si registrano i partiti di: Azione, Democrazia Cristiana, Forza Italia, Fratelli d'Italia, Italia Viva, Lega, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Partito Socialista Italiano, Radicali e Europa Radicale.











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