Torino riscopre una delle sue figure più profonde e, forse, meno raccontate. All'Oratorio di San Filippo Neri prende forma un percorso triennale di iniziative dedicato al Beato Sebastiano Valfrè, sacerdote oratoriano che tra Seicento e Settecento seppe anticipare di oltre un secolo quella stagione torinese che avrebbe visto protagonisti don Bosco, Cottolengo, Murialdo e Cafasso. Il progetto guarda al 2029, anno del quarto centenario della nascita del Beato, e si propone di restituire al pubblico una figura centrale nella storia religiosa, sociale e civile della città.
A fare gli onori di casa è stato padre Simone Furno, rettore della Chiesa di San Filippo Neri, che ha richiamato il valore dell'oratorio come luogo vivo, radicato nel territorio e nella quotidianità delle persone: "Sono molto contento di questa giornata per parlare del cuore delle nostre congregazioni, cioè l'oratorio. Questo luogo è davvero il centro della nostra attività".
"La cosa bella degli oratori è che sono in una realtà in cui fioriscono o muoiono: anche qui a Torino la nostra Congregazione sta fiorendo e siamo vivi in città - ha aggiunto Don Furno -. Siamo sempre stati presenti per la nostra città, anche in tempi non facili non ci siamo mai tirati indietro. La figura del Valfrè è infatti per noi un punto di riferimento, soprattutto per la vita quotidiana: abbiamo recuperato alcuni momenti particolari della giornata da suoi verbali, rivivendo così le sue stesse tradizioni".
Una figura che unisce Chiesa, città e territorio
Accanto alla Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri, il progetto coinvolgerà anche l'Arcidiocesi di Torino e la Diocesi di Alba. A sottolineare il valore ecclesiale e umano dell'iniziativa è stato infatti Don Massimo Scotto, della Diocesi di Alba: "Il Beato Valfrè e la Congregazione di San Filippo stanno dando davvero vita alla storia della Chiesa, una storia di salvezza che è presente e che ci orienta. La nostra Diocesi è pronta a fare la sua parte ospitando iniziative e segnando oggi il punto di inizio di un progetto che vuole mettersi in gioco per il prossimo e trasmettere un po' di umanità".
Un messaggio che si intreccia con quello delle istituzioni torinesi, dove l'assessora alla Cultura Rosanna Purchia ha richiamato il filo rosso che lega Valfrè alla vocazione solidale di Torino: "Dobbiamo credere in questo progetto e partecipare alle iniziative che ricordano figure come Valfrè, un uomo del popolo che ha lanciato a Torino il seme di altruismo e generosità che continua ancora oggi. Quest'uomo, 400 anni fa, fece di Torino la capitale dell'accoglienza".
Dal Palazzo al popolo, senza mai appartenere al potere
A ricostruire il profilo storico del Beato è stato lo studioso Daniele Bolognini, che ha messo in luce la complessità di una figura capace di muoversi tra i vertici del potere e le strade della città: "È stata una figura davvero carismatica. Fin da subito si rimbocca le maniche, frequenta un collegio di gesuiti e arriva a laurearsi con la licenza in teologia. Assiste il morente Carlo Emanuele II, diventandone il precettore e creando un rapporto che durerà tutta la vita. Nonostante questo non è un uomo di Palazzo: sarà mediatore e paciere tra la Santa Sede e il re, ma soprattutto diventa un uomo del popolo. Di notte i soldati sapevano che girava per strada accompagnando le persone senza casa nei dormitori".
Un sacerdote che sceglie la povertà, rifiuta la nomina ad arcivescovo e fa della carità organizzata una missione quotidiana, costruendo una rete di aiuti che attraversa tutta la città. Il senso complessivo del progetto è stato delineato da Gian Maria Zaccone, direttore del Centro Internazionale di Studi sulla Sindone, che ha collocato l'iniziativa in una prospettiva più ampia spiegando come la figura del Beato possa rappresentare un vero contributo per Torino e il Piemonte.
"Il recupero della figura del Beato Sebastiano Valfrè, del suo messaggio e del suo esempio potrà rappresentare un contributo importante che la Chiesa piemontese, la Città di Torino e il Piemonte offriranno alla riflessione verso il Giubileo della Redenzione del 2033. Presentiamo un percorso triennale verso il quarto centenario della nascita, con iniziative modulate sul territorio e non solo, con lo scopo di giungere a celebrare in modo consono la ricorrenza, valutando nel contempo anche le possibilità di riapertura dell'iter di canonizzazione", ha spiegato Zaccone.
Tra Sindone e Consolata: Valfrè anticipa la "Torino della carità"
Un cammino che infine vuole intrecciarsi anche con due simboli profondamente torinesi: la Consolata e la Sindone, elementi centrali della spiritualità del Valfrè e della storia cittadina. Padre dei poveri, consigliere dei potenti, educatore, uomo della strada e della notte: Sebastiano Valfrè resta una figura capace di unire fede, impegno sociale e responsabilità civile. Un capostipite di quella "Torino della carità" che, secoli dopo, avrebbe trovato nuove forme ma lo stesso spirito.












