Cultura e spettacoli | 08 febbraio 2026, 08:00

Al Teatro della Concordia “La nave del ritorno”: una narrazione sulla tragedia delle foibe

Lunedì 9 febbraio alle 21 a Venaria

Al Teatro della Concordia “La nave del ritorno”: una narrazione sulla tragedia delle foibe

Lunedì 9 febbraio alle 21, il Teatro della Concordia di Venaria Reale ospita La nave del ritorno, spettacolo prodotto dal Teatro dell’Aleph che affronta uno dei capitoli più dolorosi e complessi della storia del Novecento: la tragedia delle foibe e l’esodo degli italiani istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra.

Lo spettacolo sceglie la forma della narrazione teatrale, dando voce a personaggi che appaiono come ombre, presenze sospese tra memoria e testimonianza. Fantasmi del passato che emergono per raccontare, attraverso parole tratte da documenti storici e testimonianze reali, le violenze subite dalle popolazioni costrette ad abbandonare le proprie terre negli anni successivi alla fine della Seconda guerra mondiale.

Le vicende evocate non si limitano alla dimensione storica, ma assumono un valore universale: le parole delle vittime delle foibe diventano voce di tutti coloro che sono stati perseguitati – e continuano a esserlo – per motivi etnici, politici o religiosi.

La figura di Norma Cossetto

Tra i personaggi evocati emerge la figura di Norma Cossetto, giovane studentessa istriana arrestata nell’autunno del 1943 dai partigiani titini. La sua storia, una delle più emblematiche e tragiche, viene restituita come simbolo delle sofferenze patite da molte donne dell’Istria e della Venezia Giulia tra il 1943 e il 1945: donne colpite non per colpe personali, ma per legami familiari, appartenenze presunte o per il semplice fatto di vivere in territori contesi.

Norma Cossetto diventa così una figura-soglia, capace di rappresentare non solo una vicenda individuale, ma un dolore collettivo che ha segnato profondamente le comunità di confine.

Un lavoro costruito sulla ricerca

La nave del ritorno nasce da un lavoro di ricerca condotto dal regista Giovanni Moleri insieme agli interpreti Elena Benedetta Mangola, Diego Gotti e Salvatore Auricchio. Il testo è stato elaborato anche grazie all’incontro con l’Associazione delle comunità degli esuli istriani, fiumani e dalmati di Roma, contribuendo a costruire una drammaturgia fondata su fonti storiche e testimonianze dirette.

Ne risulta uno spettacolo essenziale, che affida alla parola e alla presenza attoriale il compito di attraversare la memoria, senza spettacolarizzare il dolore ma restituendone il peso umano e storico.

Info
Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)
Lunedì 9 febbraio 2026, ore 21
La nave del ritorno
Con Elena Benedetta Mangola, Diego Gotti e Salvatore Auricchio
Regia e testi: Giovanni Moleri
Produzione Teatro dell’Aleph
Biglietti: intero 7 euro
www.teatrodellaconcordia.it
tel. 0114241124 – info@teatrodellaconcordia.it

Daniele Angi

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Johanna Finocchiaro

Buongiorno, Good morning, Bonjour, Buenos Días, Namasté!
Sono Johanna. Classe 1990, nata a Torino, appassionata di musica, viaggi, lingue straniere e poesia. Già, POESIA.
Scrivo sin dalla tenera età (mi sono innamorata di lei al nostro primo incontro, alle scuole elementari) e leggo, leggo tanto, sempre e ovunque. La mia massima fonte d'ispirazione è la natura e l'arte sua complice: mi conquistano l'immediatezza, la forza comunicativa, la varietà di forme e concetti espressi, la contraddizione.
Viaggiando ho compreso quanto il mondo sia immenso, dinamico ed io piccola. Mi ci sono adattata, pian piano, stravolgendo i piani e spostando i limiti. Oggi, continuo ad essere curiosa. E gioiosa. Mi occupo di divulgazione culturale e ho all'attivo quattro pubblicazioni: Clic (L'Erudita Editore), Ramificare (Eretica Edizioni), Specchi (Scrivere Poesia Edizioni), L'Atto versato (Edizioni Il Cuscino di Stelle). Obiettivo primario: sostenere una cultura consapevole, socialmente impegnata.
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Questa rubrica nasce sotto una buona stella o così mi piace pensare; si propone, con determinazione, di avvicinare il lettore a un genere letterario incompreso quanto testardo: la poesia.
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