Torino ricorda l'intellettuale antifascista Piero Gobetti, a cento anni della sua morte, con una grande cerimonia al Teatro Carignano: in prima fila il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per la lectio magistralis del presidente del Comitato Nazionale per il centenario Gustavo Zagrebelsky.
L'ingresso del Capo dello Stato è stato salutato dagli applausi dei presenti. Mattarella, al termine dell'intervento del giurista, si è fermato per diverso tempo a parlare con lui. Prima di uscire dal Carignano ha salutato anche il nipote di Piero Gobetti, Andrea.
"Noi torinesi ci riconosciamo nello stile di Mattarella"
"Mi sono permesso di ringraziarlo - ha detto Zagrebelsky al termine della mattinata, in riferimento al colloquio con Mattarella - a nome di Torino e dei torinesi. Lui è siciliano, ma ha uno stile in cui noi sabaudi ci riconosciamo: sobrio, senza retorica, schiena dritta. Gli ho detto che Torino era molto grata della sua presenza. Poi ci siamo detti: caro Presidente ci rivedremo presto. E lui ha risposto: certamente".
E sull'insegnamento di Gobetti, da tenere ancora oggi presente, il giurista ha aggiunto: "Lo studio, il rigore, l'impegno, nessuna paura e soprattutto nessun voltagabbanismo".

101 giornalisti uccisi nel 2025
Ad aprire la giornata il presidente dell'Ordine dei Giornalisti del Piemonte Stefano Tallia: "Oggi inauguriamo un triennio di iniziative, che si chiuderanno 2028. Nel 2025 sono 101 i giornalisti uccisi nel mondo, mentre nel 2026 sono già quattro: quando si pensa al ruolo dell'informazione, si pensa a coloro che hanno tenuto acceso la luce in parti difficili del mondo".
"Democrazie non muoiono solo per colpo di Stato"
A prendere poi la parola il sindaco Stefano Lo Russo: "Ricordare Gobetti vuole dire non solo rendere omaggio ad una figura centrale della nostra storia civile e politica, ma ci consente anche di interrogare il presente". "Gobetti - ha proseguito il primo cittadino - aveva 25 anni quando morì, dopo essere stato aggredito più volte dai fascisti. Aveva capito che le democrazie non muoiono solo con colpo di Stato, ma possono essere svuotate lentamente dall'interno".
"La deriva autoritaria - ha sottolineato il sindaco - si presenta spesso come soluzione nei momenti di crisi. La paura diventa strumento di Governo: quando i diritti fondamentali diventano negoziabili, la democrazia è già in pericolo".
Tre insegnamenti
Lo Russo ha poi sottolineato come l'intellettuale antifascista ci abbia lasciato tre insegnamenti fondamentali. "La libertà - ha chiarito - non è mai un dato acquisito, ma una conquista quotidiana. La cultura non è un ornamento, ma strumento essenziale di emancipazione civile. Terzo il pluralismo è vitale per la democrazia: oggi viviamo in tempi segnati dalla fragilità democratica".
"Vediamo riemergere - ha proseguito - la tentazione di semplificare la complessità e di usare la paura come leva politica. Torino è orgogliosa di essere la città di Gobetti e mantenere viva la sua lezione, che ci invita a non rinunciare mai alla libertà e al senso critico".
A ricordarlo anche il governatore Alberto Cirio: "Il pensiero di Gobetti è di grande attualità ed è una lente d'ingrandimento per quello che sta accadendo in Italia. Oggi celebriamo una figura che ci ha trasmesso un grande senso istituzionale: a Gobetti dobbiamo molto del pensiero liberale, da Olivetti e Ferrero". "Queste celebrazioni non devono essere mere commemorazioni, ma la continuazione di un impegno di libertà", ha concluso il governatore.

















