Attualità | 17 marzo 2026, 16:27

Dai bambini agli anziani: la solitudine di chi chiama il Telefono Amico. Il racconto dei volontari: "Il nostro ruolo è ascoltare" [VIDEO]

Al Podcast a domicilio Giovanni e Daniele hanno spiegato come funziona il servizio che supporta chi è in un momento di sconforto. Per i giovani c'è anche la possibilità di chattare su Whatsapp

Al Podcast a domicilio Giovanni e Daniele hanno spiegato come funziona il servizio

Al Podcast a domicilio Giovanni e Daniele hanno spiegato come funziona il servizio

C'è chi si sente solo e vuole qualcuno con cui parlare, c'è chi ha bisogno di sostegno e chi vive una fase di depressione. C'è anche chi pensa al suicidio: sono le persone che chiamano il Telefono Amico di Torino, il servizio di volontariato che da oltre sessant'anni ascolta chi ha bisogno quando la disperazione, la tristezza o la solitudine aumentano e c'è bisogno di una voce amica. Al Podcast a domicilio Giovanni e Daniele, insegnanti e volontari dell’associazione, hanno raccontato come funziona il servizio e come sono cambiate le persone che chiamano o scrivono su Whatsapp al numero dedicato.

Da qualche anno è possibile non solo chiamare ma scrivere su Whatsapp: sono soprattutto i più giovani a utilizzare questo mezzo, anche se chi si rivolge al Telefono Amico è di ogni età. Si tratta di uno strumento in più per poter raggiungere anche le nuove generazioni, meno abituate a telefonare e più a chattare. "C'è un gran bisogno di essere ascoltati, sia da parte degli adulti che dei giovani - ha spiegato Giovanni - così abbiamo aggiunto la possibilità di usare Whatsapp, che usano soprattutto i giovani".

I motivi che spingono i più piccoli a chiedere aiuto sono legati soprattutto alla scuola, con le sue richieste sempre più pressanti, e i genitori. Molti anziani invece chiamano dalle case di riposo, dove soffrono una gran solitudine. "Il fondo comune delle richieste è che ci si sente soli - continua Giovanni - ma sono solitudini diverse quelle di giovani e anziani. Chiamano molti anziani dalle RSA ma anche persone con disagi mentali dalle strutture, nonostante siano seguiti da medici e psicologi".

Il volontario del Telefono Amico, infatti, è bene sottolinearlo, non è uno psicologo e non vuole sostituirsi a lui. "Cerchiamo di non stare tanto sugli argomenti ma di capire cosa c'è sotto, la storia è un veicolo delle emozioni  - spiega Daniele -. Ma il nostro ruolo non è di aiutare a risolvere un problema, ma di accogliere e ascoltare, di stare con le persone".

Il Telefono Amico nacque proprio come numero da chiamare da parte di chi stava per compiere suicidio, ma nel tempo è evoluto in un servizio di ascolto più disparato. "Oggi più che depressione avverto tanta solitudine - racconta Daniele -, tanto bisogno di comunicare".

Per chiamare Telefono Amico 011.3195252 o su Whatsapp 324 0117252. www.telefonoamicotorino.it 

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Francesco Capuano

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Johanna Finocchiaro

Buongiorno, Good morning, Bonjour, Buenos Días, Namasté!
Sono Johanna. Classe 1990, nata a Torino, appassionata di musica, viaggi, lingue straniere e poesia. Già, POESIA.
Scrivo sin dalla tenera età (mi sono innamorata di lei al nostro primo incontro, alle scuole elementari) e leggo, leggo tanto, sempre e ovunque. La mia massima fonte d'ispirazione è la natura e l'arte sua complice: mi conquistano l'immediatezza, la forza comunicativa, la varietà di forme e concetti espressi, la contraddizione.
Viaggiando ho compreso quanto il mondo sia immenso, dinamico ed io piccola. Mi ci sono adattata, pian piano, stravolgendo i piani e spostando i limiti. Oggi, continuo ad essere curiosa. E gioiosa. Mi occupo di divulgazione culturale e ho all'attivo quattro pubblicazioni: Clic (L'Erudita Editore), Ramificare (Eretica Edizioni), Specchi (Scrivere Poesia Edizioni), L'Atto versato (Edizioni Il Cuscino di Stelle). Obiettivo primario: sostenere una cultura consapevole, socialmente impegnata.
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E POE...SIA!
Questa rubrica nasce sotto una buona stella o così mi piace pensare; si propone, con determinazione, di avvicinare il lettore a un genere letterario incompreso quanto testardo: la poesia.
Perché no!? Perché non recuperarla dal cassetto, vestirla con abiti nuovi, freschi, darle una possibilità? La possibilità di emozionarci, semplicemente questo: riflettere, sentire qualcosa, qualsiasi cosa, con e grazie a Lei.
Allontaniamoci dall'impostazione scolastica e dall'“analisi del testo”, lasciando spazio, invece, all'analisi del SENSO. Senso che sta per ragione e sensazione insieme. Impariamo a cercare la domanda, prima della risposta. E accendiamo il pensiero, tra racconti e storie positive che vado scovando per il mondo. Che dite, ci lanciamo nel viaggio? Al trasporto provvedo io!

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