Cronaca | 17 marzo 2026, 09:12

Ancora un dramma nel carcere di Torino, un detenuto di 62 anni si è tolto la vita impiccandosi

La tragedia si è consumata al piano terra del blocco E. Beneduci (Osapp): "Ennesima sconfitta dello Stato"

Un detenuto si è impiccato nel carcere di Torino

Un detenuto si è impiccato nel carcere di Torino

Un nuovo caso di suicidio, all'interno delle carceri italiane. E' successo ieri sera, presso la casa circondariale di Torino. A darne notizia è l'Osapp, il sindacato di polizia penitenziaria che sottolinea come "proprio Ieri, nel ricevere al Quirinale una delegazione del Dipartimento dell’Amministrazione  Penitenziaria in occasione del 209° anniversario della fondazione del Corpo di Polizia Penitenziaria, il Presidente della Repubblica Sergio Mattatella ha indicato quale grave e irrisolto problema delle carceri italiane il fenomeno dei suicidi, definendolo una vera e propria sconfitta per lo Stato".

Il dramma si è consumato intorno alle 18,30, al piano terra del blocco E del carcere. La vittima è  un detenuto italiano, di 62 anni, che si è impiccato.

"Da tempo – dichiara Leo Beneduci, Segretario Generale dell’OSAPP – denunciamo la crescente gravità delle criticità del sistema di cui il carcere di Torino è, nella maniera più negativa, una delle punte di diamante. Ci auguriamo che, anche in questa occasione, le responsabilità relative alla gestione e alla vigilanza del detenuto non ricadano sul personale bensì sulle gravi disattenzioni di un apparato in cui la già provata e numericanente insufficiente Polizia Penitenziaria rappresenta solo l'ultimo e più debole anello della catena di comando e che, quindi, investono i livelli superiori dell'Amministrazione penitenziaria".

"La terribile notizia del suicidio di una persona detenuta di 62 anni nel carcere di Torino ci addolora ma, purtroppo, non ci stupisce. Nei sette sopralluoghi che abbiamo fatto da inizio 2026 nelle strutture di detenzione del Piemonte abbiamo trovato una situazione allo stremo: sovraffollamento, strutture fatiscenti e inadeguate, tensione tra i detenuti, carenza di personale, e in particolare di educatori, misure disciplinari utilizzate a fini meramente punitivi decise dal DAP di Roma che rendono ancora più disperata la situazione", sottolineano le consigliere regionali di AVS Alica Ravinale, Valentina Cera e Giulia Marro. "Non fa eccezione il CPR di Torino, dove gli atti anticonservativi sono all'ordine del giorno e di fatto si sta accettando il rischio che le persone trattenute possano farsi male, anche molto seriamente. Anche le rappresentanze sindacali della polizia penitenziaria denunciano da tempo una situazione “sempre più critica”, segno evidente di un sistema sotto pressione strutturale".

"Per questo abbiamo chiesto formalmente che venga convocato un Consiglio Regionale aperto sulla situazione delle carceri piemontesi. Non ci si può girare dall'altra parte, la sofferenza e i ripetuti suicidi nel sistema penitenziario sono una responsabilità di chi governa", concludono le tre esponenti della sinistra.

"Il suicidio di un detenuto nell’istituto penitenziario Lorusso e Cutugno di Torino, denunciato questa mattina, ripropone drammaticamente la situazione del carcere di Torino che nella sua urgente complessità rispecchia quella degli altri carceri piemontesi: condizioni infrastrutturali con carenze gravissime che si riflettono sulla situazione igienico-sanitaria, nel sovraffollamento nelle celle, con detenuti che non sono inseriti nei percorsi a loro dedicati. A questo si aggiunge la più volte denunciata carenza di personale, non solo riferita agli agenti di polizia penitenziaria, ma anche ad altre figure professionali indispensabili per la vivibilità e la dignità del carcere, come gli educatori, a cui si aggiungono carenze di misure alternative" aggiungono Domenico Rossi, segretario Pd Piemonte e Nadia Conticelli, presidente PD Piemonte-. Questo non consente al carcere di essere ciò che la Costituzione stessa all’ articolo 27 prevede, parlando di pena detentiva che mira alla rieducazione, vietando trattamenti disumani, degradanti. Attualmente, il recluso si trova spesso in situazioni di fronte alle quali ci chiediamo se si possa parlare realmente di giustizia. Proliferano così gli atti autolesionistici e i suicidi, già una decina nei primi due mesi e mezzo dell’anno. Una situazione che viene scaricata sugli operatori all’ interno degli istituti di pena, come hanno denunciato a più riprese i sindacati della Polizia penitenziaria. Intanto aspettiamo che la Garante regionale dei detenuti intervenga in maniera decisa e concreta, anche con proposte concrete con cui confrontarsi col consiglio regionale, che mitighino le condizioni per tutta la popolazione degli istituti di pena e restituiscano loro la funzione prevista dalla Costituzione". 


Chi era Bernardo Pace

Il detenuto che si è tolto la vita è Bernardo Pace, 62 anni, noto come 'Dino di Trapani' e tra i condannati nel processo Hydra. Inizialmente detenuto a Opera, era stato trasferito nel capoluogo piemontese dove si trovava in una cella di isolamento, e da pochissimo aveva deciso di collaborare con i pubblici ministeri della Dda di Milano. La Procura di Torino ha disposto l'autopsia sul corpo. 

Originario della provincia di Trapani, Pace era stato condannato lo scorso gennaio al termine del procedimento nato dall'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano. Per lui la pena - stabilita al termine del processo abbreviato - era stata di 14 anni e 4 mesi di carcere.

redazione

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