Scuola e formazione | 19 marzo 2026, 10:38

Cibo, vita umana, addirittura Spazio. UniTo porta a Grugliasco un’enciclopedia sui micro organismi

Grazie al Pnrr arriva al traguardo il progetto Mirri per sostenere le attività delle pmi. Varese: “Sono alla base di moltissime attività, ma il 90% è ancora sconosciuto”

Cibo, vita umana, addirittura Spazio. UniTo porta a Grugliasco un’enciclopedia sui micro organismi

Arriva al traguardo il progetto Mirri, iniziativa che ha visto in prima fila l’Università degli studi di Torino sul fronte della ricerca e della conoscenza sul fronte dello studio dei micro organismi. “Sono alla base di moltissime attività che nessuno apprezza: il benessere di piante, animali e uomini passano dai micro organismi, ma anche i cambiamenti climatici, l’agroalimentare, il medicale, fino ad arrivare all’aerospazio. La gran parte dei brevetti mondiali è legata ai microrganismi, che però sono sconosciuti al 90%”, spiega la Delegata per le Infrastrutture di Ricerca Giovanna Cristina Varese.

UniTo unica in Italia

La struttura nella sua forma completa sarà con sede a Grugliasco, dove le aziende potranno rivolgersi per porre questioni, fare domande e ottenere risposte. Ma il catalogo con oltre diecimila ceppi sarà online e accessibile a tutti. “Siamo l’unica università italiana a capo di un’infrastruttura di ricerca a e abbiamo avuto finanziamenti da 17 milioni di euro e 15 istituzioni e 24 unità operative (diventate 29 su tutto il territorio nazionale, ndr)”, commenta con orgoglio Cristina Prandi, rettrice dell’Università degli Studi di Torino. L’infrastruttura ha per oggetto le risorse microbiche: “Messa a sistema di quali e quante sono: abbiamo su scala nazionale 43mila ceppi e una piattaforma che crea un unico punto di contatto con questa disponibilità. Si possono conoscere identificazioni, conservazione e utilizzo. Inoltre l’accesso a queste risorse è aperto al sistema produttivo e siamo all’interno di una grande rete europea, la Mirri Eric

Cosa fanno i micro organismi?

I micro organismi possono aiutare a “smontare” determinati materiali di rifiuto per dare corpo e futuro ad altre sostanze. Oppure contribuiscono a creare micro proteine (alternative alla carne), oppure ripuliscono siti contaminati, danno corpo a ecopelle, packaging innovativo o fertilizzano al posto degli elementi chimici o pesticidi e diserbanti. Dati e capacità che potranno alimentare l’AI per la creazione di nuovi farmaci. Un programma con la Regione riguarda la filiera vitivinicola per accompagnare i cambiamenti climatici.

Leva di sviluppo per il territorio

“La condivisione di un così grande patrimonio infrastrutturale è una leva di sviluppo per il sistema imprenditoriale del territorio, soprattutto per le pmi ma non solo. Ecco perché è doveroso agire in questo senso per l’ateneo: accompagniamo il settore produttivo in una transizione che diversifica. Dal biomedicale al l’agroalimentare e cosi via, andando a completare la vocazione storica del territorio”.

“Le infrastrutture non sono solo elementi tecnici, ma diventano ecosistemi che permettono di fare ricerca avanzata e aperta - dice la vicerettrice per la Ricerca Luisella Roberta Celi -, non solo agli altri atenei, ma anche a un network di aziende. Mettere insieme tant’è infrastrutture per l’elaborazione dei dati sarà un nostro impegno, anche a livello europeo. È importante fare rete, anche grazie alle risorse messe a disposizione dalla Regione con i fondi Fesr e soprattutto fare rete con i tre atenei: vogliamo sistematizzare le infrastrutture per creare una struttura che attragga le imprese“.

Driver per le pmi e non solo

“Vogliamo essere driver per quello che rappresenta l’anello più debole della catena, in questo periodo, ovvero le pmi - aggiunge il vicerettore all’Innovazione e alla Valorizzazione delle Conoscenze Marco Pironti -. Sono il cuore pulsante del nostro territorio e la sfida, con la stagione del Pnrr, è stato cambiare il nostro modo di operare. Vogliamo rendere facilmente accessibili queste risorse e queste strutture. C’è un grande patrimonio che si potrà trasferire all’aerospazio o ad altri settori. Stiamo dialogando con Unione Industriali, Api, Camera di Commercio e altre associazioni di categoria per diffondere questa opportunità”.

Ricadute positive

“Abbiamo assunto 50 ricercatori e adottato grandissime attrezzature all’avanguardia che il sistema industriale non può permettersi- conclude Varese -. Abbiamo un portfolio di 150 servizi e creato 30 corsi di aggiornamento.

Massimiliano Sciullo

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