Cultura e spettacoli | 26 marzo 2026, 16:39

Le opere di Gabriel Chaile, Lonnie Holley e Huda Takriti invadono gli spazi del Castello di Rivoli

Fino al 23 agosto la seconda edizione del programma che introduce artisti contemporanei nelle sale della Collezione permanente

Huda Takriti (Damascus,Syria,1990) Clarity is the Closest Wound to the Sun

Huda Takriti (Damascus,Syria,1990) Clarity is the Closest Wound to the Sun

Al via la seconda edizione di "Inserzioni" il programma semestrale del Castello di Rivoli che introduce nuove opere di artisti contemporanei in dialogo con quelle della collezione permanente. 

Per questa edizione fino al 23 agosto trovano posto nelle sale barocche del Castello i lavori di Gabriel Chaile, Lonnie Holley e Huda Takriti, le cui pratiche affrontano temi legati alla memoria, alla genealogia e alla costruzione delle narrazioni collettive in contesti geografici e culturali differenti. 

Gli artisti della seconda edizione 

Gabriel Chaile (San Miguel de Tucumán, Argentina, 1985) presenta un intervento in relazione al pozzo medievale del Castello, elemento che connette l’edificio alla collina su cui sorge. Lo spazio viene trasformato in un ambiente sospeso tra diorama storico e scenario fantascientifico, in cui una figura antropomorfa in creta interagisce con elementi scultorei evocativi di un accampamento precario, suggerendo una condizione di sopravvivenza post-apocalittica. La ricerca dell’artista si fonda sul concetto di “genealogia della forma”, secondo cui le forme custodiscono stratificazioni culturali e tracce di memorie individuali e collettive. Realizzate con argilla, terra e adobe, le sue sculture si ispirano alle tradizioni artigianali e alle cosmologie indigene del nord-ovest argentino, evocando narrazioni ancestrali e processi di trasmissione culturale. In dialogo con i frammenti di affreschi storici presenti nella sala, l’intervento intreccia memoria architettonica e immaginazione contemporanea, riflettendo su storia, identità e trasformazione. 

Lonnie Holley (Birmingham, Alabama, Stati Uniti, 1950) presenta un gruppo di nuove sculture e dipinti concepiti per la Sala dei Continenti, decorata nel XVIII secolo con rappresentazioni allegoriche che riflettono la visione geopolitica dell’epoca. Estendendo la tradizione della Black Art del sud degli Stati Uniti, Holley trasforma materiali trovati e di recupero – legno bruciato, metallo, plastica e oggetti di uso quotidiano – in assemblaggi che attivano le narrazioni insite nei materiali stessi. Attraverso un processo intuitivo e improvvisativo, Holley affronta temi quali memoria collettiva, disuguaglianze sociali, violenza storica e possibilità di trasformazione spirituale e politica. Nel contesto del Castello, le opere instaurano una tensione critica con le rappresentazioni storiche della sala, proponendo nuove prospettive sul potere e sulla memoria. Sculture e dipinti su trapunta evocano presenze collettive e genealogie simboliche che ridefiniscono la percezione dello spazio espositivo. 

La pratica artistica di Huda Takriti (Damasco, Siria, 1990; vive e lavora a Vienna) intreccia ricerca d’archivio, video e performance, dando vita a installazioni che mettono in relazione immagini in movimento e materiali storici con il contesto architettonico. Per Inserzioni, l’artista presenta un progetto che indaga il ruolo delle immagini, del cinema, delle istituzioni e dell’industria nella costruzione delle narrazioni storiche del secondo dopoguerra. Il progetto riunisce il video Clarity is the Closest Wound to the Sun (2023) e due nuove produzioni, tra cui It Is Always Midnight In Their Minds (2026), sviluppate a partire da ricerche condotte in archivi italiani. L’opera indaga il rapporto tra l’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI), le ex colonie europee – comprese quelle italiane – e quelle ancora in lotta per la liberazione negli anni Cinquanta e Sessanta, esaminando le intersezioni tra sostegno politico, interessi economici e produzione cinematografica nel contesto dei processi di decolonizzazione. Accanto ai video, Takriti realizza un’installazione in vinile concepita come un affresco contemporaneo che si estende lungo le pareti della Sala 29, stabilendo un dialogo con gli affreschi storici della residenza. Il progetto riflette sulle modalità attraverso cui le narrazioni storiche vengono costruite e trasmesse, interrogando il ruolo delle immagini nella costruzione dell’immaginario collettivo.

Per info: https://www.castellodirivoli.org/ 

ch. ga.

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