Perché il Comune di Torino non ha rimosso i distributori di benzina IP chiusi da anni? È la domanda che si sono posti il comitato cittadino legato a piazza Montanari e il consigliere della circoscrizione 4 della Lega Carlo Morando, ma il caso nei prossimi mesi potrebbe anche espandersi.
Da corso Umbria a piazza Montanari
Tutto è nato quando il Comitato di piazza Montanari ha iniziato a chiedere che il benzinaio situato nel quartiere di Santa Rita, fermo da anni e in condizioni di degrado, fosse rimosso. Nel frattempo il distributore ha riaperto e cambiato proprietà più volte. Il Comitato ha però scoperto che il distributore di piazza Montanari non era un caso isolato. Anche gli impianti di corso Umbria e via Capua, in San Donato, risultavano chiusi e in stato di abbandono da ancora più tempo.
Ad oggi, il distributore di corso Umbria è stato finalmente rimosso per realizzare la pista ciclabile mentre quello di via Capua dovrebbe subire finalmente lo stesso destino per permettere alla Città di realizzare un parcheggio. Ma, nel frattempo, il Comitato ha raccolto un'ampia documentazione sui benzinai in questione, per capire se il Comune avesse potuto obbligare IP a liberare il terreno occupato molto tempo prima.
Durante la commissione lavori pubblici della circoscrizione 4 del 24 marzo, il consigliere Morando e Carmen Bonaventura, del Comitato di piazza Montanari, hanno posto le loro domande ai tecnici degli uffici comunali presenti. Marco Rolando del servizio suolo e Bruna Castella del reparto concessioni di suolo pubblico hanno spiegato che la Città avrebbe potuto obbligare il titolare a rimuovere la struttura solo nel caso che su quel pezzo di territorio fosse intervenuto un progetto di interesse pubblico.
La visione del Comitato e del consigliere
In poche parole, secondo questa lettura la Città può "riprendersi" un pezzo di suolo che aveva dato in concessione soltanto se serve per un progetto pubblico. Nel caso dei distributori di San Donato, questo sarebbe stato possibile solo con la realizzazione della pista ciclabile e del parcheggio.
Ma il Comitato e Morando hanno dato una lettura diversa delle normative. Il consigliere ha citato una sentenza del 2022 del Consiglio di Stato che, per un caso simile a Roma, stabiliva che una volta che viene tolta la licenza commerciale a un'attività, il concessionario non può più svolgere la funzione per cui aveva ottenuto la concessione di suolo pubblico e quindi verrebbe meno la motivazione dell'occupazione, che decadrebbe.
Semplificando: se il distributore non eroga più il carburante, non ha motivo di occupare il suolo pubblico, che dovrebbe tornare al Comune. Qui entra quindi in gioco l'autorizzazione commerciale: secondo questa lettura, una volta che questa non c'è più, la concessione del suolo pubblico viene meno e il benzinaio è costretto a rimuovere, a sue spese, tutti gli impianti.
Anche su questo punto gli uffici comunali hanno una visione differente della questione. Secondo Rolando e Castella, la concessione commerciale e quella edilizia sono separate. Questo significa che, anche se viene ritirata l’autorizzazione commerciale, l’impianto non può più vendere carburante ma non è automaticamente obbligato a essere rimosso. Potrebbe quindi rimanere sul posto anche se inattivo.
La legge regionale
L'articolo 8 della Legge Regionale 14 del 2004 afferma che l'autorizzazione a un distributore di carburante "è revocata" nel caso in cui "il titolare sospenda l'attività per un periodo superiore ad un anno". In tutti e tre i casi di piazza Montanari, via Capua e corso Umbria questo è avvenuto ma anche qui sono state date due letture differenti della norma. Il Comune, in tutti questi anni, non ha applicato la revoca della concessione pur sapendo delle chiusure superiori a un anno, mentre secondo il Comitato e Morando questa dovrebbe avvenire automaticamente.
"L'autorizzazione all'attività di distribuzione è revocata qualora il gestore non sia attivo per 12 mesi. Non dice 'può revocare', ma 'è revocata'" ha affermato Morando. Secondo questa lettura, i tre distributori avrebbero quindi dovuto vedersi annullare la concessione commerciale dopo un anno di chiusura e, di conseguenza, non offrire più un servizio pubblico e non avere quindi più diritto alla concessione del suolo. Avrebbero quindi dovuto dismettere gli impianti molti anni fa, restituendo lo spazio ai cittadini ed evitando gli episodi di sporcizia e degrado a cui i residenti hanno dovuto assistere dal 2018 in poi.
Le proteste dei cittadini
La posizione degli uffici comunali è invece che l'autorizzazione commerciale non sia stata revocata perché questo provvedimento richiede comunque un atto amministrativo formale del Comune e che comunque, anche se l'avessero fatto, l'impianto non sarebbe stato rimosso fino alla realizzazione dei progetti della pista ciclabile e del parcheggio.
Anche se la concessione venisse meno, il titolare continuerebbe comunque a pagare per l’occupazione del suolo. Inoltre, per un titolare di una pompa di benzina, la rimozione può essere molto costosa a causa delle bonifiche ambientali che è necessario fare in alcuni casi, e per questo potrebbe preferire rimandare i lavori o cercare un acquirente, come nel caso di piazza Montanari.
"Noi, come cittadini, non possiamo accettare che le istituzioni non applichino per primi le leggi per ben sette anni - ha commentato Bonaventura -. Dovremmo avere fiducia nel Comune, altrimenti a un cittadino potrebbe venire un dubbio su qualsiasi cosa".










