Attualità | 27 marzo 2026, 11:44

In Valle Orco i bambini vanno a scuola di francoprovenzale

In Valle Orco i bambini vanno a scuola di francoprovenzale

Ci sono due paesi delle nostre montagne, entrambi in Valle Orco, in cui i bambini a scuola imparano a parlare il francoprovenzale, che da secoli è la lingua ufficiale di quelle comunità insieme all’italiano, ma che purtroppo, ormai, è parlato quasi solo più dagli anziani. Si tratta di Ronco Canavese e di Ceresole Reale, due villaggi della Valle Orco dove la storica parlata locale sveste i panni di lingua del passato per tornare a essere voce del presente, capace di risuonare ancora tra le case di pietra e i sentieri d’alta quota: un piccolo miracolo di resistenza culturale e identitaria, che consente ai questi scolari di rafforzare la consapevolezza di essere parte integrante di una comunità unica nelle Alpi.

A Ceresole gli scolari sono due. Il maestro si chiama Marco, è un artista poliedrico nato e cresciuto in paese, testimone autentico della cultura alpina francoprovenzale. La sua figura unisce diverse anime della Valle Orco: come scultore, trasmette il legame fisico con il territorio e il legno; come maestro di sci, vive la montagna in modo dinamico; come scrittore di romanzi ambientati nella sua valle e conoscitore del francoprovenzale sa dare alle parole il giusto peso emotivo.
A Ronco la classe è composta da ben 14 alunni. Il percorso di alfabetizzazione francoprovenzale affonda le sue radici negli anni ‘80 del secolo scorso, quando la magihtra (maestra) Gabriella Stefano intuì che il mantenimento della lingua madre era essenziale per l'identità dei bambini di montagna e trasformò la didattica in un’esperienza di vita. Oggi il testimone è stato raccolto dalle maestre Marilena, Maura e Margherita, che, attraverso il gioco, il canto, le recite, gli indovinelli, le interviste in lingua madre ai personaggi della valle e le filastrocche, restituiscono al territorio i nomi originali, quelli che risuonano da secoli tra le rocce della Valle Soana.

“I nostri bambini, che, anche se pochi, rappresentano il futuro di questi luoghi, non stanno solo imparando una lingua ‘di nicchia’, stanno ricevendo le chiavi per aprire lo scrigno delle loro radici, diventando i giovani custodi di una tradizione millenaria” spiegano i responsabili dell’associazione Chambra d’Oc, che porta avanti da anni, con il coordinamento della Città metropolitana di Torino, i progetti di tutela e valorizzazione delle minoranze linguistiche voluti dalla legge 482 del 1998. “Mediante il racconto e l'ascolto delle sonorità aspre e dolci della lingua madre, il maestro o la maestra trasmette ai piccoli allievi non solo un vocabolario, ma un modo unico di vedere il mondo”.

comunicato stampa

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