Ancora un allarme legato al mondo della metalmeccanica: questa volta arriva da Sant'Antonino di Susa, sede della Purflux, azienda di proprietà francese che nella giornata di oggi ha incontrato con i suoi rappresentanti la delegazione sindacale (comprese le rsu di stabilimento) e l'Amma. L'effetto è la dichiarazione dello stato di agitazione, senza escludere l'ipotesi di ulteriori forme di protesta.
Incontro senza esito
L’incontro, come spiegano Fim e Fiom in una nota ufficiale congiunta, è stato chiesto con urgenza "in merito all’andamento aziendale e a diverse questioni interne, tra cui la chiusura da parte aziendale ad un riconoscimento professionale per il 2026 verso le lavoratrici e i lavoratori che tutti i giorni si impegnano con dedizione e professionalità". Secondo i rappresentanti dei lavoratori, a fronte di alcuni impegni che sarebbero stati assunti in precedenza, ci sarebbero stati dei passi indietro. Da parte manageriale, si legge nella nota, sarebbe stata addotta "come causa principale della mancata produttività dello stabilimento, un presunto altissimo tasso di assenteismo".
Ipotesi spostamento
Sull'altro piatto della bilancia, invece, i rappresentanti dei lavoratori hanno chiesto investimenti sui macchinari, sullo stabilimento ed un vero e incisivo piano industriale che attiri nuovi clienti, "ma sembra che l’unica causa del cattivo andamento di Purflux siano i lavoratori e le lavoratrici". In più, è stata rinnovata l'ipotesi di uno spostamento della produzione, "scaricando sui lavoratori e le lavoratrici le responsabilità riguardanti legittime richieste e iniziative".
"Chiediamo rispetto, dignità e sicurezza occupazionale per tutte le lavoratrici e i lavoratori della Purflux di Sant’Antonino - è l'affondo dei sindacalisti -. Questa chiusura totale ad ogni riconoscimento per quest’anno è un ulteriore smacco profondo verso chi tutti i giorni si prodiga puntualmente a portare avanti la produzione, nonostante i macchinari obsoleti, la scarsa organizzazione del lavoro e le scarne
prospettive industriali".









