Economia e lavoro | 29 aprile 2026, 07:00

Matcha caffè: perché il tè verde in polvere è entrato nei coffee shop italiani

Fino a qualche anno fa, ordinare un matcha latte in un bar italiano equivaleva a ricevere uno sguardo perplesso dal barista.

Matcha caffè: perché il tè verde in polvere è entrato nei coffee shop italiani

Oggi, nelle caffetterie più attente delle grandi città - ma anche in realtà più piccole, più inaspettate - il matcha ha trovato il suo posto sul menu. Accanto all'espresso, accanto al cappuccino. A volte, sempre più spesso, al posto loro.

È un fenomeno che vale la pena raccontare, perché dice qualcosa di interessante su come sta cambiando il rapporto degli italiani con l’appuntamento al bar del mattino.

Matcha caffè: come il tè verde in polvere ha conquistato i coffee shop

Il matcha non è una novità assoluta. In Giappone viene consumato da secoli, con una ritualità precisa che ha poco a che fare con l'estetica instagrammabile dei latte color verde pastello che popolano i nostri feed. Ma è proprio attraverso quell'estetica che il matcha ha iniziato il suo viaggio verso l'Occidente: prima negli Stati Uniti, poi nel Nord Europa, poi qui.

I coffee shop italiani di nuova generazione - quelli che trattano il caffè come materia da studiare - sono stati i primi ad adottarlo. Era coerente con la loro filosofia: attenzione alla materia prima, ricerca, apertura verso tradizioni diverse da quella italiana. Il matcha si inseriva perfettamente in quel racconto.

Poi è arrivato il pubblico più giovane, attirato prima dalla curiosità visiva e poi - spesso con sorpresa - dal sapore. Erbaceo, leggermente amaro, con una dolcezza che emerge lentamente. Diverso da tutto il resto.

Matcha latte o cappuccino? Perché sempre più italiani scelgono il verde

La domanda che molti si fanno, avvicinandosi al matcha per la prima volta, è semplice: ma è buono? La risposta onesta è che dipende da come viene preparato, dalla qualità della polvere, dal latte usato, dal rapporto tra i due. Un matcha latte fatto bene è una bevanda davvero straordinaria.

Il punto è che il matcha latte risponde a bisogni diversi rispetto al cappuccino. Chi lo sceglie spesso lo fa per ragioni precise: la caffeina del matcha è presente ma si rilascia in modo graduale, senza il picco e il crollo tipici dell'espresso. La sensazione di energia è più stabile, più lunga. Per chi è sensibile alla caffeina del caffè, o semplicemente vuole qualcosa di diverso nel pomeriggio senza rinunciare a una bevanda calda e confortante, è una soluzione che funziona.

C'è anche una componente culturale, che sarebbe sbagliato ignorare. Il matcha è arrivato in Italia insieme a un interesse più ampio per il benessere, per l'alimentazione consapevole, per le tradizioni orientali. Chi lo ordina spesso sa già qualcosa, perché magari conosce i benefici antiossidanti, ha letto della L-teanina, sa che la cerimonia del tè giapponese ha una storia lunga e complessa.

Questo non significa che abbia soppiantato il cappuccino, ma convive con lui, e sempre più spesso li si vede ordinati dalla stessa persona in momenti diversi della giornata.

Come si prepara il matcha caffè: dal chasen alla schiumatura del latte

Cosa distingue un buon matcha latte? Iniziamo dalla polvere - finissima, brillante, di un verde intenso che tende al giallo solo se è di qualità bassa - e da come viene lavorata.

La preparazione tradizionale prevede il chasen, una frusta di bambù con cui il matcha viene montato in acqua calda fino a ottenere una schiuma densa. È un gesto preciso, quasi meditativo, che richiede un minuto scarso. La polvere deve sciogliersi completamente, senza grumi, ed è per questo che la temperatura dell'acqua conta: mai bollente, altrimenti il matcha brucia e diventa amaro in modo sgradevole.

Il latte di avena, curiosamente, si è affermato come abbinamento preferito da molti. La sua dolcezza naturale si sposa con il matcha in modo particolarmente riuscito.

Come scegliere il matcha giusto

C'è una differenza sostanziale tra il matcha da cerimonia - prodotto con foglie di tè verde coltivate all'ombra, raccolte a mano, macinate lentamente su pietra - e le polveri di qualità inferiore, spesso più scure, più grossolane, con un amaro che sovrasta tutto il resto.

Per chi vuole prepararlo a casa con risultati seri, vale la pena investire in una selezione di tè matcha in polvere di provenienza certificata, possibilmente giapponese. Il colore è il primo indicatore: deve essere verde brillante, quasi fluorescente. L'odore deve essere fresco, erbaceo, con una nota dolce sottile.

Il mercato italiano si sta attrezzando, e oggi trovare matcha di qualità è molto più semplice di qualche anno fa. La differenza, una volta assaggiata, è difficile da dimenticare.

 

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