Cronaca | 04 maggio 2026, 18:12

Tragedia in carcere: si toglie la vita impiccandosi nei bagni del padiglione A

L'episodio questo pomeriggio. Sul posto la polizia penitenziaria e i soccorritori del 118

Tragedia in carcere: si toglie la vita impiccandosi nei bagni del padiglione A

Si è tolto la vita in carcere un detenuto del carcere Lorusso Cutugno. L'uomo, classe 1972, si è ucciso intorno alle 15 di questo pomeriggio impiccandosi nei bagni del Padiglione A, secondo quanto riporta Ansa. 

Stando a una prima ricostruzione, avrebbe utilizzato un cappio realizzato con pezzi di stoffa di vecchie lenzuola. A trovarlo sono stati gli agenti della polizia penitenziaria, che lo hanno visto privo di sensi e hanno dato immediatamente l'allarme.

Sul posto sono intervenuti i soccorritori del 118, ma per il detenuto non c'è stato nulla da fare.  

Sull’accaduto interviene anche il segretario generale del SAPPE, Donato Capece: “Questo dramma riporta alla luce importanti interrogativi riguardo al sistema di assistenza psicologica e sanitaria negli istituti. La Polizia Penitenziaria si trova a lavorare in condizioni di emergenza seria, dove spesso le carceri sono utilizzate come ospedali psichiatrici improvvisati. In mancanza di personale esperto, molte problematiche individuali vengono sottovalutate e la gestione di tali situazioni ricade sulla Polizia Penitenziaria, che deve essere pronta a svolgere ruoli diversi”.

Capece evidenzia come gli agenti siano chiamati quotidianamente a operare anche come soccorritori, operatori sanitari e mediatori, in un contesto di gravi carenze strutturali: “Non è responsabilità del Corpo sopperire alle persistenti criticità della sanità penitenziaria, né si può pensare che i Baschi Azzurri compensino le lacune del sistema. È fondamentale attuare interventi rapidi e concreti per rafforzare il personale medico e psicologico specializzato e dotare gli istituti di strumenti adeguati alla prevenzione”.

Il segretario generale sottolinea inoltre l’impatto di eventi simili sull’intero contesto carcerario: “Il suicidio di un detenuto è fonte di forte stress sia per gli altri detenuti sia per il personale, che opera ogni giorno con professionalità e umanità in condizioni difficili. Occorre rafforzare i programmi di prevenzione e i servizi di intervento, a tutela di tutta la comunità penitenziaria”.

“È evidente – conclude Capece – la necessità di intervenire tempestivamente sulle criticità del sistema. Il Governo è consapevole della situazione e si auspica a breve un confronto per definire strategie condivise. Il suicidio resta purtroppo una delle principali cause di morte in carcere e, nonostante le normative avanzate, continuano a verificarsi episodi drammatici”

redazione

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Johanna Finocchiaro

Buongiorno, Good morning, Bonjour, Buenos Días, Namasté!
Sono Johanna. Classe 1990, nata a Torino, appassionata di musica, viaggi, lingue straniere e poesia. Già, POESIA.
Scrivo sin dalla tenera età (mi sono innamorata di lei al nostro primo incontro, alle scuole elementari) e leggo, leggo tanto, sempre e ovunque. La mia massima fonte d'ispirazione è la natura e l'arte sua complice: mi conquistano l'immediatezza, la forza comunicativa, la varietà di forme e concetti espressi, la contraddizione.
Viaggiando ho compreso quanto il mondo sia immenso, dinamico ed io piccola. Mi ci sono adattata, pian piano, stravolgendo i piani e spostando i limiti. Oggi, continuo ad essere curiosa. E gioiosa. Mi occupo di divulgazione culturale e ho all'attivo quattro pubblicazioni: Clic (L'Erudita Editore), Ramificare (Eretica Edizioni), Specchi (Scrivere Poesia Edizioni), L'Atto versato (Edizioni Il Cuscino di Stelle). Obiettivo primario: sostenere una cultura consapevole, socialmente impegnata.
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Questa rubrica nasce sotto una buona stella o così mi piace pensare; si propone, con determinazione, di avvicinare il lettore a un genere letterario incompreso quanto testardo: la poesia.
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