Scuola e formazione | 13 giugno 2026, 11:59

Tetto alla spesa per i libri scolastici, i docenti del Nichelino I scrivono al Ministero: "Prezzi troppo alti, rinunciamo ad alcuni volumi"

I professori dell'Istituto Comprensivo hanno firmato una lettera in cui spiegano: "Senza accordo con le case editrici, non è possibile rimanere all'interno dei paletti e si rischia di penalizzare la qualità dell'insegnamento"

Protesta per i vincoli nella scelta dei testi scolastici

Protesta per i vincoli nella scelta dei testi scolastici

Una lettera per "esprimere una ferma protesta contro l’imposizione dei tetti di spesa per l’adozione dei libri di testo nelle scuole italiane stabiliti per l’anno scolastico 2026/2027 con il decreto 51 del 26/03/26 senza un accordo con le Case Editrici. Tali limiti, introdotti con l’obiettivo di contenere i costi per le famiglie, finiscono, tuttavia, per ledere gravemente la libertà di insegnamento, garantita dall’articolo 33 della Costituzione e per ostacolare il diritto allo studio, sancito dall’articolo 34".

Scelta dei libri come libertà di insegnamento

Comincia così il documento sottoscritto dai docenti dell'Istituto Comprensivo Nichelino I, indirizzato al Ministero dell'Istruzione e del Merito e ai sindacati di categoria, spiegando come "la scelta dei testi scolastici è parte integrante della libertà professionale dei docenti, che devono poter selezionare materiali didattici aggiornati, adeguati ai bisogni formativi degli studenti e coerenti con i percorsi e gli obiettivi disciplinari stabiliti con le Nuove Indicazioni Nazionali 2025. Vincolare queste scelte a criteri puramente economici significa ridurre la qualità dell’offerta formativa e limitare la possibilità di innovazione didattica. Inoltre, i tetti di spesa non incidono realmente sulle disuguaglianze sociali, costringono invece gli insegnanti a rinunciare ai testi più efficaci o a materiali integrativi di valore, penalizzando soprattutto gli studenti che più avrebbero bisogno di strumenti di apprendimento completi e moderni".

C'è chi dice no

In particolare, ci sono consigli di classe (parliamo della vecchia scuola media) che hanno dovuto rinunciare a determinati volumi, pur di rimanere all'interno dei confini tracciati dalle regole. C'è chi ha dovuto fare a meno dei libri di antologia o di musica, chi di quelli di storia. Ma pure quelli di scienze sono diventati inaccessibili, così come religione e geografia. Solo per citarne alcuni. Che fare, dunque? Secondo gli insegnanti che hanno sottoscritto la lettera, "sarebbe possibile abbassare i costi, scegliendo la versione digitale dei libri, ma questo apre a una serie ulteriore di problemi: chi deve fornire il dispositivo? Chi la connessione? Nella maggior parte dei casi i ragazzi non hanno computer o tablet personali a propria disposizione, ma solo lo smartphone, il cui schermo ridotto non agevola lo studio; inoltre la circolare ministeriale 3392 del 16 giugno 2025 vieta l’utilizzo dei cellulari in classe". E ancora: "L’adozione di tali testi presuppone dispositivi adeguati, connessione stabile e pari condizioni di accesso per tutti gli studenti; in assenza di questi presupposti, il digitale rischia di spostare il costo sulle famiglie o di accentuare le disuguaglianze".

Difficoltà digitali

Questo perché, proseguono gli insegnanti nella lettera, "sostituire uno o più testi con materiali digitali su piattaforme come Classroom richiederebbe un impegno da parte delle famiglie a stamparli autonomamente, rischiando di creare disuguaglianze tra chi dispone degli strumenti necessari e chi no. A pagarne le conseguenze potrebbero essere, ancora una volta, gli studenti più fragili e questo è per noi inaccettabile, considerando anche il fatto che la scuola secondaria di 1° grado è scuola dell’obbligo e che, come succede alla primaria, i prezzi dei libri dovrebbero essere calmierati attraverso un
accordo tra Ministero e Case Editrici"

Speranza di dialogo

Arrivando al fondo del ragionamento, i docenti sottolineano come "le considerazioni qui evidenziate non intendono in alcun modo sottovalutare o sminuire gli sforzi economici che pesano sui bilanci familiari ad ogni inizio d'anno scolastico. Chiediamo pertanto una revisione urgente di tali disposizioni, affinché le scuole possano tornare a esercitare in piena libertà la loro funzione educativa, garantendo pari opportunità di istruzione per gli studenti e libertà pedagogica a tutto il personale docente. Confidiamo in un dialogo costruttivo e in una revisione che restituisca alla scuola italiana la
dignità e la responsabilità che merita nel formare le nuove generazioni". 

Massimiliano Sciullo

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