Nessuna garanzia per il futuro, ma spese di formazione interamente a carico dei lavoratori: è questa la realtà vissuta da 16 autisti, che lavorano attualmente a tempo determinato in GTT. Circa un anno e mezzo fa il gruppo era stato assunto tramite un agenzia per il lavoro, conseguendo gratuitamente la patente D per guidare i bus di 12 metri: il costo era infatti stato sostenuto da un ente bilaterale.
La patente E
Per continuare a lavorare all'interno del Gruppo e mettersi al volante di un pullman snodato da 18 metri, quelli in servizio sulle linee dove sono presenti più passeggeri, è necessario avere la patente E. Una titolo che in quest'ultimo caso deve essere pagato dai conducenti, per un impegno economico che si aggira attorno ad un migliaio di euro.
"Nessuna prospettiva di stabilizzazione"
Il tutto senza la prospettiva di essere stabilizzati all'interno dell'azienda di corso Turati. La denuncia arriva dalla NiDIL CGIL Torino, che chiede a GTT di sottoscrivere un impegno di assunzione.
Anche perché questa notizia arriva dopo che "nella primavera 2026 il Gruppo aveva dichiarato di applicare lo stesso principio in vigore per il personale dipendente diretto". Ovvero la concessione di un prestito per il conseguimento della patente, vincolando però in parallelo il lavoratore a rimanere in azienda per alcuni anni. Un meccanismo che offre una chiara prospettiva occupazionale.
"Disponibili a formarsi"
Al contrario, per le autiste e gli autisti precari la situazione appare diversa. "Le lavoratrici e i lavoratori - precisa il sindacato - in somministrazione sono assolutamente disponibili a formarsi, tenendo conto che la patente E è richiesta soltanto da GTT e non dalle altre aziende di TPL/noleggio sul territorio".
"Tuttavia, l'acquisizione di una patente in più non può tradursi in un investimento a fondo perduto sulla pelle di chi ha un contratto in imminente scadenza" conclude la NiDIL CGIL Torino.












