Cronaca | 26 ottobre 2026, 11:49

UniTo inaugura l'anno accademico, ma fuori arriva la contestazione a Prandi e Massari [FOTO e VIDEO]

Una cinquantina di studenti ha manifestato all'esterno della sede di corso Unione Sovietica mentre all'interno si celebrava la cerimonia con l'ambasciatore che ha contestato Francesca Albanese. Commuove l'intervento dello studente detenuto

UniTo inaugura l'anno accademico, ma fuori arriva la contestazione

UniTo inaugura l'anno accademico, ma fuori arriva la contestazione

"Unito non si svende, fuori guerra e sionisti. Prandi dimissioni" scritto sullo striscione e lo slogan, scandito a ritmo di battimani, "noi la guerra non la vogliamo, non la guerra non la paghiamo".

Contestatori contro Massari

Così alcune decine di contestatori (che sventolano anche la bandiera di Cambiare Rotta) hanno atteso l'inizio della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Torino per manifestare il proprio dissenso contro i conflitti bellici in corso nel mondo e le vicinanze con il mondo accademico.

Una presenza attesa, visto il grande spiegamento di carabinieri e polizia a chiudere gli accessi dal controviale e dal viale centrale.

Presidio in corso Unione Sovietica 

Un evento organizzato, quest'anno, presso la sede di corso Unione Sovietica 220 (Economia e commercio). A riscaldare l'atmosfera, poi, anche la presenza alla cerimonia dell'ambasciatore Maurizio Massari, già Rappresentante Permanente d'Italia presso le Nazioni Unite e l'Unione Europea. In particolare, Massari ha criticato la relatrice speciale Francesca Albanese.

Accuse anche alla rettrice Cristina Prandi, cui viene attribuito un comportamento che permette condizioni sempre più difficili per gli studenti.

La cerimonia all'interno: altre voci di studenti 

Voci e slogan che non arrivano all'interno dell'aula rossa Santander, dove i 424 posti a strapiombo verso il palco delle autorità sono pressoché gremiti. 

Mentre fuori ci sono ragazzi che protestano, all'interno a parlare è proprio la presidente del Consiglio degli studenti, Lavinia Fruttero, che per sintetizzare quotidianità e difficoltà di chi frequenta l'università sceglie una metafora sui portici e la capacità di ripararsi dalla pioggia. 

Endurance, lo studente detenuto: "Così costruisco il mio futuro"

Situazione particolare, tra gli studenti, quello del Polo universitario penitenziario. A parlare per loro è Endurance Emiowele. "Ci sono studenti giovani e meno giovani, alcuni arrivano da altri Paesi. C'è chi ha già preso la terza media e il diploma in carcere. Una situazione complicata e con problemi di sovraffollamento. Ma studiare in carcere ci permette di dare senso e significato al nostro tempo passato in carcere e creare un futuro".

"Vengo dalla Nigeria - prosegue - avevo 16 anni quando sono partito dal mio Paese, ne avevo 17 quando sono entrato in Italia. Nel mio Paese c'erano tanti problemi, ma il passato non può delineare completamente chi sarai e non avrei mai pensato che, grazie allo studio, sarei stato qui oggi a parlare davanti a persone così importanti".

"Sono stato in Libia e lì ho conosciuto la paura e la sofferenza, sono stato detenuto e torturato anche se ero minorenne. Sono arrivato a Lampedusa il 14 aprile del 2015, ma non hanno creduto alla mia storia e non mi hanno dato il permesso di soggiorno. Non sapevo quando avrei mangiato di nuovo e ho vissuto in strada e ho fatto scelte sbagliate, perché cercavo di sopravvivere. Ma non lo dico con orgoglio. A 22 anni sono stato arrestato e sono stato messo nel carcere di Torno. Ma qui ho scoperto che la mia vita non doveva per forza finire lì. Potevo diventare qualcosa di diverso da quello che ero stato. Ho iniziato a studiare, a frequentare la scuola media, poi ho preso il diploma e mi sono iscritto all'università. Sono all'ultimo anno e spero di fare la magistrale. Sto costruendo il mio futuro. Le circostanze posso definire da dove vieni, ma non dove stai andando. Sono orgoglioso del percorso fatto fino a oggi".

Ad accogliere la conclusione del suo discorso, un applauso di alcuni minuti, insieme a una standing ovation.

La rettrice Prandi

Dopo di lui ha preso la parola la rettrice, Cristina Prandi. "Il nostro legame con la città è profondo e radicato". Proprio in quel momento la contestazione si è spostata nel cortile dell'ateneo, dopo aver trovato un varco da cui passare. Slogan ancora e voci di contestazione mentre all'interno la cerimonia proseguiva senza interruzioni.

Prandi nel suo ampio discorso fa riferimento proprio al Polo universitario penitenziario. "Qui l’Ateneo varca una soglia che non gli appartiene, entrando in un contesto governato da regole e finalità diverse da quelle dell’accademia, per rendervi possibile il diritto allo studio. Qui l’Università vive e ricostruisce continuamente, il senso del proprio agire, e lo fa proprio dove il rapporto tra conoscenza, spazi e libertà assume caratteristiche del tutto inedite e, per taluni aspetti, quasi antitetiche rispetto ai principi che vivificano la nostra organizzazione. Eppure l’università sopravvive, rafforza la propria funzione, in un luogo in cui, in una certa misura, è la ricerca del sapere stesso a divenire spazio di libertà. Al di là di ogni rischio di retorica il valore del Polo Penitenziario Universitario è autoevidente. Traduce il principio costituzionale dell’istruzione e del diritto allo studio in una reale opportunità di crescita culturale e personale anche per chi è privato della libertà personale. Offre a chi vive questa esperienza, occasioni di studio, strumenti, relazioni, conoscenza, talvolta, consapevolezza. Offre, alla nostra comunità, l’opportunità di fare ciò che un’Università deve fare: mettere una persona nelle condizioni di accedere alla formazione universitaria, anche dove le barriere sono più alte". 

Massimiliano Sciullo

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