Qualcosa si muove nella vertenza Pignatelli. Sul finire dell’anno lo storico marchio di abbigliamento per cerimonie avrebbe comunicato l’intenzione di effettuare un dietro front sulla procedura di licenziamento avviata lo scorso 28 ottobre. La conferma dopo un incontro in Regione con i sindacati avvenuto il 29 dicembre proprio per discutere del futuro di 14 lavoratori in esubero (su un totale di 42 dipendenti).
Cambio di strategia
In quell’occasione l’azienda, con una sede in via Reiss Romoli e una boutique in via Cernaia, avrebbe comunicato l'improvviso cambio di strategia. Se fino ad allora si era sempre detta contraria all’attivazione di ammortizzatori sociali, ora il brand del tessile avrebbe virato sull’apertura della cassa integrazione. Questo a fronte di un ritiro del piano di licenziamento collettivo che coinvolge otto lavoratori del magazzino e sartoria e sei provenienti da altri uffici.
Cassa per crisi o per cessazione?
Due aspetti restano da chiarire: se ci sono i presupposti per l'attivazione e se la richiesta di cassa si aprirà per crisi o per cessazione dell’attività. Aleggia lo spettro della dismissione della sede torinese per una probabile fuga verso Milano: ed è la principale preoccupazione dei sindacati.
Via da Reiss Romoli a febbraio
Secondo quanto riporta la Filctem Cgil la sede di via Reiss Romoli potrebbe essere abbandonata già a febbraio. Il canone di affitto dove è insediata Pignatelli dal 1973 costa troppo, oltre ad essere in una zona con poco appeal per un marchio di moda, come avrebbe sostenuto la società. Sulla struttura di via Cernaia, come confermato dall’assessorato al commercio della città di Torino, si dovrebbe attuare una ristrutturazione. Ma l’azienda ha già detto che non sposterà qui i lavoratori provenienti dall’area nord della città.
Prossimo incontro il 19 gennaio
Tutto resta ancora da chiarire. Le nubi saranno dipanate, almeno in parte, il prossimo 19 gennaio quando le parti verranno nuovamente richiamate a discutere in Regione. Secondo le sigle sindacali la motivazione di questa inversione strategica sarebbe tutta economica, per evitare il costo del ticket di licenziamento previsto dalla normativa.
Un nuovo azionista torinese
La crisi arriva nonostante l’ingresso di un nuovo azionista di maggioranza nel marzo 2024. Si tratta di Francesco Gianfala, imprenditore ed esperto di finanza, torinese, il quale meno di un anno fa aveva annunciato un piano di rilancio orientato all’innovazione e all’espansione sui mercati internazionali.
L’appeal di Miliano
Ma, nonostante la torinesità dei vertici, l’appeal meneghino potrebbe far perdere un altro polo economico alla città. “Torino - è il commento del vice capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale a Torino Domenico Garcea - appare sempre più spenta. È necessario un cambio di passo deciso: senza politiche concrete a sostegno del tessuto produttivo, il rischio è quello di assistere passivamente a un progressivo impoverimento economico e occupazionale”.
La Città vuole un incontro
Intanto l’assessore al Commercio Paolo Chiavarino, in una commissione sulla vicenda tenutasi questa mattina alla presenza di due rappresentanti della Filctem, ha detto di lavorare per un incontro tra proprietà e città prima del 19 gennaio in sede regionale.
Questo nonostante i tempi siano piuttosto stretti.










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