Venerdì 30 gennaio 2026, presso l’Anagrafe Centrale di Torino, è stata inaugurata l’installazione INSIEME FERMIAMO LA VIOLENZA, ideata dall’artivista viandante Rosalba Castelli e promossa da Artemixia APS ETS, insieme all’apertura della mostra ROSSO INDELEBILE – SENTIERI ANTIVIOLENZA esposizione di arte contemporanea e pratiche di prevenzione che coinvolge giovani generazioni, artistɜ affermatɜ, e le detenute della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno.
L’iniziativa si inserisce in un percorso artistico, educativo e civile che da 8 anni attraversa la città di Torino, trasformando l’arte in strumento di consapevolezza, memoria attiva e prevenzione della violenza di genere, e coinvolgendo in modo diretto cittadinanza, scuole, associazioni e istituzioni.
Un luogo che interroga la storia e il presente
L’Anagrafe Centrale di Torino sorge nell’edificio che per oltre un secolo fu sede del Regio Manicomio Femminile, inaugurato nel 1834 e attivo fino al 1973, parte dell’ampio sistema manicomiale torinese. Una struttura vasta, grande quanto un quartiere, che ha ospitato centinaia di donne: non solo persone con disturbi psichici, ma anche donne ritenute “scomode”, non allineate ai ruoli sociali di figlia, moglie o madre, o allontanate per ragioni familiari, economiche ed ereditarie.
Testimonianze storiche e orali raccontano di voci e grida udite oltre i cancelli, di corpi e vite recluse e cancellate, segnando profondamente la memoria di questo luogo.
Oggi quello stesso spazio è l’Anagrafe Centrale della città: il luogo in cui le persone vengono registrate, nominate, riconosciute; dove si formalizzano identità, legami, appartenenze e diritti. Nell’etimologia stessa della parola anagrafe risiede il senso della scrittura ufficiale dell’esistenza civile.
In questo passaggio – da luogo di segregazione a luogo di riconoscimento – si concentra la forza simbolica dell’installazione: un richiamo alla necessità di trasformare spazi segnati dalla negazione dei diritti in luoghi di consapevolezza, responsabilità e cittadinanza attiva, senza rimuoverne le contraddizioni.
Affermare oggi questi valori in un luogo come l’Anagrafe significa riconoscere che i diritti negati non sono una questione individuale, ma una responsabilità collettiva che interpella l’intera comunità. Un luogo deputato alla scrittura ufficiale dell’identità e della cittadinanza richiama all’attenzione continua, perché i diritti non sono mai definitivamente acquisiti.
Un’opera dal basso, un impegno condiviso
INSIEME FERMIAMO LA VIOLENZA, ideata dall’artivista viandante Rosalba Castelli e promossa da Artemixia APS ETS, è parte del progetto Rosso Indelebile 2.5 – Sentieri Antiviolenza e prosegue il percorso avviato con le installazioni realizzate a Parco Commerciale Dora e Almese.
L’opera rappresenta una mano monumentale composta da sette lastre di acciaio, simbolo della forza collettiva necessaria per contrastare la violenza e spezzare il muro del silenzio e dell’indifferenza. Solo la lastra centrale consente il passaggio di una mano dall’altra parte del muro, rendendo visibile la possibilità dell’attraversamento, dell’incontro e della responsabilità condivisa.
La realizzazione dell’installazione è stata sostenuta anche attraverso un crowdfunding pubblico, che ha coinvolto direttamente cittadine e cittadini. I nomi delle persone che hanno contribuito, insieme a quelli delle reti e delle realtà alleate nel contrasto alla violenza di genere, sono incisi alla base dell’opera, rendendo visibile una comunità che sceglie di esporsi e di assumersi un impegno civile.
Questo gesto dialoga in modo diretto con la memoria del luogo: sulle pareti dell’ex manicomio sono ancora presenti le targhe dei grandi donatori che, in passato, finanziarono una struttura di reclusione e controllo. A quella memoria verticale del potere, l’opera contrappone oggi una memoria orizzontale, fatta di nomi comuni, partecipazione e alleanze per il cambiamento.
L’impianto di illuminazione dell’installazione è stato realizzato da una classe del corso per elettricisti della Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri di Giaveno, rendendo l’opera anche esito concreto di un percorso formativo e di protagonismo giovanile.
La mostra
Contestualmente all’inaugurazione dell’installazione, si è aperta la mostra ROSSO INDELEBILE – SENTIERI ANTIVIOLENZA, parte del progetto Rosso Indelebile 2.6 – Orme d’ombra: Comunità Attive 2026, promossa da Artemixia APS ETS e diretta artisticamente da Rosalba Castelli.
La mostra presenta opere realizzate da studentesse e studenti del Liceo Artistico Passoni (classi 4E e 4O), della Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri di Giaveno, e opere inedite realizzate dalle detenute della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno.
Le opere delle detenute sono collegate al laboratorio “Ricamare il Ricordo”, condotto dall’artista Giovanna Mavilia insieme a Rosalba Castelli, Sara Francesca Molinari e Margherita Masera, parte integrante dell’esperienza Orme d’ombra: un cammino di sensibilizzazione e memoria che ha attraversato per 100 giorni la Sardegna, durante il quale i nomi e i cognomi delle donne vittime di femminicidio sono stati portati e depositati come gesto artistico e civile nei luoghi più simbolici.
Accanto a queste opere, la mostra ospita lavori di Vittoria Gado, Manuela Fà, Greta Locatelli, Maria Luisa Pilia, Giovanna Mavilia, Giovanna Sinatra, Giovanna Ciquera, Teresa Ribuffo, Margherita Garetti, Claudio Bellino, con la presenza delle performer Angela Vuolo, Cristina Schembari e Margaret Lanterman.
Durante il periodo di apertura sono attivate visite guidate gratuite per le scuole, condotte dall’artivista viandante Rosalba Castelli.
Prenotazioni: https://www.artemixia.it/prenotazione/
DICHIARAZIONI
Rosalba Castelli
Artivista viandante – Presidente Artemixia APS ETS
Ideazione e direzione artistica del progetto
«INSIEME FERMIAMO LA VIOLENZA nasce da un percorso che non è solo artistico, ma anche fisico, umano e politico. Arrivo a questa inaugurazione dopo un lungo cammino di ascolto e di memoria: 1200 chilometri percorsi in Sardegna, 48 scuole incontrate, territori, carceri e comunità attraversate, lasciando segni nel corpo e nello sguardo.
Tessere memoria è un gesto politico. Non abbiamo solo il diritto di ricordare, ma il dovere di farlo, piuttosto che limitarci a non dimenticare. Un dovere che comporta l’obbligo di non voltare lo sguardo e di fare ciò che è nelle nostre possibilità per cambiare le cose. La violenza avviene accanto a noi e non può essere affrontata con la sola indignazione, che rischia di condurre alla deresponsabilizzazione, né con l’abitudine o l’assuefazione, che possono arrivare a normalizzarla.
Rosso Indelebile nasce anche dal bisogno di dare voce e protagonismo alle persone giovani e alle donne in condizioni di marginalità, creando spazi in cui la loro espressione diventa pensiero, gesto e parola capace di interrogare chi guarda.
Fare memoria significa lavorare su di sé e sulle strutture che attraversiamo, per destrutturare una cultura fondata su bias e stereotipi. Significa riconoscere e rifiutare i diversi livelli dei gap di genere: quelli economici, quelli legati al linguaggio, alla libertà espressiva e di movimento, all’accesso paritario alle opportunità di vita, di lavoro e di affermazione.
L’opera rende visibile questa possibilità di attraversamento. Solo la lastra centrale permette a una mano di passare dall’altra parte del muro d’acciaio. Ma attraversando quel punto di luce è possibile anche toccare un’altra mano. In quel tendere e dare che si incontrano, l’energia si somma, si armonizza, cresce. Il cambiamento non è una possibilità tra le altre: è l’unica strada che possiamo percorrere. E passa dalla responsabilità condivisa, dall’educazione a relazioni sane, dalla vigilanza continua sui diritti, perché ciò che è stato conquistato non venga mai più rimesso in discussione».












