Errori giudiziari, intelligenza artificiale, ma anche la stretta attualità come l'occupazione di Palazzo Nuovo e le tensioni con gli ambienti vicini ai centri sociali, Askatasuna su tutti. Sono stati tanti gli argomenti, questa mattina, al centro della cerimonia che si è tenuta presso il tribunale di Torino per l'inaugurazione dell'anno giudiziario. Tra gli ospiti, anche la ministra dell'Università, Anna Maria Bernini. “Usare le università in maniera incompatibile con l’attività didattica, come fossero dei centri sociali, è un totale fraintendimento della libera manifestazione del pensiero, in cui io credo moltissimo. Credo che noi lo dobbiamo tutelare in tutte le sedi”, ha detto l'esponente del governo Meloni. Che ha ribadito "solidarietà alla rettrice Prandi, ma anche a tutta la comunità accademica. Mi sono permessa, senza alcuna polemica, di chiedere che tutte le istituzioni diano la stessa solidarietà e facciano la loro parte di fronte a un’occupazione di questo tipo, in un luogo dove il vero diritto è il diritto allo studio”.
Libertà di espressione, ma non violenza
La ministra ha poi aggiunto: “Da tre anni a questa parte faccio in modo che chiunque possa dire qualsiasi cosa all’interno dell’università e fuori, perché anche le tesi più lontane da noi più urticanti devono essere espresse e difese, ma con un unico limite, no alla violenza. La violenza può essere fisica ma anche verbale, può essere una forma di prevaricazione rispetto alle destinazioni che i luoghi hanno. Quindi per quanto mi riguarda la situazione deve terminare e tutti noi dobbiamo essere solidali non solamente con la rettrice Prandi che ha preso una decisione giusta, quella di fare un esposto alla prefettura, alla questura e al sindaco, ma anche alla comunità accademica e alla comunità degli studenti che sono i primi a risentire di una cosa del genere”.
"Torino ha sofferto troppo"
E riferendosi in particolare alla situazione di Torino, Bernini ha sottolineato: “Questa città ha veramente sofferto troppo, ha vissuto troppe manifestazioni, troppe occupazioni, in una città bellissima piena di cultura e piena di grazia, una delle più belle città del mondo. È bello valorizzarla e mediatizzarla non perché si teme che succedano cose terribili ma perché rappresenta un grande polo culturale, non solo per l’Italia ma per il mondo. Non è il governo che deve prendere provvedimenti, i rettori hanno l’autonomia e la responsabilità di decidere quello che possono e devono fare all’interno dei loro atenei, sono gestori e custodi dell’ordine pubblico e della sicurezza all’interno delle università. Io supporterò la rettrice Prandi nel pieno rispetto dell’autonomia universitaria così come il nostro governo ha fatto in questi tre anni e continuerà a fare sempre li supporteremo sulla base di quello che loro ci diranno avere bisogno di ricevere da noi”.
Con la magistratura nessun conflitto
In una giornata come quella di oggi, poi, è inevitabile parlare di giustizia e del suo rapporto con il mondo della politica. “Credo nell’inaugurazione degli anni giudiziari e voglio portare il mio supporto e la mia vicinanza. Il rapporto con la magistratura non e’ di conflitto ma di collaborazione e sostegno reciproco”, ha detto Bernini.
Intelligenza artificiale e rischi
La presidente della Corte d'Appello, Alessandra Bassi, ha invece voluto affrontare il tema dell'intelligenza artificiale: una realtà emergente e trasversale, che necessariamente tocca anche il mondo della magistratura e della giustizia: “Costituisce uno strumento che tutti noi giuristi dovremmo danneggiare con estrema cura, attraverso l’imprescindibile vaglio critico dell’affidabilità e della fortezza dei risultati, e, soprattutto mantenendo autonomia critica e sensibilità giuridica resistenza alla tentazione di sostituire l’intelligenza artificiale all’intelligenza umana”. E ha aggiunto: “In linea con le delineate cautele, con un provvedimento quanto mai opportuno dello scorso dicembre, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino ha consentito l’uso di sistemi di intelligenza artificiale soltanto per attività organizzative e di supporto alle attività di studio, analisi, gestione documentale e organizzazione dei flussi formativi, mai per le decisioni giudiziarie le valutazioni probatorie o l’elaborazione del contenuto dei provvedimenti del magistrato”.
"Errori giudiziari? Sono rari, le inefficienze sono dovute a mancanza di risorse"
E in giorni che sono scanditi dal dibattito sulla giustizia, anche in vista del referendum, Bassi ha voluto ribadire come “Quando si parla di giustizia, in Italia, si è soliti porre l’accento sugli episodi di cosiddetta malagiustizia, concentrare l’attenzione sugli errori giudiziari. In realtà, alla luce del numero rilevantissimo delle produzione giurisdizionale, sono assai rari, sebbene non per questo meno gravi". Ma si parla anche dei tempi dei processi. "Non c'è dubbio, e i magistrati per primi ne hanno la consapevolezza, che l’eccessiva durata dei processi costituisca un gravissimo problema nazionale, fonte di estremo disagio per i cittadini e fattore frenante della crescita economica del Paese, e, giustamente, proprio sulla riduzione della durata dei processi e sulla abbattimento dell’arretrato si fondano gli obiettivi del Pnrr per il settore giustizia. Si parla invece poco, troppo poco, delle ragioni della inefficienza della macchina giudiziaria: le obiettive inefficienze del sistema giudiziario trovano causa, se non esclusiva, certamente preponderante, nelle gravi carenze di risorse umane e, in parte, nella mancanza di adeguate risorse, materiali e tecnologiche”.










