Economia e lavoro | 13 febbraio 2026, 07:13

Crisi dell'auto, la filiera si confronta con i consiglieri comunali: "Ci auguriamo che a Mirafiori arrivi un secondo modello"

Il direttore generale Giorda: "Dopo il crollo nel 2025 ci aspettiamo una produzione di 100-150mila esemplari a Torino, altrimenti le multinazionali potrebbero andarsene". Paglia (Confindustria Piemonte): "Tagliare i costi dell'energia"

Anche la filiera si augura che a Mirafiori arrivi un secondo modello

Anche la filiera si augura che a Mirafiori arrivi un secondo modello

"Ci auguriamo che arrivi un secondo modello anche a Mirafiori". Così Gianmarco Giorda, direttore generale di Anfia, associazione che rappresenta la componentistica dell'automotive in Italia. Proprio Anfia è stata ricevuta in Comune dalla Terza Commissione del Comune di Torino per fare il punto della situazione del settore auto in Italia, ma anche a livello locale. Una richiesta che si sposa alla perfezione con quella portata avanti anche dai sindacati, che sabato scenderanno in piazza con l'evento "Innamorati di Torino".

Crescere fino a 150mila esemplari

"Dal 2016 al 2021 nello stabilimento di Torino si è stati intorno ai 40mila pezzi prodotti all'anno, poi si è registrata una salita di un paio d'anni, quindi c'è stato il crollo del 2025. Speriamo che dal prossimo anno si torni a crescere fino a 100-150mila esemplari a Mirafiori, anche per il bene di tutto l'indotto. Un indotto che è sempre più autonomo da Stellantis, ma la cui buona salute dipende anche da questo. Se il mercato si contrae, ci sono multinazionali che possono decidere di ridurre la propria presenza e spostarsi verso altri territori", ha detto ancora Giorda nel suo intervento.

Elettrico, biocarburanti e ibride

Ma il dibattito in questo settore riguarda anche le motorizzazioni, soprattutto alla luce dei vincoli fissati dall'Europa. "Sosteniamo che da qui ai prossimi anni il mainstream sarà elettrico, ma riteniamo sia sbagliato imporre una tecnologia per legge, soprattutto se il grado di accettazione da parte del cliente non è così elevato. In Italia, ma anche in altri Paesi più avanzati su questo fronte non si va oltre il 15%: è un problema di prezzo, ma anche di infrastrutture". "Ecco perché crediamo che nella revisione degli obiettivi europei sulle emissioni riteniamo si debbano tenere in considerazione i biocarburanti e le plug in hybrid, che possono avere una propria vita anche oltre il 2035". Inoltre, conclude Giorda: "Chiediamo che in futuro un produttore debba utilizzare componenti prodotti soprattutto in Europa per poter accedere a contributi economici".

"Dare risposte alle aziende"

Patrizia Paglia, delegata automotive di Confindustria Piemonte, aggiunge: "Nel 2025 il settore ha perso il 25% del fatturato e lo stato d'animo degli imprenditori è facilmente comprensibile. Quel che ci penalizza è soprattutto l'incertezza: non nostra, ma dei grandi costruttori, che sono i clienti della filiera. Il mercato in questo momento non c'è e il consumatore è confuso. Tutto ciò porta pressione sui prezzi e l'ingresso delle auto cinesi non fa che portare a richieste di sconto da parte dei costruttori europei. Qui restano i lavori difficili, le commesse complicate che non si sanno fare dove si fanno lavorazioni di quantità e non ci sono sufficienti competenze. Dobbiamo però dare delle risposte e trovare soluzioni, insieme alla politica, da dare alle nostre aziende. Altrimenti confrontarsi non serve a nulla. Ci sono aziende che hanno deciso di ridimensionarsi di fronte a questa crisi, mentre altre hanno deciso di delocalizzare: in Nord Africa il costo dell'energia è un decimo rispetto a qui e il costo del lavoro è di meno di duecento euro al mese (187, ndr). La partita si gioca su alcuni aspetti fondamentali: innanzitutto il costo dell'energia, appesantita da oneri, accise e Iva. Senza tutto questo, il costo non sarebbe così diverso dai prezzi presenti in  altri Paesi europei. Per il costo del lavoro bisogna lavorare quantomeno sul cuneo fiscale". Un nuovo modello a Mirafiori? "Sarebbe una goccia, ma una goccia grande che darebbe lavoro allo stabilimento, ma anche a tutta la filiera".

Il Comune non basta

"Bisogna fare un lavoro di squadra, tra aziende, istituzioni e parti sociali  - concorda la vicesindaca di Torino, Michela Favaro -. Non basta il Comune, ma bisogna far sentire il peso politico sulle politiche industriali. Di costo dell'energia e investimenti a fondo perduto abbiamo parlato più di una volta: ci sono gap che possono essere colmati solo tramite investimenti pubblici. Dobbiamo costruire una prospettiva che dia più fiducia: noi ci siamo per accompagnare questo processo e vincere questa scommessa".

Massimiliano Sciullo

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