Ci sono quasi 670mila piemontesi che vivono in un Comune dove non c'è nemmeno una banca. Un fenomeno che sta aumentando sempre di più, anno dopo anno. E che testimonia una difficoltà crescente per i cittadini di fronte a certi servizi. A lanciare l'allarme è la First Cisl, il sindacato dei lavoratori di banche e assicurazioni della Cisl. L'aumento, rispetto a dodici mesi fa, è di 36mila persone: lo testimonia l’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba.
Tra i 1.180 Comuni piemontesi, poi, sono solo 191 quelli che hanno più sportelli. Sono 213 i Comuni che registrano la presenza di un solo sportello bancario, ma ben 226 ne sono privi dal 2015 e 550 risultavano senza sportelli al 2015. Un problema che investe anche le aziende: sono infatti 47mila le imprese che hanno sede in Comuni privi di banche, 2.700 in più negli ultimi 12 mesi. E non basta neanche sapere che i piemontesi siano più tecnologici della media italiana (il 62% usa l'internet banking contro il 56% nazionale): "Il digitale, infatti, non può sostituire il rapporto umano - dicono i sindacati -. Il credito non deve essere visto solo come un profitto, ma come un servizio pubblico essenziale. Le grandi banche continuano a tagliare: dal 2015, Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno chiuso rispettivamente 77 e 41 filiali in Comuni della regione che oggi sono rimasti completamente scoperti".
“I numeri – spiegano i segretari generali di First e Cisl Piemonte, Luca Mellano e Luca Caretti – parlano chiaro: la ‘desertificazione bancaria’ non è un rischio, ma una preoccupante realtà, che coinvolge ormai oltre la metà della regione. Non parliamo solo di statistiche, ma di cittadini e imprese che si ritrovano isolati, senza nessuno a cui rivolgersi per gestire i risparmi o chiedere un finanziamento”. Mellano e Caretti lanciano un “appello alla responsabilità” rivolto a istituzioni e direzioni bancarie. “Serve un confronto urgente – concludono i due segretari di First e Cisl Piemonte – per fermare le chiusure ed evitare che il ‘Sistema Piemonte’ si sgretoli per mancanza di ossigeno finanziario”.
Per il segretario generale nazionale First Cisl Riccardo Colombani “le banche che vogliono essere considerate socialmente responsabili devono dimostrarlo coi fatti: o riaprono le filiali, o realizzano programmi gratuiti di educazione digitale, soprattutto per la clientela più anziana e comunque per quella non avvezza all’utilizzo del digitale. Oppure, possono sempre fare ambedue le cose”.
“Ho formalmente richiesto l’audizione dell’Associazione Bancaria Italiana in III Commissione per affrontare l’emergenza legata alla chiusura degli sportelli bancari sul territorio piemontese”, ha dichiarato Roberto Ravello, vice Capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Piemonte e primo firmatario dell’Ordine del Giorno approvato all’unanimità dal Consiglio regionale lo scorso 17 aprile.
“È necessario un confronto diretto con ABI per chiarire le scelte in atto e richiamare gli istituti di credito al loro ruolo sociale ed economico. Le logiche di razionalizzazione non possono tradursi nell’abbandono dei territori. Difendere la presenza bancaria significa difendere coesione, sicurezza e futuro delle nostre comunità. Su questo non arretreremo di un passo”, conclude Ravello.
"La chiusura di sportelli e uffici bancari nei territori indebolisce il sistema economico. Uncem da sempre ha detto alle banche che il loro andare via è drammatico per i paesi e per il Paese. Fa male all'economia locale. Fa male a tutti. Parlamento, Governo, Regioni agiscano contro le banche che chiudono": lo afferma Roberto Colombero, Presidente Uncem Piemonte.












