In piazza per l'8 marzo, un giorno prima. È iniziata la manifestazione torinese per la Giornata Internazionale della Donna: migliaia di persone si sono radunate in piazza XVIII Dicembre alle ore 15, con un percorso previsto molto lineare che attraverserà via Cernaia e via Micca, piazza Castello, via Po e finirà in piazza Vittorio.
In testa, come ogni anno, Non Una Di Meno, che ha organizzato una manifestazione accessibile e alla portata di tutti. Lati del corteo liberi per lasciare spazio di movimento; no a fischietti e pentole - spesso usati per manifestare - per non dare fastidio a chi è particolarmente sensibile; attiviste del movimento facilmente riconoscibili per qualsiasi richiesta di supporto e aiuto.
Un corteo per tutte le sensibilità
La richiesta è di non portare bandiere di partiti o sindacati, ma sono numerose quelle della pace, antifasciste, arcobaleno e della Palestina, per la natura transfemminista e intersezionale della manifestazione. Ecco quindi presenti movimenti di studenti, di migranti, ambientalisti, precari e pacifisti.
Prima dell'inizio del corteo principale, spezzoni studenteschi sono partiti da Palazzo Nuovo, Barriera e dal Comala per raggiungere poi il resto della manifestazione in piazza XVIII Dicembre.
Il primo di tre giorni
La manifestazione di Non Una Di Meno proseguirà poi domani 8 marzo con una giornata di pranzi condivisi, laboratori, iniziative in vari luoghi della città e lunedì 9 marzo con lo sciopero contro il DDL Bongiorno sul consenso.
Corteo pacifico, striscione contro Vita Nascente
Il corteo si è svolto pacificamente, soltanto qualche scritta e sticker sui muri lungo il percorso. In piazza Castello, un gruppetto si è staccato con uno striscione contro il Fondo Vita Nascente della Regione Piemonte: "Cosa faresti con due milioni di euro?". Lo striscione è stato portato in giro per la piazza prima di tornare tra le fila del corteo, che ha continuato per via Po. Alle 19 la manifestazione è terminata in piazza Vittorio, con il consueto falò.

"Noi abbiamo aiutato 618 bambini e bambine a venire al mondo e avere quella chance di vita che le difficoltà economiche delle loro mamme invece avrebbero impedito", replica in una nota l'assessore regionale, fautore del progetto politico pro-vita.


















