Economia e lavoro | 11 marzo 2026, 16:32

L'Iran non pesa molto, ma il Medio Oriente spaventa l'export piemontese (che stava crescendo in quel pezzo di mondo)

Il 2025 va in archivio con una crescita importante dei commerci con l'estero (+2,7%) che pone la regione alle spalle solo della Toscana. L'alimentare compensa almeno in parte la crisi senza fine dell'auto

Cresce l'export piemontese nel corso del 2025, anche se i fatti in Medio oriente creano preoccupazione

Cresce l'export piemontese nel corso del 2025, anche se i fatti in Medio oriente creano preoccupazione

Dodici milioni e mezzo di importazioni e poco più di 29 di esportazioni. Ecco quanto pesa l'Iran sulla bilancia degli scambi internazionali del Piemonte. Lo dice l'ultima rilevazione di Unioncamere che per il 2025 aveva registrato un peso relativo piuttosto marginale (1,3%) e un calo di quasi il 7% rispetto al 2024. Insomma, la crisi con quel Paese in particolare non dovrebbe incidere molto sugli equilibri economici della nostra regione. Ma i problemi, come detto, vanno oltre il semplice scambio Piemonte-Iran e riguardano anche una fetta più ampia di quel territorio.

Ma il Medio Oriente pesa

Gli ultimi dodici mesi hanno infatti evidenziato il Medio Oriente come un partner di crescente importanza per l'economia piemontese. Le esportazioni verso quest'area sono aumentate complessivamente del 16%, superando la soglia dei 2,2 miliardi di euro e arrivando a pesare per il 3,6% sul totale del commercio estero regionale. Ma sono stati altri i mercati che hanno contribuito a questo andamento: il Kuwait (+62,2%) e gli Emirati Arabi Uniti (+7,6%), in particolare, hanno trainato la crescita a livello geografico.

A bordo dei mezzi di trasporto

A guidare l'exploit sono stati i mezzi di trasporto, che nel 2025 hanno registrato un balzo del +58,1%, diventando la prima voce dell'export verso l'area con una quota del 27,1%. Seguono a ruota i prodotti alimentari, che con una quota del 20,6% e una crescita del 5,9% confermano l'apprezzamento per il "gusto" piemontese nei mercati arabi. Significativa anche la performance del tessile e abbigliamento (+15,7%) e delle sostanze chimiche (+19,5%), comparti che hanno saputo intercettare nuovi spazi di mercato compensando la contrazione registrata dai macchinari (-15,3%), che pur restando un pilastro (14,6% di quota) hanno subito un rallentamento nell'ultimo anno.

Ancora difficile però pensare quali saranno le conseguenze delle recenti tensioni geopolitiche nell'area: dalla logistica ai costi dei carburanti e delle materie prime. 

Un anno in crescita

Analizzando i dati nella loro interezza, il 2025 è stato comunque un anno importante per i commerci del Piemonte. Nonostante le incertezze (che esistevano anche prima del caso Iran), le esportazioni sono cresciute complessivamente del 2,7%, mentre l'import è migliorato del 5%. Il saldo della bilancia commerciale si mantiene in positivo per 15,5 miliardi di euro, mentre le vendite sono più vivaci verso l'area dei Paesi Ue (+3,1%) rispetto ai territori extracomunitari (+2,1%). Tra tutte le regioni, il Piemonte è secondo solo alla Toscana.

Meglio guardare altrove

La performance complessiva delinea, tuttavia, una realtà a due velocità. Se da un lato il comparto manifatturiero tiene il passo con un incremento del 2%, dall'altro emergono fragilità strutturali legate alla storica dipendenza da settori e partner commerciali oggi in fase di radicale riorganizzazione. Il Piemonte si trova dunque in una fase di delicato riassestamento strategico: la capacità di diversificare i mercati di sbocco e di puntare con decisione sui settori emergenti sta diventando il fattore discriminante per garantire la tenuta del sistema. In questo scenario, l'apertura verso nuove direttrici di crescita appare non più solo come un’opportunità, ma come una necessità per bilanciare le difficoltà dei mercati tradizionali e consolidare il vantaggio competitivo regionale.

“Il Piemonte chiude il 2025 con un export al +2,7%: un segnale di tenuta, seppur inferiore al +3,3% della media nazionale. Mentre eccellenze come l'alimentare e i metalli continuano a correre, pesano le difficoltà strutturali dell’automotive e il rallentamento del mercato USA, condizionato da nuovi equilibri interni - commenta Massimiliano Cipolletta, vice presidente Unioncamere Piemonte -. L’attuale instabilità nei rapporti tra Stati Uniti e Iran introduce variabili geopolitiche delicate che richiedono estrema prudenza; non si tratta solo di costi energetici, ma di una ridefinizione delle geografie commerciali. In questo contesto instabile, il ruolo delle Camere di commercio è quello di bussola strategica: insieme al Centro estero per l'internazionalizzazione e alla Regione Piemonte, lavoriamo per accompagnare le imprese verso una diversificazione dei mercati che sappia andare oltre le direttrici tradizionali, oggi messe alla prova da una complessità senza precedenti”.

Merito dell'alimentare

L'analisi dei singoli comparti per il 2025 delinea una geografia dell'export piemontese in profonda mutazione. I mezzi di trasporto, nonostante una flessione del 2,6%, si confermano il primo settore della regione per peso economico, con una quota del 20,4% sul totale delle vendite estere. Al secondo posto troviamo il comparto della meccanica, che incide per il 17,2%, pur registrando una contrazione del 4,2% rispetto al 2024. In netta ascesa è invece l'alimentare, che consolida la terza posizione superando i 9,6 miliardi di euro di merci esportate, grazie a un solido incremento del 7,7%.
Proseguendo nella graduatoria delle esportazioni, la filiera del tessile e abbigliamento mostra una tenuta sostanziale con una crescita dell'1,1%, mentre la chimica rimane stabile (+0,6%). Al contrario, la gomma/plastica subisce una lieve battuta d'arresto (-1,4%), arrivando a coprire una quota del 7,1%. Nota di rilievo per il settore dei metalli, che inverte la tendenza negativa degli anni passati segnando un balzo del 14,5%, una performance decisamente superiore alla media regionale.

L'auto soffre ancora

Non stupisce che l'auto soffra ancora, scendendo ulteriormente dell'11,2% in un contesto già difficile di per sé. Tuttavia, il sistema tiene grazie alla componentistica autoveicolare, che segna un +4,9%. Segnali positivi arrivano anche dall'aerospaziale, che cresce del 2,4%, mentre prosegue il momento difficile per la nautica (-5%) e il settore ferrotranviario (-5,9%).

Massimiliano Sciullo

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