Attualità | 25 marzo 2026, 14:48

Sgombero Aska, il presidio della discordia è già costato 3 milioni​

A cento giorni dallo sgombero di corso Regina 47, il sindacato Siap attacca: "120 agenti sottratti ogni giorno al territorio". E chiede di abbattere l'edificio

Foto d'archivio

Foto d'archivio

Sono passati quasi cento giorni da quel 18 dicembre, data dello sgombero dello storico centro sociale Askatasuna dopo 29 anni di occupazione. Un evento che ha segnato uno spartiacque per il quartiere Vanchiglia, culminato nelle tensioni dello scorso 31 gennaio, quando la guerriglia urbana è arrivata a pochi passi dalla palazzina di corso Regina 47, per decenni simbolo della lotta antagonista.

Area presidiata h24 dalle forze dell'ordine

​Da oltre tre mesi, l’immobile è blindato: gli ingressi sono stati murati e le forze di polizia presidiano l’area h24. 

Una presenza "onnipresente", fatta di mezzi e camionette costantemente accesi, che i comitati di quartiere come "Vanchiglia Insieme" non hanno mai visto di buon occhio, specialmente per la vicinanza a scuole e asili (nei giorni dello sgombero, 400 studenti furono rimandati a casa). E che ha fatto parlare più volte di militarizzazione del quartiere.

​Ma a contestare il presidio ora sono gli stessi agenti, che denunciano di essere stati ridotti a un "servizio di portierato per immobili contesi". Il sindacato di polizia Siap, dati alla mano, ha tracciato il bilancio economico dell’operazione: ad oggi si contano 11.640 giornate/uomo impiegate per il presidio fisso, con una sottrazione quotidiana di 120 agenti dalle regolari attività di controllo del territorio.

Costo economico esorbitante

​I costi sono esorbitanti. Sotto il profilo economico, la sola presenza del personale ha generato una spesa stimata di 2,4 milioni di euro. Una cifra che lievita fino a sfiorare i 3 milioni di euro (2,8 milioni per la precisione) se si calcolano i costi logistici: carburante, pasti, indennità per straordinari notturni e festivi, oltre ai pernottamenti del personale aggregato.

​Mentre una parte del quartiere attende di riavere l’immobile per attività sociali, il sindacato propone una soluzione drastica: la confisca e l'abbattimento.

Siap: "Serve intervento risolutivo"

"Non intendiamo assistere passivamente ai tempi biblici del bando di riqualificazione", scrive il Siap in una nota. "Se il Comune non è in grado di avviare i lavori celermente, serve un intervento risolutivo: se corso Regina 47 deve restare un guscio vuoto che richiede un esercito per essere difeso, allora quell’edificio va abbattuto. Meglio un'area verde che un simbolo di illegalità che continua a drenare risorse pubbliche".

Daniele Caponnetto

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