Economia e lavoro | 17 aprile 2026, 19:51

Vertenza Konecta, parziale apertura dall'azienda che congela l'accorpamento delle sedi

La novità emersa dopo l'incontro tenutosi presso l'Unione Industriali di Ivrea. Sullo sfondo resta l'allarme nazionale dei sindacati per la crisi dell'intero settore call center

Uno scorso presidio

Uno scorso presidio

Uno spiraglio nella complessa vertenza che coinvolge Konecta e le sue sedi piemontesi, compresa quella di Asti. L'azienda, pur mantenendo alcune criticità, ha fatto un passo indietro rispetto all'ipotesi di accorpamento delle sedi. È quanto emerso dall'incontro tenutosi oggi presso l'Unione Industriali di Ivrea.

Al tavolo di confronto hanno partecipato, oltre a Konecta assistita da Confindustria Canavese, le RSU delle sedi di Asti, Ivrea e Torino, e le segreterie regionali del Piemonte di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil .

I numeri dell'esodo e la mossa dell'azienda

L'incontro odierno è servito a tirare le somme sulla procedura di esodo incentivato appena conclusa, che ha visto l'uscita complessiva di 213 lavoratori. Nello specifico, si tratta di 200 operatori e 13 figure di staff. 

A livello territoriale, la sede di Asti ha registrato 93 uscite, quella di Ivrea 107, mentre a Torino sono state 13. Proprio alla luce di questa corposa riduzione del personale, l'azienda ha dichiarato di poter rivedere le logiche di gestione del piano industriale presentato il 5 dicembre 2025 togliendo dal tavolo il tema dell'accorpamento delle tre sedi.

Una parziale apertura che accoglie una delle principali istanze sindacali, sebbene il quadro generale resti delicato.  Le stesse rappresentanze aziendali hanno sottolineato come persistano criticità relative alle attività documentali (GED) e attività di backoffice non telefonico, temi che necessiteranno di discussioni e interventi mirati. Sindacati e azienda si ritroveranno nella prima metà di maggio; successivamente saranno convocate le assemblee dei lavoratori .

L'appello urgente per salvare il settore

Mentre a livello locale si cerca di tamponare l'emergenza, il fronte nazionale appare altrettanto infuocato.  Il 15 aprile, le segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno inviato una drammatica richiesta di incontro urgente al ministero delle Imprese e del Made in Italy e al ministero del Lavoro.

Il documento denuncia una crisi sistemica del settore Crm-Bpo (i call center in outsourcing), che a causa dell'assenza di regole e di processi di automazione deregolamentati rischia di assumere proporzioni gigantesche. Le sigle nazionali denunciano crisi conclamate del settore che impattano, al momento, circa tremila lavoratrici e lavoratori, ma che nel corso dell'anno potrebbero raggiungere il numero di circa quindicimila addetti .

I sindacati chiedono l'attivazione immediata di un tavolo di crisi, l'applicazione rigorosa della clausola sociale, il rafforzamento del contratto delle Telecomunicazioni e investimenti sulla formazione, avviando nel frattempo le procedure di raffreddamento a sostegno delle proprie rivendicazioni.

Redazione

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