Sala gremita ieri al Multisala Reposi per l’anteprima de “I figli della Scimmia” di Tommaso Landucci. Unico film italiano in concorso a Venezia ad aver ricevuto due premi: al Miglior Attore a Riccardo Scamarcio e alla Migliore Sceneggiatura del regista e Damiano Femfer.
“È stata un’emozione pazzesca - spiega l’attore - Erano 25 anni che aspettavo questo momento. È un riconoscimento importante. Sto festeggiando in uno stato di euforia e di piacere vero perché si sono allineate una serie di cose che daranno a questo film la possibilità di essere visto da tante persone in Italia”.
Torino sullo sfondo
Girato in Piemonte e a Torino lo scorso inverno, il film vede Scamarcio nei panni di un padre, Dario, mentre si occupa nella sua quotidianità del figlio, Enrico, un bambino con disabilità, interpretato da Andrea Aggio. “È un film pieno d’amore e di dolcezza. In un modo molto sofisticato riesce a mettere in scena personaggi incredibili e autentici, c’è una sorta di sincerità, fotografia di una famiglia speciale ma in cui ci possiamo tutti riconoscere. Lavorare con Andrea è stata un’esperienza incredibile. Devo dire che sul piano professionale è stato incredibile, ma sul piano umano è stato indimenticabile. Ha cambiato la mia consapevolezza di quanto sono fortunato. A volte ci arrabbiamo per cose futili e vedere l’energia di Andrea che nonostante la sua condizione difficile, arrivava sul set con un’energia pazzesca, mi sembra una lezione di vita fondamentale”.
Senza nome
Nonostante le riprese Torino e la regione non sono luoghi riconoscibili nel film: “Il Piemonte è una regione piena di fascino. Torino è una città bellissima, culturale, elegante. È una regione che frequento da tanti anni, dalla Freccia Nera. Ho dei piccoli posti segreti che frequento, tanti amici. Qui si gira bene, la viabilità è molto buona. La gente mi sembra che sia accogliente e che abbracci il cinema”.
“Ho scelto il Piemonte e Torino perché volevo ambientare il film in una provincia simile alla mia, borghese, industriale, che è quello che un po’ conosco - commenta il regista, Tommaso Landucci che per la prima volta ha calcato il red carpet di Venezia -. Come regista uno sogna sempre di fare un film che vada a Venezia. Per me già essere là in Orizzonti è stato bellissimo. Ero andato al Festival una sola volta nel 2009, per un film in cui avevo fatto l’assistente, avevo dormito in macchina perché non potevo permettermi altro. Andarci adesso è stato bellissimo”.
Disabilità e genitori
Un film quello di Landucci che più che sulla disabilità si concentra sul tema della genitorialità e della paternità in particolare. “Il film l’ho scritto quando avevo quest’ansia di diventare padre. La cosa positiva è che viviamo in un mondo che deve rivoluzionare le categorie di femminile e maschile. Il concetto di donna vista come quella che sta a casa, deve ribaltarsi, ma deve ribaltarsi anche quello di padre deve cambiare”.
“La donna di solito si fa carico di tutto, perché noi donne spesso vogliamo prenderci cura e rinunciare alla carriera per chi amiamo", spiega l’attrice Lidiya Liberman.
"Dobbiamo far comprendere ai più giovani l’importanza dei temi di questo film - conclude Scamarcio -. A volte viene fuori un film onesto, autentico, sincero, con l’obiettivo primario di creare empatia umana, il che mi sembra la cosa più importante. Dobbiamo emanciparci umanamente, mi sembra la cosa più importante in questo momento. Un film così dolce e delicato che mette al centro dinamiche semplici, credo sia veramente politico più di qualsiasi argomento.”












