Nuove Note | 29 maggio 2022, 16:25

Michael Sorriso: "Nel mio rap mischio il romanticismo con il cinismo e il sarcasmo"

Originario della cintura di Torino, si avvicina a questo genere musicale durante l'adolescenza e si lancia nelle sfide di freestyle

Michael Sorriso

Michael Sorriso, al secolo Michael Lorenzelli

Michael Sorriso, al secolo Michael Lorenzelli, nasce a Torino e cresce nella prima cintura torinese. Si avvicina al rap durante l’adolescenza e sperimenta da subito il palco grazie alle prime battle di freestyle. Da solista ha rilasciato due mixtape, svariati singoli e collaborazioni, tra questi Murubutu e Willie Peyote. Nella primavera del 2020 esce la sua prima canzone in veste di co-autore, "Algoritmo", brano scritto con Willie Peyote con la partecipazione di una delle voci più iconiche del rap internazionale, Shaggy, e prodotto da Don Joe. Il primo Ep arriva poco dopo e si chiama Qualità Italiana, un disco di sei tracce realizzato assieme al rapper Thai Smoke e con diverse collaborazioni di artisti torinesi. L’ultimo disco è uscito qualche giorno fa e si chiama Incendio, un lavoro impegnato socialmente e politicamente che Michael Sorriso definisce anticoformista.

Come si avvicina Michael Sorriso alla musica rap?

Il primo approccio con il rap avvenne durante l'adolescenza, prima che il genere esplodesse e passasse in radio, nei primi anni duemila. Nel rap vidi, da subito, un mezzo per potermi esprimere e poter esporre pensieri ed idee, anche senza aver avuto una formazione musicale specifica. Mi colpì per la sua semplicità ed immediatezza. 

 

Cosa ispira la scrittura dei suoi testi?

Ho sempre visto la scrittura come un processo terapeutico e di autoanalisi. Il rap mi ha aiutato molto nell'affrontare periodi di difficoltà e lutto. Mi ha aiutato a comprendere me stesso quando tutto si faceva confuso. Nei miei testi ci sono riflessioni di ogni sorta, da quelle personali, a quelle sociali, politiche e antropologiche. Prendo ispirazione sia dal mio vissuto personale, sia da ciò che mi circonda, cercando principalmente di trasformare la sofferenza in qualcosa di bello. 

 

Torino e il rap, cosa ci può dire della scena sabauda?

Torino é sempre stata un'incubatrice di talenti, ma spesso si è costretti a fare i pendolari a Milano. Qui non c'è il business musicale, c'è ancora la necessità di dimostrare le proprie capacità sul palco. Negli ultimi anni ho percepito comunque molta più coesione e capacità di progettazione. Il talento non è mai mancato, il supporto e la capacità di renderlo un lavoro, si.

 È uscito da poco il suo nuovo album Incendio, quale storie racconta agli ascoltatori?

L'unica vera storia narrata nel disco è una sorta di "Novella storica" in cui si parla di immigrazione, con un racconto ambientato nell'Africa coloniale e un protagonista con tratti simili a "Django" di Tarantino. Nel resto del disco vi sono tracce di varia natura, da quelle improntate alla denuncia e alla rivalsa sociale, a quelle più intime e romantiche. Il romanticismo si mischia però a cinismo e sarcasmo. Credo che le peculiarità di questo disco siano le mie idee e il ribaltamento dei cliché del genere, con un'attenzione particolare su tematiche ambientali e politiche. Se dovessi scegliere un termine per definirlo, direi anticonformista.

 

La sua Torino musicale e non.

Torino é stato il palcoscenico del mio primo amore, ma anche dell'ultimo. É una città misteriosa, a volte spocchiosa e ammantata da un velo d'intellettualismo, dove si predilige l'arte povera e si lasciano poveri gli artisti. I ricchi scendono dalla collina con vestiti presi al mercato delle pulci, i proletari arrivano dalle periferie con le cinture di Gucci. Fortunatamente non é più la città grigia del periodo Fiat e la presenza massiccia di universitari la rende giovane e appetibile, ma il suo legame con il passato e il suo fare un po' aristocratico persistono. La definirei come la patria dell'underground, forse a volte così legata al suo primato, da non riuscire guardare oltre.

 News, live in programma, appuntamenti.

Questa estate mi aspettano diversi showcase in apertura alle date di Willie Peyote e stiamo imbastendo un mini tour per portare dal vivo il disco appena uscito. Il primo appuntamento sarà a Bologna il 22 giugno. La speranza é che sia un'estate piena di concerti, così da settembre tornerò in studio a lavorare a nuovi progetti.

Federica Monello

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Federica Monello

Giornalista pubblicista, ascoltatrice vorace di musica, amante di tutto ciò che è cultura. Nasco e cresco in Sicilia dove da studentessa di Lettere Moderne muovo i primi passi nel giornalismo, dopo poco unisco la scrittura alla passione per la musica. Giungo ai piedi delle Alpi per diventare dottoressa in Comunicazione e Culture dei media e raccontare di storie di musica, versi, suoni e passioni.

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Nuove Note è la rubrica che ogni settimana ti fa conoscere un nuovo progetto musicale emergente nato tra la Mole Antonelliana e un pentagramma, tra i boschi piemontesi e una sala prove casalinga, tra uno studio di registrazione e i chilometri che lo separano da un paesino in provincia. Nuove Note ti racconta le storie e la musica gli artisti più interessanti della scena musicale piemontese.

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