Scuola e formazione | 21 ottobre 2026, 11:05

Contare i lemuri attraverso il loro canto, la svolta nel monitoraggio dell'indri in Madagascar

Un nuovo studio firmato dalle Università di Torino e Pavia dimostra l'efficacia del monitoraggio acustico passivo per proteggere la specie in pericolo critico

Contare i lemuri attraverso il loro canto, la svolta nel monitoraggio dell'indri in Madagascar

Quanti lemuri vivono in una foresta? Rispondere a questa domanda è fondamentale per proteggerli, ma contarli direttamente in una foresta pluviale è estremamente difficile. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Conservation Science and Practice e coordinato da ricercatori dell'Università di Torino, in collaborazione con l'Università di Pavia, Chester Zoo e il GERP (Groupe d'Étude et de Recherche sur les Primates de Madagascar), dimostra che è possibile stimare la densità dell'indri (Indri indri), il "lemure cantante", ascoltandone le vocalizzazioni con registratori automatici.

La ricerca si è svolta nella foresta di Maromizaha, nel Madagascar orientale, dove tra febbraio 2022 e marzo 2023 una rete di 26 registratori acustici autonomi installati su un'area di circa 390 ettari ha raccolto oltre 20.000 ore di registrazioni. Gli indri sono noti per i loro canti corali, potenti e inconfondibili, con cui i gruppi segnalano la propria presenza ai vicini.

Per trasformare i suoni in una stima di densità, i ricercatori hanno adattato un metodo sviluppato originariamente in ambiente marino per stimare la densità del mesoplodonte di Blainville, un cetaceo che vive in profondità. Il metodo combina tre elementi: il numero di canti rilevati automaticamente nelle registrazioni da una rete neurale convoluzionale sviluppata dal gruppo di ricerca, la frequenza con cui i gruppi di indri cantano e la probabilità che un canto venga effettivamente captato dai registratori. Per calcolare quest'ultima, il team ha registrato direttamente i canti dei gruppi, annotando per ogni emissione la posizione esatta degli animali, la distanza dai registratori e la direzione verso cui gli indri erano rivolti mentre cantavano.

Il punto di forza dello studio è la validazione: a Maromizaha, un progetto di ricerca a lungo termine segue da circa 15 anni 12 gruppi di indri abituati alla presenza umana, e la densità reale dei gruppi è quindi nota. La stima ottenuta con il monitoraggio acustico, pari a 5,55 gruppi per chilometro quadrato, si è rivelata molto vicina alla densità reale di 6,17 gruppi per chilometro quadrato, che rientra nell'intervallo di confidenza della stima. "Abbiamo dimostrato che un approccio nato per l'oceano può funzionare anche in una foresta pluviale, uno degli ambienti più complessi per la propagazione del suono", spiega la dott.ssa Valeria Ferrario, prima autrice dello studio.

Lo studio indica anche che la distanza dal registratore è il fattore principale che influenza la probabilità di rilevare un canto. I ricercatori forniscono inoltre indicazioni pratiche per replicare il metodo altrove: circa un registratore per chilometro quadrato e almeno 21 canti registrati direttamente sul campo per stimare in modo affidabile la probabilità di rilevamento.

Rispetto ad altre tecniche, il metodo non richiede l'uso di richiami registrati (playback), che possono alterare il comportamento naturale degli animali, né strumentazione costosa per misurare la propagazione del suono. Inoltre, poiché i registratori funzionano in continuo, la stima tiene conto di un'ampia gamma di condizioni meteorologiche e stagionali, un vantaggio importante nelle foreste tropicali, dove piogge intense e terreno accidentato rendono difficili i censimenti tradizionali.

"Il vero potenziale di questo approccio è la possibilità di applicarlo in aree in cui la densità dell'indri non è mai stata stimata", commenta il prof. Achaz von Hardenberg, dell'Università di Pavia, ultimo autore dello studio. "Una volta registrato l'ambiente sonoro, il riconoscimento dei canti nelle registrazioni avviene in modo automatico. Ripetendo il monitoraggio nello stesso luogo nel tempo, diventa così possibile anche seguire l'andamento della popolazione e capire se sta aumentando o diminuendo, un'informazione preziosa per chi gestisce le aree protette". 

L'indri è classificato come In Pericolo Critico nella Lista Rossa IUCN e la sua popolazione è in declino a causa della perdita di habitat, della caccia e dei cambiamenti climatici. Le foreste pluviali del Madagascar orientale hanno perso circa il 37% della loro copertura forestale naturale tra il 1973 e il 2014. In questo contesto, la stessa IUCN sottolinea la necessità di dati più precisi sull'abbondanza e sulla densità della specie. Lo studio rappresenta la prima applicazione di questo metodo in ambiente terrestre su primati non umani e potrebbe essere esteso ad altre specie con richiami potenti e riconoscibili, come altri primati o alcuni uccelli.

Comunicato stampa

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Johanna Finocchiaro

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