Cultura e spettacoli | 10 gennaio 2021, 08:27

Poesia musicale o musica poetica?

Oggi ci chiediamo se queste due arti in fondo non si intreccino a tal punto da diventare indistinguibili. E la risposta potrebbe essere nei versi di Francesco Nugnes

Margherita Fiore, Illustratrice di Torino, pagina Instagram ILLU_STRAZIONI

Margherita Fiore, Illustratrice di Torino, pagina Instagram ILLU_STRAZIONI

Eccoci tornati, cari #poetrylovers. Pausa natalizia bella che finita. E meno male: ho avuto picchi glicemici che voi umani non potete neanche immaginare (Blade Runner, perdona l’ennesimo scempio)!

Buon 2021, innanzitutto. Doveroso augurarsi il meglio.

Come si dice? Chi ben comincia è a metà dell’opera.

Per questa domenica finalmente libera da ricorrenze e feste comandate, ho pensato a un tema potente, esplosivo. Immortale. Che ci metta sulla buona strada dell’azione. Che ci faccia muovere, saltare se necessario. Che ci attraversi.

Ladies and gentlemen, Sua Maestà la Musica.

Quante volte ne siamo circondati senza neppure averne coscienza? Quante volte la cerchiamo, invece, quasi non potessimo proprio affrontare la giornata senza il suo tocco? Quanti i capolavori da essa ispirati, le voglie nutrite, gli entusiasmi accesi, le energie trasmesse, le riflessioni suscitate?

Presente sin dalla nascita, ne abbiamo subito assaggiato il sapore: il primo giocattolo sonoro, le ninnenanne, la voce melodiosa di una mamma innamorata, i componimenti classici che i terapisti New Age consigliano di far ascoltare ai neonati, ben prima di venire al mondo. Raggomitolati nel caldo ventre materno, giungono ovattate le note di Mozart e Vivaldi. Crescendo, il contatto con i suoni della Natura: dai versi degli animali allo scorrere del ruscello di montagna. Dal boato di un tuono al crepitio del fuoco nel camino.

Un immenso patrimonio di conoscenze che ha affrontato viaggi tortuosi, inizialmente avversati, per guadagnare la sua identità odierna. Una conquista umana per cui altri hanno combattuto.

Percorrendone velocemente la storia, ricordiamo tempi in cui la musica era esclusivo appannaggio delle corti. Lunghi secoli bui in cui le composizioni dovevano limitarsi all’accompagnamento di messaggi religiosi, parallelamente all’arte sacra. Peccato trarne piacere, peccato carpirne i segreti.

Sino all’esplosione del sogno, a quella forza potenzialmente infinita di cui la Musica si scoprì portatrice ideale. Quando le si permise di “bruciare” davvero l’anima dei suoi amanti, senza freni o limitazioni, viaggiando per il mondo. S’innescò così una frenesia creativa, artistica, alimentata dalla curiosità e dal talento dei primi grandi geni musicali, tutta volta a scoprire fin dove si potesse arrivare. Fin dove si potesse trasmettere.

Salti temporali in cui la musica è evoluta, involuta, cambiata, facendosi portavoce di proteste pacifiste, slogan, cinema e nuove mode; facendosi portatrice di vita. Una delle forme d’arte più adattabili, non solo agli anni bensì alla sensibilità umana. Che è universale, forse variabile ma oggettiva. Ecco spiegato perché ognuno di noi sente di appartenerle, di venirne capito, persino raccontato da un brano. Può cambiare il genere preferito, certo, ma non l’emozione risultante nell’ascoltatore.

Bellezza ed empatia l’accompagnano ovunque suoni. Udito e pelle di conseguenza, come ombre.

Ora, dopo l’ennesima premessa chilometrica (ormai sapete come sono fatta, vado a ruota libera e sta a voi allacciare le cinture), arriviamo al nodo cruciale della questione, almeno per me, che da un po’ m’interrogo al riguardo: Poesia e Musica non sono un po’ la stessa cosa? Voglio dire, non è vero che queste due arti s’intreccino a tal punto da diventare indistinguibili? Cos’è una canzone se non una poesia musicata? Cos’è una musica se non una poesia composta da note?

Già, gran bel dilemma! Ma in fondo, certe intese funzionano talmente bene, da talmente tanto tempo, che volerle spiegare a ogni costo sarebbe come soffocarle.

Lasciamo invece si respirino a vicenda, fintanto questo mondo avrà vita. Permettiamo loro di versarsi e raccogliersi l’una nell’altra, come gli abbracci formano ponti tra corpi, fondendoli.

E soprattutto, godiamone! Così come dovremmo voler pescare a piene mani dal panorama letterario, senza perdere emozioni preziose per strada, allo stesso modo dovremmo voler accrescere la nostra cultura musicale, accostarci a generi che forse non crediamo possano fare al caso nostro, saperne di più e sentire, sentire, sentire! Il percorso della Poesia, come quello della Musica, ha senso solo se considerato nel suo complesso. Non possiamo amputarle, sopprimerne interi quartieri, solo per pigrizia. Ritroviamo la voglia di esplorarle. Dal passato si apprende, dal presente si prende, dal futuro si attende.

La sostanza di entrambe queste Muse consta delle due caratteristiche poc’anzi citate: bellezza ed empatia. Universi irripetibili che mutano forma, sì, ma non anima. Ecco la conclusione alla quale sono giunta, dopo tutto questo interrogarsi.

Sì, non è scorretto chiamare musicista chi scrive in versi, accostando parole ora intense ora delicate, con sapienza e grazia, dando via a vere e proprie melodie letterarie. E sì, non è sbagliato neppure chiamare poeta colui che scrive in note, accostando suoni ora acuti ora gravi, con passione e senso del ritmo, creando vere e proprie poesie musicali.

Ecco perché, ultimamente e per nostra fortuna (ci pensiamo mai a quanta ne abbiamo!?), stanno aumentando sempre più le cosiddette “contaminazioni artistiche”. Mondi paralleli come Poesia e Musica s’incontrano ormai di frequente, sfruttando le potenzialità intrinseche e peculiari, originando piccoli immensi capolavori.

Tra gli incontri di cui ringrazio l’anno passato c’è quello con il poeta e appassionato di musica Francesco Nugnes; un animo sognante pronto a mescolare in libertà parole e suoni, armonie e melodie. Alcune sue liriche tratte dalla silloge “Papà, di cosa è fatta la luna?” (Aletti Editore), infatti, sono state già musicate ed esibite in concerto. Ma questa volta Francesco si è superato, accostando a Musica e Poesia la potenza espressiva dell’Immagine: un vero e proprio videoclip! Insomma, è nato l’MTV delle arti!

Riporto di seguito la poesia ispiratrice.

E sì, la Poesia è proprio noiosa! O forse no?

 

STRIZZANDO L’OCCHIO AL MARE

Italia cos'hai? Sei malinconica da giorni,

vuoi sederti un po'?

Cammini sola tra strade e piazze,

sfogliando il tuo album di foto,

sei cambiata tanto eh


Italia cos'hai? Ti vedo dalla mia finestra,

non mi vuoi vedere, non ci vuoi vedere.

È la prima volta, ogni centimetro di te riposa,

un po' come d'estate, quando non pensi tanto

e i tuoi fianchi ballano su tutte le coste

strizzando l'occhio al mare.


Ci hai detto 'Basta!',

ti sei fatta una doccia,

sei uscita e hai pensato a te,

senza rancore né rabbia,

hai messo le cuffie, tanto tempo in tasca

in cerca di risposte ai tuoi perché


Italia cos'hai? Stai rifiorendo da sola,

hai ragione, si fa cosi,

ma la primavera è più bella condivisa lo sai,

e mi raccomando,

a un'estate da sola non ci pensare mai


Italia cos'hai? Dici che tutto andrà bene,

ma se ci abitueremo alla distanza,

a star soli in una stanza,

io non ci credo e ti contagio,

il nostro virus è un inguaribile abbraccio


Finalmente hai detto 'Basta!',

ti sei fatta una doccia,

sei uscita e hai pensato a noi,

senza rancore e con un po' di pazzia

hai messo quel vestito pieno di colori,

piena di gioia hai sorriso,

già, sei proprio matta...

 

Commento degli artisti partecipanti: L'intento di quest’avventura non è mai stato realizzare il singolo musicale del momento, la hit da ballare sulle spiagge, bensì “donare” corpo a versi ispirati, tramite immagini e suoni affini; una donna, l'Italia, a cui Emanuela Mercatore presta voce e spirito, cantandone l’intima melodia. “Strizzando l’occhio al mare” è stata registrata in pieno lockdown, ad aprile 2020, con i pochi e umili strumenti tecnologici a disposizione.

Date un’occhiata.

Alla prossima

Johanna Poetessa

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Johanna Finocchiaro

Buongiorno, Good morning, Bonjour, Buenos Días, Namasté!
Sono Johanna. Classe 1990, nata a Torino, impiegata, appassionata di lingue straniere e poetessa. Già, poetessa.
Scrivo sin dalla tenera età (mi sono innamorata della poesia dal primo incontro, alle elementari) e leggo, leggo tanto, sempre e ovunque. La mia massima fonte d'ispirazione è l'arte: mi conquista la sua immediatezza, la forza comunicativa, la varietà di forme e concetti espressi, la chiarezza.
Viaggiando, ho compreso quanto il mondo sia dinamico. Mi ci sono adattata, pian piano, stravolgendo piani e idee. Oggi lavoro per un importante istituto bancario ma continuo a essere curiosa. E gioiosa. Faccio parte della corrente letteraria dei Poeti Emozionali e ho, all'attivo, la pubblicazione di tre libri: una silloge corale, un e-book e l'ultimo arrivato, “Clic” (L’Erudita Editore).

E POE...SIA!
Questa rubrica nasce sotto una buona stella o così mi piace pensare; si propone, con determinazione, di avvicinare il lettore a un genere letterario incompreso ma testardo: la poesia.
Perché no!? Perché non recuperarla dal cassetto, vestirla con abiti nuovi, freschi, darle una possibilità? La possibilità di emozionarci, semplicemente questo: riflettere, sentire qualcosa, qualsiasi cosa, con e grazie a Lei.
Allontaniamoci dall'impostazione scolastica e dall'analisi del testo, lasciando spazio, invece, all'analisi del SENSO. Senso che sta per ragione e sensazione insieme. Impariamo a cercare la curiosità, prima delle domande. Accendiamo il pensiero. Che dite, ci lanciamo nel viaggio? Al paracadute provvedo io! 

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